Roma, Teatro Nazionale: La danza italiana di Abbondanza, Bertoni, Bigonzetti e Rossi

Roma, Teatro Nazionale, Stagione Lirica dell’Opera di Roma 201/2012
ABBONDANZA/BERTONI, BIGONZETTI, ROSSI”
Spettacolo dedicato alla danza contemporanea italiana.
Cerimoniale”
Coreografia Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
Musica Amistadi, Bazzanella, Bungaro, La Manna
Luci Patrizio Maggi
Interpreti: Alessia Barberini, Cristina Mirigliano, Catia Passeri, Riccardo Di Cosmo, Manuel Paruccini
Duo inoffensivo

Coreografia Mauro Bigonzetti
Musica Gioacchino Rossini
Luci Carlo Cerri
Interpreti: Alessandra Amato, Annalisa Cianci
Pianoforte Gianni Maria Ferrini
Cielo di marzo

Coreografia Giorgio Rossi e Mariella Celia
Musica Ludwig van Beethoven
Luci Patrizio Maggi
Interpreti: Gaia Straccamore, Michela Fontanini, Isadora Gorra, Micaela Grasso, Anjella Kouznetsova, Daniela Lombardo, Claudia Marzano, Catia Passeri, Chiara Teodori, Andrea Forza, Emanuele Mulè, Michael Morrone, Manuel Paruccini
15 Aprile 2012
Metti tre autori storici della danza teatrale e contemporanea italiana: Michele Abbondanza, Antonella Bertoni e Giorgio Rossi, figli dell’esperienza veneziana e parigina anni 80 di Carolin Carlson, ed un romano di formazione classica di casa al teatro dell’Opera di Roma come Mauro Bigonzetti ed ecco fatto un trittico sulla danza moderna italiana. Micha van Hoecke sull’onda della precedente “serata contemporanea” della scorsa stagione vuole lasciare in eredità alla compagnia brani di repertorio prettamente legati all’universo della danza contemporanea italiana. Il risultato lascia da pensare; buoni spunti, bravi i danzatori ma troppo spesso noiosa.
Cerimoniale”, di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, è tratto da Capricci, un lavoro a serata del 2007. L’idea è di raccontare “il gesto” in modo del tutto decontestualizzato e astratto. Luci molto colorate, costumi neri con sottogonne e mutande dai toni accesi, alcune note dal Capriccio n. 4 di Paganini con innesti di musiche create ad hoc dal sapore decisamente moderno tendono a sminuire qualsiasi nota drammatica o seriosa. A tratti interessante con soluzioni spesso divertenti e gradevoli si attende che qualcosa accada: incontri, scontri, incroci, abbracci, smorfie, inciampi…e tanta lentezza; troppa. È Sul finale che si aprono le danze e prende vita un movimento dinamico, disegnato in modo deciso e dirompente, che fa riflettere su quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Bravi i danzatori nella loro ricerca di movimento e nell’interpretazione delle varie atmosfere. Anche Giorgio Rossi, con Mariella Celia dalle premesse potrebbero sorprendere. Il loro “Cielo di marzo” prende il titolo da un verso della poesia di Cesare Pavese “hai un sangue, un respiro” e usa come sottofondo musicale estratti dalla registrazione di una prova dell’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Hermann Scherden alle prese con l’allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven. Un inno alla vita i versi di Pavese, come per molti anche l’allegretto della Settima di Beethoven. Tutto sembra molto attraente ma non si sfrutta mai appieno la potenza espressiva ed emotiva di quel sottofondo musicale così vero, autentico, fatto delle parole del Direttore Scherden che descrive il movimento e tante ripetizioni della musica di Beethoven. I movimenti scenici della Celia sono troppo semplici, quasi scontati, non sorprende mai; ripetitivo e troppo lento. Chiaro il richiamo ad una dimensione ancestrale e naturale, ma che in questo caso ha uno strano sapore d’antico. Come il pezzo di Abbondanza-Bertoni, anche quello di Mauro Bigonzetti, non è una novità assoluta. Duo inoffensivo è un estratto di Rossini Cards che Bigonzetti creò nel 2004 proprio mentre era Direttore dell’Aterballetto. Una dichiarazione d’amore per Rossini grande autore d’opera e per quel Rossini intimo, meno conosciuto ma meraviglioso dei Péchés de vieillesse per pianoforte. Sul Prélude inoffensif eseguito al pianoforte da Gianni Maria Ferrini, Bigonzetti immagina l’incontro di due donne che scoprono di aver condiviso lo stesso amante. Una situazione intima richiamata dalla musica ma che non ha il sapore dell’intimità dell’incontro. Forse il brano staccato dal contesto, riesce poco a raccontare o meglio potrebbe descrivere qualsiasi cosa. Una serata non particolarmente riuscita; quel che viene spontaneo pensare è che si potrebbe osare di più, con creazioni originali che sfruttino il materiale umano esistente, dal segno deciso e dal piglio determinato con una ricerca di movimento che vada nella direzione della modernità. Si comprende la volontà di creare e dare spazio ad un repertorio italiano ma forse la ricerca va fatta più in profondità e con assoluto coraggio. E se non si trova qui… il mondo è grande.

 

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