Cremona, Festival Monteverdi 2012: L’Assunta in San Marco a Venezia

Cremona, Chiesa di S. Marcellino, XXIX Festival Monteverdi 
“L’ASSUNTA IN SAN MARCO A VENEZIA”
Giovanni Gabrieli e Palestrina
The Tallis Scholars – Coro Costanzo Porta
Giovanni Pierluigi da Palestrina: Missa “Assumpta est Maria”
Giovanni Gabrieli: Mottetti, Toccate e Intonationi d’organo
Graduale Marciano: Cantus planus
Direttore Peter Phillips
Maestro del Coro
Antonio Greco
Organo Marco Ruggeri
Cremona, 27 aprile 2012
Nella splendida cornice barocca della Chiesa di San Marcellino ha luogo il secondo concerto della ventinovesima edizione del Festival Claudio Monteverdi. Protagonisti questa sera i Tallis Scholars accompagnati dal locale coro ‘Costanzo Porta’ e con la partecipazione dell’organista Marco Ruggeri, titolare dell’organo della Cappella della Cattedrale di Cremona; il tutto sotto la direzione dell’inglese Peter Phillips.
Il programma proposto ci cala nella Venezia di un 15 agosto dei primi del Seicento; infatti questo è il giorno dell’Assunzione della Beata Vergine, festa tra le più importanti dell’anno liturgico e fra le più sentite dal popolo veneziano e non dell’epoca. E l’intero concerto si configura come una messa ideale con i canti del Proprio affidati ai mottetti e alle toccate per organo di Gabrieli (del quale quest’anno ricorre il quattrocentesimo anniversario dalla morte), compositore veneziano tra i più famosi, ma con anche escursioni all’interno del Graduale Marciano. L’Ordinario della messa è invece rappresentato da uno dei lavori più famosi di Giovanni Pierluigi da Palestrina: la Missa Assumpta est Maria in caelum. Un’idea molto interessante e molto ben sviluppata seppur con qualche imprecisione nella liturgia che si perdona però molto volentieri a fronte di una proposta così interessante e ai suoi attori.
Veramente apprezzabile gli intermezzi e le intonazioni all’organo, quasi sempre composizioni di Gabrieli con l’incursione di una Elevatione di Giovanni Battista Fasolo, suonati da Marco Ruggeri con maestria e sicura conoscenza della prassi.
Come lo scorso anno la classica formazione dei Tallis Scholars è accompagnata dal più largo coro ‘Costanzo Porta’ sotto la direzione “invisibile” del suo direttore Antonio Greco. L’intonazione del canto piano è affidata ai due tenori della compagine inglese, non smaglianti e un po’ troppo piatti nell’espressione di un repertorio ad ogni modo non proprio loro. La consueta brillantezza e purezza del suono che è nota caratteristica del gruppo vocale guidato da Phillips si incontra con la ‘italianità’ del nostrano coro, il quale pur non essendo perfetto nell’intonazione offre però una forza e un carisma distante dall’algido, seppur perfetto, coro britannico.
Unica intonazione interamente riservata ai soli Tallis è il mottetto palestriniano da cui la messa è tratta: ‘Assumpta est Maria in caelum’. Cantato con la consueta perfezione, un’intonazione a dir poco perfetta, e una pulizia del suono incredibile. Anche altri momenti solistici sono presenti all’interno di singoli movimenti dei brani come il Christe Eleison ottimamente eseguito dai soli alto, tenori e basso dell’ensemble inglese. Momenti di grande spiritualità si trasmettono dai cantori allo spettatore, complice anche lo splendore della chiesa illuminata in penombra in maniera molto suggestiva.
Ben si fondono due stili compositivi molto diversi quali il tersore della polifonia palestriniana e il contrappunto mottettistico della scuola veneziana. Con il risultato di riuscire ad apprezzare due modi di scrivere, fare e pensare musica per certi versi all’opposto ma che durante la serata sono riusciti a creare un’amalgama molto interessante dando all’ascoltatore la percezione di due mondi differenti e simili fra loro. Alle nostre orecchie di ascoltatori del ventunesimo secolo ormai, soprattutto per chi non pratica queste musiche quotidianamente, è difficile poter cogliere chiaramente le diversità una volta percepite come enormi di due scuole agli antipodi fra loro. Ma già alla fine del sedicesimo secolo la maestria e la fama del compositore romano avevano travalicato i confini giungendo sino alla basilica di San Marco nella città lagunare. Non appare pertanto così strano questo accostamento di sonorità differenti ma che ben riassumono una realtà musicale ad oggi spesso e dai più dimenticata.
Alla fine del concerto si ritorna sulla terra, nella realtà quotidiana di una musica liturgica attualmente incapace di trasmettere le stesse sensazioni di misticismo e spiritualità di cui il Cinquecento è stato capace.

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