Sylvie Guillem in “6000 miles away”

Modena, Teatro Comunale, DanzaPrimavera 2012
Prima italiana
“6000 MILES AWAY”
A Sadler’s Wells / Sylvie Guillem Production
“REARRAY”
Coreografia William Forsythe
Musica David Morrow
Costumi e luci William Forsythe
Interpreti Sylvie Guillem e Massimo Murru
“27’52””
Coreografia Jiří Kylián
Musica Dirk Haubrich
Scene Jiří Kylián
Costumi Joke Visser
Luci Kees Tjebbes
Interpreti Aurelie Cayla e Lukas Timulak
“BYE”
Coreografia Mats Ek
Musica Ludwig van Beethoven
Scene e Costumi Katrin Brännström
Luci Erik Berglund
Video Elias Benxon
Interprete Sylvie Guillem
Premio della Critica Inglese quale miglior interepte femminile 2011 in ambito contemporaneo
Coprodotto da Dansens Hus Stockholm
Coproduzione Holland Dance Festival, Les Nuits de Fourvière/Département du Rhône Athens Festival, e Esplanade – Theatres on the Bay
Modena, 15 aprile 2012
L’ultima volta che abbiamo avuto occasione di vederli insieme, fu in occasione delle trionfali recite de L’histoire de Manon scaligera: Sylvie Guillem e Massimo Murru nei panni dei giovani innamorati. L’altra sera al Teatro Comunale di Modena, con Rearray di William Forsythe, erano loro, ancora una volta insieme, a dare il via a 6000 miles away, trittico pensato e coprodotto da Sylvie Guillem e Sadler’s Wells London. Niente scene, un fondale nero, gli artisti in maglietta e pantaloni: la coreografia è la tipica destrutturazione di passi di ascendenza accademica pensata ad indagarne ulteriori evoluzioni e possibilità. Il passo a due  è basato su un’estetica semplice ma sottile, di incontro e scoperta già dal momento i due entrano in scena frontali al pubblico ma equidistanti l’uno dall’altra. Il ritmo è scandito da momenti di buio e momenti di luce, dal semplice incedere degli artisti cui si intervallano passi di danza, quasi a saggiare lo spazio, l’interazione e la sinergia tra i corpi. La poetica di questa prima parte resta un po’ algida ma viene letteralmente sommersa dalla bravura, dal carisma e dall’intesa che intercorre tra Murru e Guillem.
Con 27’52” di Jiří Kylián, secondo pezzo della serata, il movimento è costruito in modo più lirico, all’inizio vibrante e minuto per farsi sempre più ampio, arioso e intenso. Aurelie Cayla e Lukas Timulak, interpreti eccellenti, si stagliano sulla scena completamente vuota -nemmeno un fondale- a raccontare un incontro tra un uomo ed una donna; incontro di fisicità spasmodica e fremente fino all’epilogo, in cui Aurelie Cayla viene inghiottita da lembi di tappeto adagiati sul palco. Per noi, il brano più emozionante della serata.
L’ultima coreografia, Bye di Mats Ek, vede come unica protagonista Sylvie Guillem. Una lunga treccia, un golfino, una camicetta e una gonna: lei che è stata tante volte eroina romantica e principessa sulla scena, ci viene presentata come una donna dalla quotidianità ordinaria. Quasi imbarazzata, ora dal fare ingenuo ora più nervoso, dai movimenti goffi e pesanti ma allo stesso tempo capace di salti prodigiosi si aggira in cerca di una fuga dalla realtà, di un attimo di respiro. In questo pezzo, l’elemento di confronto con la danzatrice è un piccolo schermo col quale la Guillem innesta un dialogo incentrato sulla fisicità del corpo in scena e le immagini proiettate. Il finale malinconico e agrodolce vede una folla che, sempre più numerosa, la osserva dallo schermo: rindossato il golfino, svanisce per l’ultima volta, immagine tra le immagini, per disperdersi tra la moltitudine.
Un trionfo enorme e meritatissimo per la grande diva della danza.

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