“Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat”

Politeama Rossetti, Sala Assicurazioni Generali – Musical & Altri Eventi
“JOSEPH AND THE AMAZING TECHNICOLOR DREAMCOAT”
Opera musicale su liriche di Tim Rice
Musica di Andrew Lloyd Webber
Joseph  KEITH JACK
Narratore  JENNIFER POTTS
Jacob / Potiphar HENRY METCALFE
Faraone ADAM JARRELL
Benjamin KEVIN GROGAN
Mrs Potiphar, Una schiava  CAMILLA ROWLAND
Butler JOSEPH HOUSTON
Panettiere / Judah  RICHARD J HUNT
Reuben RYAN GIBB
Gad MICHAEL WARD
Asher JOSEPH HOUSTON
Zebulun NATHAN VAUGHAN HARRIS
Levi  ADAM JARRELL
Schiave COLLETTE COLEMAN, CHARLIE TAYLOR
Direttore musicale David Steadman
Suono Ben Harrison
Regia  Bill Kenwright
Scene e costumi Sean Cavanagh
Coreografie Henry Metcalfe
Luci Mark Howett
Trieste, 20 maggio 2012

Beh, c’è da dire che fosse stato meno enfatizzato il Kitsch, sarebbe stato uno spettacolo da stroncare
: egiziani, cow-boy, tuniche, pon pon girls….non mancava nulla! Ed era fin troppo ma, come detto in apertura, esasperare la carta dell’assurdo, del pacchiano e del ridicolo, ha evitato al censore di dover risultare troppo cattivo.
Questo non è un musical qualsiasi ma il primo di una serie di capolavori firmati da un duo che, all’epoca dell’ideazione di “Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcot”, erano solo compagni di corso nello stesso college presso il quale studiavano. Questi due studenti, in breve tempo, sarebbero diventati gli acclamati ideatori di musical di successo planetario, tipo “Jesus Christ Superstar” ed “Evita”: stiamo parlando di Sir Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, nell’ordine autore delle musiche e delle liriche. Le note nel programma di sala ci preavvisano che gli autori hanno voluto caratterizzare, alleggerire ed enfatizzare i singoli protagonisti della vicenda, regalando loro numeri musicali in stile Country, Calypso o da Chansonnier francese. L’effetto è stordente anche perché la vicenda, in realtà, narra una storia tratta dal Vecchio Testamento, più precisamente quella di Giacobbe e dei sui dodici figli. Uno di questi, il suo prediletto, è il nostro Joseph che, inviso agli altri per il trattamento di favore ricevuto, viene da loro venduto come schiavo ad alcuni mercanti. Per farla breve, Joseph approderà in Egitto dove verrà insignito dei sigilli reali dal Faraone per la sua capacità di prevedere il futuro. Arriveranno da Cana, in preda ad una terribile carestia, i suoi fratelli che, dopo qualche vicissitudine, lui perdonerà per il “e vissero tutti felici e contenti” finale.  Insomma, lo spettacolo è talmente chiassoso e astruso che viene da chiedersi che senso abbia tutto ciò…ma siamo di fronte a uno di quegli allestimenti inappuntabili, di grande professionalità e, dal punto di vista della scrittura, salvati dai 10 minuti finali fanno dimenticare tutte le stupidaggini viste prima: la solita zampata salvifica del bravo mestierante!
Grande voce, buona presenza, prestanza fisica ma una faccia inglese che di più non si può, per il Joseph di Keith Jack, idolo di qualche programma televisivo, come viene annunciato ad inizio spettacolo: almeno uno che, pur essendo famoso in televisione, qualche talento ce l’ha! Generosa ma dalla voce petulante la narratrice di Jennifer Potts, appropriato il Jacob/Potiphar di Henry Metcalfe e decisamente adeguato tutto il resto del cast che balla e canta come se…fosse l’ultima volta! Deliziosi i bimbetti triestini selezionati per fare da coro durante tutto lo spettacolo: creature, restano seduti in scena, quasi immobili, per tutto lo spettacolo….devono averli minacciati per bene!?! Curate le luci di Mark Howett, collimante la regia di Bill Kenwright e gradevoli le coreografie di Henry Metcalfe. Scena fissa e costumi belli pacchiani di Sean Cavanagh.  Teatro poco affollto ma pubblico contento e molto partecipe.

 

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