Parigi,Théâtre des Champs Elysées:”La clemenza di Tito”

Parigi, Théâtre des Champs Elysées
“LA CLEMENZA DI TITO” (K 621)
Dramma per musica in tre atti su libretto di Caterino Mazzolà dal melodramma di Pietro Metastasio.
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Tito
  MICHAEL SCHADE
Vitellia  MALIN HARTELIUS
Sesto  ALICE COOTE
Servilia  ROSA FEOLA
Annio  CHRISTINA DALETSKA
Publio BRINDLEY SHERRAT
Die Deutsche Kammerphilharmonie Bremen
Deutscher Kammerchor
Direttore Louis Langrée
Maestro del coro  Florian Benfer
Esecuzione in forma di concerto
Parigi, 25  febbraio 2012
Il suono eccezionale che Louis Langrée ha tratto dalla Deutsche Kammerphilharmonie Bremen e il Kammerchor Deutsche ha portato ancora una volta una carta vincente per il Théâtre des Champs Elysées. Con Alice Coote come Sesto, Michael Schade come Tito e Marin Hartelius come Vitellia, questa performance concertante della Clemenza di Tito di Mozart è stata ad oggi uno dei momenti più importanti della stagione operistica parigina. La partitura è stata pienamente valorizzata: nessun passaggio inutile, nessuna occasione sprecata. La Deutsche Kammerphilharmonie Bremen era collocata al centro della scena, con i sei solisti che hanno cantato in varie posizioni, anche in seno all’orchestra. Per il “Parto” di  Sesto e e il “Non piu di fiori” di Vitellia,  i due cantanti erano affiancati dai due strumenti concertanti: il clarinetto di bassetto e il corno di bassetto. Anche il Kammerchor Deutscher ha utilizzato lo spazio in modi diversi. All’entrata di  Tito si è schierato a  destra e sinistra dietro l’orchestra. Ma hanno anche cantato da dietro le quinte, o in linee irregolari tra i ranghi dell’orchestra.  Tutte queste posizioni e movimenti avevano un chiaro senso musicale e hanno avuto un’ottima funzione drammatica.
Louis Langrée ha mostrato una sobria, ma efficace eleganza gestuale. Una costruzione sonora fortemente espressiva, quella messa in piedi da Langrée che, già a partire dell’ouverture, ha creato una efficace tensione teatrale.
Il soprano svedese Malin Hartelius (Vitellia) si è dimostrata una notevole interprete mozartiana, il suo modo di porgere il canto era  così fluido e facile da capire che il canto sembrava essere la sua più normale forma di comunicazione. Bravissima attrice, la Hartlius, ha saputo esprimere anche senza l’ausilio di regia e costumi l’evoluzione psicologica del personaggio. Sua degna partner il mezzosoprano inglese Alice Coote (Sesto) che ha offerto una linea di canto impeccabile, controllatissima, senza nessun cedimento a facili effetti. Il suono, che ha belle risonanze come la cassa armonica di un violoncello, è stato sempre corposo, ben proiettato e e fluido. Michael Schade (Tito) ha dato al suo personaggio una  robusta intensità drammatica e un canto che non ha mai avuto cedimenti.  Il confronto con Sesto (“Odimi o Sesto”) è stato straordinariamente bello. Michael Schade e Alice Coote hanno saputo creare una tensione incredibile in questo recitativo. Il giovane soprano Rosa Feola (Servilia) ha cantato Mozart con grande naturalezza, il giusto colore, freschezza e spontaneità. Il suo duetto con con Annio, “Ah perdona al primo affetto” è stato  un modello di fraseggio elegante e canto legato. Solo nei recitativi la Feola ha mostrato qualche limite espressivo. Il mezzosoprano Christina Daletska (Annio) nell’aria “Tu fosti tradito” ha mostrato una notevole forza espressiva. Forse avrebbe potuto stabilire un maggiore contatto visivo con Langrée in “Torna di Tito a lato”, per seguirne maggiormente le indicazioni espressive. Una certa dose di emozione ha sicuramente influenzato l’incapacità di trarre profitto dalla sua complicità. Il basso  Brindley Sherratt (Publio) è stato un solido e altamente professionale interprete.

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