“Manon! Sphinx étonnant”. La “Manon” di Jules Massenet (seconda parte)

L’Opera.
Tratto dal romanzo settecentesco, Histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut dell’Abate Prévost
, il libretto, per quanto attiene alla fabula, mantiene una certa fedeltà al suo modello letterario, del quale rifiuta, tuttavia, l’intento moralistico espresso dallo scrittore nella prefazione:
Ho intenzione di ritrarre un giovane cieco, che rifiuta di essere felice, per pre-cipitare volontariamente nelle estreme sventure; che, con tutte le qualità con cui si forma il più brillante merito, preferisce, per sua scelta, una vita oscura e vagabonda, a tutti i vantaggi della fortuna e della natura, che prevede le sue disgrazie, senza volerle evitare, che le sente e che ne è sopraffatto, senza ap-profittare dei rimedi che gli si offrono senza sosta e che possono in ogni mo-mento finire; infine un carattere ambiguo, una mescolanza di virtù e di vizi, un contrasto perpetuo di buoni sentimenti e di azioni malvagie[1].
La narrazione degli eventi, condotta nel modello letterario in prima persona da Des Grieux, fu adattata con grande cura alla scena teatrale dai librettisti che colsero l’occasione non solo per spostare l’attenzione dal cavaliere alla protagonista trasformata quasi in una femme fatale, piena di sensualità e di un fascino misterioso, ma anche per disegnare dei veri e propri spaccati della società francese e dei milieux frequentati dai due amanti.
Massenet, da parte sua, riuscì ad esaltare tutti gli aspetti del testo poetico facendo un ritratto fedele e puntuale sia dei personaggi che degli ambienti con rapidi e precisi tocchi rappresentando in modo efficace non solo la bella protagonista, ma anche le scene corali. Lo stesso preludio si presenta come uno splendido acquerello con il quale, con poche pennellate, Massenet introduce il pubblico nell’ambientazione settecentesca dell’opera e nello stesso tempo raffigura la protagonista Manon, circondandola di un fascino misterioso.
Al brillante e frivolo tema della scena della festa di Cours-la-Reine dell’atto terzo (Es. 1), con cui si apre il preludio, segue quello, appena disegnato dal flauto e dall’ottavino, della Chanson des archers (Es. 2)

e ripreso, nella parte finale, dal violoncello solista. La protagonista, avvolta di fascino e di mistero, è presentata con il tema dell’aria di Des Grieux dell’atto quarto, Manon! Sphinx étonnant, qui affidato alla calda voce del clarinetto sostenuto dagli archi (Es. 3).

Questo alone di affascinante mistero caratterizza la protagonista già quando questa si presenta nella sua prima aria Je suis encore toute etourdie avvolta in un’aura di ingenuità e di fascino non priva di una certa sensualità. Tutto questo è realizzato con un vago 6/8, con il quale la giovane donna manifesta tutte le emozioni da lei provate durante il suo primo viaggio. È una pagina tenera, affascinante e sensuale ottenuta grazie alla melodia avvolgente e ritmicamente libera (Es. 4) accompagnata da un’orchestra discreta che sottolinea, quasi pennella, il canto di Manon.


Nell’Andantino lento, Voyons, Manon, plus de chimeres
, la fanciulla esprime tutta la sua malinconia in un languido e singhiozzante tema spezzato da pause (Es. 5) che rappresenta icasticamente i sogni giovanili che presto dovrà abbandonare quando le porte di un chiostro si chiuderanno dietro di lei. Meno dettagliata e più stereotipata appare, invece, l’immagine che di Des Griex ci ha consegnato Massenet; i suoi casti e nobili sentimenti trovano il loro sfogo in un tema ampio che copre due ottave (Es. 6) e che sarà sviluppato maggiormente nel preludio all’atto secondo, dove, in un sapiente gioco di contrasti, si contrappone a un altro, esposto dai violini, che rappresenta la frivolezza di Manon (Es. 7). I due amanti si muovono in quadri d’ambiente finemente disegnati; un vero e proprio capolavoro è nel terzo atto la Promenade du Cours-la-Reine  aperta da uno splendido preludio dalla struttura tripartita che ricorda formalmente una gavotta. La prima parte è interamente costruita sul tema già udito nel preludio dell’atto primo (Es. 1), mentre il Trio si basa su un tema brillante affidato ai fiati (Es. 8).
In questa caleidoscopica scena c’è spazio per rappresentare sia l’intera popola-zione nelle sue diverse classi sociali sia un Lescaut scanzonato e impegnato nella ricerca dei piaceri, mentre l’orchestra si divide su due piani dando vita a due diversi organici, quello completo della sala e quello ridotto, quasi settecentesco, dietro le quinte.
Mirabile è anche il secondo Tableau del terzo atto, Le parloir du Séminaire St. Sulpice, aperto da un corale, affidato all’organo che cede il posto a un’esposizione di fuga a tre voci dal soggetto di ascendenza bachiana, che, insieme al successivo coro femminile di Dévotes, condotto in perfetto stile barocco con armonie alla suddivisione, rappresenta con precisione l’ambiente austero e sacro della scena in contrapposizione allo spazio aperto e brillante di quella precedente. All’inizio del quarto atto il pubblico è introdotto in un altro preciso quadro d’ambiente, quello dell’Hôtel de Transilvanie, una casa da gioco di lusso nella quale trascorrono il loro tempo Lescaut, Poussette, Javotte, Rosette e Guillot, la cui atmosfera misteriosa e poco salubre è perfettamente resa da un tema pieno di ansia, esposto dal clarinetto e dal fagotto in una scrittura di vaga ascendenza čajkovskijana (Es. 9).
In questa bolgia, disegnata da Massenet con rara efficacia, giunge Des Grieux che intona con slancio Manon, Sphinx étonant, sul tema già sentito nel preludio, ma il dramma è imminente e si consuma con l’arresto di Des Grieux mentre la musica segnala nettamente questo cambiamento nel finale dell’atto.
Aperto dal tema della Chanson des archers, già ascoltato nel preludio, il brevissimo ma intenso quinto atto, ambientato per la Route de Havre, è interamente incentrato sul drammatico duetto che vede protagonisti i due infelici amanti. In una scrittura densa, che esalta il carattere passionale della scena, vengono riproposti, in un affascinante procedimento à rebours, i temi musicali che hanno caratterizzato quest’infelice amore. Se il tema di On l’appelle Manon, che, qui esposto dalla calda e sensuale voce del corno inglese, nell’atto primo aveva rivelato la passione dei due giovani, è autentico protagonista della scena, il suggello del dramma è affidato, invece, al tema della seduzione (Es. 10), N’est plus ma main già ascoltato nel secondo tableau dell’atto terzo, Le parloir du Séminaire St. Sulpice, che, prima intonato a gran voce dai due amanti, viene alla fine declamato a piena orchestra.
La “Manon” di Jules Massenet è in scena al Teatro alla Scala di Milano dal 19 giugno al 7 luglio 2012. Dirige Fabio Luisi, regia di Laurent Pelly.

 

[1]Abbé Prévost, Manon Lescaut, Gallimard, Parigi, 2008, pp. 141-142.

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