Bayerisches Staatsballett II al Teatro Ristori di Verona

Verona, Teatro Ristori, Rassegna danza 2012
“BAYERISCHES  STAATSBALLET II”
Una collaborazione tra Bayerischen Staatsballett, der Ballett-Akademie der Hochschule für Musik und Theater München e la Heinz-Bosl-Stiftung.
Direzione artistica Ivan Liska
Direzione artistica della fondazione Heinz-Bosl Konstanze Vernon
“INTERMEZZO”
Coreografia Terence Kohler
Musica Dmitrij Šostakovič
“INTUITION BLAST”
Coreografia Ralf Jaroschinski
Musica di Piotr Il’c Caikovskij,
“EVENING SONGS”
Coreografia Jiří Kylián
Musica Antonin Dvorak
“WHO CARES?”
Coreografia George Balanchine
Musica George Gershwin
“NA FLORESTA”

Coreografia Nacho Duato
Musica di Heitor Villa-Lobos
Verona, 31 marzo 2012

Le sere del 30 e 31 marzo, è stata ospite un’altra compagnia internazionale al Teatro Ristori di Verona: il Bayerisches Staatsballett II. Sinceramente, ci aspettavamo qualcosa di più: ma, considerato che la Compagnia era la “II”, ovvero un gruppo composto di giovani artisti nati dal celebre Bayerisches Staatsballett, era forse lecito immaginare un certo dislivello. Al posto del programma previsto che avrebbero iniziare col celebre coreografo Jiří Kylián per arrivare al suo talentuoso allievo Nacho Duato, la compagnia ha portato un programma alternativo. Il primo brano, Intermezzo , del giovane coreografo australiano Terence Kohler sulla musica di Dmitrij Šostakovič, Suites per balletto n. 1 – 3, non sarebbe stato male, ma la musica esigeva un quadro visivo, un’estetica completamente diversa. “Kohler… gioca con vocabolario classico enfatizzandone il virtuosismo e la musica rappresenta spesso il punto di partenza della sue coreografie”: così spiegava il programma. In realtà, la musica non si prestava ad alcun virtuosismo mentre la coreografia lo esigeva a tutti i costi. La musica di Šostakovič già da sè era in grado di offrire immagini teatrali: a volte scherzose, a volte grottesche, talvolta anche liriche… volerle combinare con la danza accademica non ha conseguito un risultato apprezzabile.
Nel secondo pezzo Intuition Blast di Ralf Jaroschinski, il celebre “valzer dei cignetti” tratto da Il lago dei cigni si risolveva in un duetto maschile. Una sfida tra ragazzi ma anche una sfida tra epoche, quella di oggi e quella cui del tempo trascorso. I danzatori Shawn Throop e Carlos Salcedo de Zarraga respingendosi e provocandosi l’un l’altro, tentavo di reinterpretare il celebre brano: gli artisti erano sicuramente bravi ma la coreografia mancava totalmente di grinta e fantasia.
È stato poi presentato il celebre Who Cares di George Balanchine sulle musiche di George Gershwin. Il grande merito del coreografo è stato senz’altro quello di rianimare la morente danza accademica riaffermandola mediante lo stile “neoclassico”. Sono otto piccole storie, ma anche otto momenti di giovinezza, felicità e amore. Who Cares non dimostrata a tutt’oggi i propri anni.
Evening Song di Jiří Kylián, su musica di Antonin Dvorak, è una sorta di azione sacra danzabile: tre donne vestite in bianco si alternano a tre uomini in bianco-nero per riunirsi in un sestetto. Qui la gestualità è estremamente significativa, ogni gesto denota vera vita interiore: questi gesti rivolti al Cielo, a Dio, moltiplicati nello spazio sono un segno della spiritualità nella vita umana. Come ultimo brano, la compagnia ha proposto il celebre Na Floresta di Nacho Duato: già da subito gli artisti hanno fatto pregustare l’atmosfera della selva, immergendo la scena in un buio quasi totale, come se vi fossero grandi cime di alberi da cui con difficoltà penetrava la luce del sole. È la foresta: qui le immagini scorrono in fretta, scambiandosi l’una con l’altra, si disegnano per un istante per poi subito cancellarsi. Dieci artisti della compagnia sono stati buoni protagonisti, aderendo completamente alla plastica e all’estetica richieste da Duato.

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