Intervista al soprano Carmen Giannattasio

Intervista con il soprano Carmen Giannattasio dal 22 giugno sarà Donna Elvira nel Don Giovanni che inaugura il 90° Festival lirico all”Arena di Verona (in scena fino al 25 luglio)  La ritroveremo poi a Macerata come Mimì ne La Bohème (dal 21 luglio al 10 agosto).
Che le piaccia la moda si nota dalle scarpe, vezzose con un cuore applicato sulla parte superiore. Per il resto è miss semplicità: senza eccessi, né risate sguaiate o atteggiamenti da diva in carriera. L’abbiamo incontrata prima del suo debutto in Arena per un Don Giovanni d’eccezione. La regia di Franco Zeffirelli e la direzione d’orchestra di Daniel Oren, unite alla potenza del teatro all’aperto più grande del mondo, non sembrano spaventare Carmen Giannattasio. Anzi, è entusiasta di iniziare le prove e buttarsi appieno nella sua prima esperienza scaligera. Ci dedica tempo, con limpidezza, voglia di raccontarsi e risposte sempre accurate anche quando sfiorano la sua vita privata. Alla fine ci sembra che il soprano avellinese incarni la parte più bella dell’attuale mondo della lirica, quello fatto di sacrifici ma anche di leggerezza, di lavoro ma anche di svago, di cerchi che si chiudono ma di tanti altri che si aprono.
La “contaminazione” tra lirica e pop sembra ormai una strada necessaria. Che rischi comporta?
Innanzitutto non sono estremista, nel senso che non vedo di cattivo occhio una possibile contaminazione tra generi, come magari i melomani o il pubblico di altre generazioni. Penso che se si fa l’opera in teatro, cioè nel suo contesto, bisogna avere allestimenti fatti bene e cantanti lirici, come noi, che vendono un prodotto che si chiama appunto opera lirica. Quando invece ci sono operazioni come lo Lo spettacolo sta per iniziare, con presentatori come la Clerici che fanno parte della tv e altri personaggi, in un ambiente estivo all’aperto, è possibile offrire il meglio dell’arte italiana, che comprende musicisti classici, pop, rock, metal o danza. E in questo contesto ci possono stare anche cantanti lirici come Grigolo, che a volte fa il crossover, perchè è un vero e proprio trained opera singer, dimostra di avere vocalità e tecnica per affrontare questo skip. Se, invece, parliamo di Paul Potts, quello che ha vinto Britain’s Got Talent spacciandosi per cantante lirico, allora sì che è un rischio perché viene venduto un prodotto, una persona che non ha studiato canto, che non si è formata artisticamente, che non ha mai lavorato in un palcoscenico.
Semmai il problema è a monte. Secondo me la televisione italiana, soprattutto quella pubblica, dovrebbe diversificare i suoi programmi. Anche se dai tabulati risulta che c’è un certo numero di ore dedicate alla musica classica, alla prosa o al balletto, sono tutti programmi che vanno in onda alle tre di notte. Ma chi ne fruisce? Chi li guarda? Di notte si dorme ed anche alle nove del mattino di domenica dopo una settimana di duro lavoro. Lo Stato e la tv dovrebbero avere una funzione formativa e non di competizione con la TV commerciale, nel realizzare più o meno gli stessi programmi anche diseducativi. Se la gente avesse letto 1984 di George Orwell comprenderebbe il significato del Grande Fratello, inizierebbe a porsi un po’ di domande e magari anche a vedere molte cose con una prospettiva diversa. Non dico che non ci debbano essere quel tipo di programmi perchè magari c’è gente che dopo una giornata di lavoro non ha voglia di impegnarsi, desidera vedere qualcosa di leggero, ma ci deve essere parallelamente almeno un canale di arte, cultura generale, di film d’autore, teatro, prosa, per esempio De Filippo, che è un misto tra sacro e profano. Anche in Inghilterra la tv è trash, ma sulla BBC c’è sempre un programma di qualità e l’Opera è molto seguita. Con questo non voglio dire che tutti debbano diventare musicisti, perchè poi ci vuole la predisposizione, ma una formazione culturale è necessaria. In altri Paesi non si arriva ad una laurea se ad esempio non si ascolta una sinfonia di Brahms, e qui se chiediamo alla gente per strada non sanno neanche chi ha scritto La Traviata. Inoltre gli italiani non leggono. In Germania in metropolitana sono tutti con un libro in mano… Certo il discorso è anche più generale: è molto più facile governare un popolo non pensante piuttosto che persone che comunicano, che si pongono delle domande. Il grande piano è questo: omologare la gente; distruggere il mondo vuol dire spersonalizzarlo, privarlo della cultura. Ma qui entriamo in una piramide di discussione da illuminismo….A me dispiace dirlo perché io sono italiana, adoro il mio Paese alla follia e poi ho origini napoletane, quindi attaccata al sud, purtroppo però mi sento parte della grande fuga dei cervelli. L’Italia potrebbe essere il Paese migliore del mondo con il suo patrimonio e la sua arte.

Ci descrivi Carmen con semplicità e sincerità?
Ti posso fare un esempio culinario…. Mi sento una bruschetta classica con aglio, olio e pomodoro fresco. Ingredienti mediterranei e sani. Croccante e morbidina allo stesso tempo.
Il tuo peggior difetto?
Mi piace mangiare, sono troppo gourmet. Faccio continuamente a botte con la bilancia, perché sono anche molto vanitosa e mi piace la moda. Cerco comunque di tenermi in forma.
Il pregio?
La mia migliore qualità penso sia quella di saper ascoltare la gente che ha bisogno di essere ascoltata. Quando si chiede la mia presenza, un mio consiglio, ho orecchie per chi ha un problema o anche solo gioie da voler condividere.
Hai mai sofferto di invidia?
No, perché sono troppo presuntuosa per essere invidiosa. Davvero.
Quale è stato il tuo momento di maggior orgoglio?
In questo momento di piena maturità come donna e come artista, mi sento anche molto realizzata sapendo che tutto quello che ho costruito, l’ho fatto da sola senza nessun tipo di aiuto. Considerato che provengo da una famiglia per niente musicale, proprio in questo momento sento un profondo orgoglio per me stessa. Mi guardo allo specchio e dico “ce l’hai fatta da sola, nella semplicità quotidiana di tutti i giorni!”
Cosa ti manca nella tua vita di adesso?
Mi manca un grande amore travolgente, di quelli da film hollywoodiani anni ’50, tipo Rossella O’Hara in Via col vento.
Di cosa hai paura?
Ci sono tante paure. Non saprei dirti, perché sono tutte collegate. Passiamo alla domanda successiva, ti rispondo dopo…
Hai un sogno ricorrente?
Sì, sogno molto spesso l’esame di stato. Mi trovo a fare i compiti scritti e dico “Ma io sono laureata, ho fatto l’università, perché devo rifare l’esame di stato?”
In cosa sei spendacciona?
Mi sento un po’ la Carrie Bradshaw dell’Opera, fotografata con tutte le sue scarpe.
Dieta mediterranea, macrobiotica o fast-fodd.
Assolutamente mediterranea.
Quale è il tuo piatto riferito?
Pizza margherita perché è la prima cosa che voglio quando arrivo a Napoli e mi piace solo ed esclusivamente lì. Preferisco gustare le specialità dei posti dove vado, ma la pizza per me che sono campana è solo Napoli.
Vino rosso o bianco?
Rosso.
Il posto dove si mangia peggio?
Olanda.
Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Mister X.
Città preferita?
Beh, in questo momento Londra. La adoro.
Colore?
Verde.
Fiore?
L’iris, poi mi piacciono le orchidee selvatiche e la rosa tea.
Stagione?
A me piace molto l’autunno, l’inizio, quando ancora c’è il tepore e la campagna diventa bellissima. Ho un ricordo meraviglioso in Russia all’inizio dell’autunno con gli alberi, le foglie, ma anche a New York, in Central Park, con quel giallo, verde, rosso intenso.

Cantanti preferiti? Attuali o del passato
Per il passato una mia fonte di ispirazione è stata Birgit Nilsson, di cui sono una vera fan anche se non ha niente a che fare con la mia vocalità. Ascoltarla è a dir poco entusiasmante, perchè ha una potenza vocale, un’emissione così facile e poi un viso così simpatico da essere disarmante. Poi c’è ovviamente Leyla Gencer che è stata la mia insegnate e dalla quale ho attinto molto. A volte mi ricordo che ci facevamo grandi risate. Come succede spesso con gli insegnanti il nostro è stato un rapporto amore e odio. Mi ricordo che quando facevamo lezione e magari qualcosa non le piaceva, mi diceva “E poi dici che sei napoletana? Io sono più napoletana di te!” In verità era turca ma parlava con cognizione di causa in quanto era molto legata a Napoli, perchè vi aveva fatto il suo debutto e in seguito aveva cantato spesso al San Carlo. Tra gli uomini Carreras è stato tra i miei preferiti e tra le cantanti attuali mi piace moltissimo Violeta Urmana. Credo che sia una delle voci più belle non solo dei nostri giorni, ma proprio di sempre. L’ammiro tantissimo, ogni sua performance è una lezione di canto e ognuno di noi ha veramente tanto da imparare da lei.
La musica che fa da sottofondo alle tue giornate?
Per non diventare schiava del mio lavoro e del mio ambiente, non ascolto quasi mai l’Opera se non per studio o per documentarmi. Così diversifico molto. In questo momento in cucina ci sono due dischi: Juliette Gréco e Charles Aznavour, sono nel mood francese degli anni ’60, ’70. Mentre di sera mentre cucino mi piace un po’ di chillout, etnico, arabic, indian. Poi magari può capitare la settimana del barocco e metto su da Vivaldi a Händel, di tutto. Io sento la musica molto temperamentale, mi dà energia. Per esempio in macchina quando vado sparata, metto la “Danza delle Furie” dell’Orfeo ed Euridice di Gluck, innesto la marcia e vai!
Cosa ti imbarazza?
Mi imbarazza quando mi si guarda troppo insistentemente, quando mi si fissa. Soprattutto gli uomini, ma non per la fisicità, perché viene scrutato l’involucro esteriore, ma quando vedo che mi si guarda con insistenza dentro, per entrare in me. E il dentro di me è riservato a pochi. Non è per tutti.
Dei sette vizi capitali, quale non è un vizio?
Dipende, perché per esempio l’ira può avere una sua motivazione. Io sono toro di nome e di fatto, in genere sto lì, bruco nella prateria, tranquilla, ma se mi fanno vedere il rosso, non capisco più niente. Forse nessuno è un vizio, perché questi sentimenti fanno parte delle sfaccettature dell’essere umano. Tutti sono vizi e tutti non lo sono.
A chi non conosce la tua voce, cosa faresti ascoltare?
Il Trovatore. Penso che al momento è il personaggio che riesco a dominare meglio e forse mette anche in mostra le mie qualità vocali.
Se ti fosse data l’opportunità di scegliere un ruolo?
Il mio sogno è fare Lady Macbeth. Perché di solito faccio sempre la vittima innocente e buona, invece adesso credo le mie possibilità vocali lo permettano e mi piacerebbe fare un personaggio completamente lontano da me. Sarebbe un bel banco di prova attoriale. Poi la Gencer mi ha insegnato tutti i trucchetti per aggiogare la situazione e renderla un po’ più facile considerando che è un ruolo che fa paura a tutti.
Cosa fai un’ora prima di salire sul palco?
Faccio un po’ di trainig autogeno, meditazione, respirazione. Faccio meditazione la mattina quando mi sveglio, la sera prima di andare a dormire oppure prima della performance.
Cosa non manca mai nel tuo camerino?
Il mio profumo, deodoranti vari perché non sai mai che odori ci trovi.
A cosa pensi quando ti guardi allo specchio?
Dipende. Ci sono dei giorni in cui faccio un grande sorriso perchè mi sento soddisfatta di quello che vedo e giorni invece in cui mi faccio le boccacce, mi odio e dico “No non mi voglio neanche guardare”.
Se ti dovessi reincarnare, in chi o in cosa?
Sicuramente in un uomo. Loro dicono sempre che sono superiori a noi, così vorrei provare l’ebbrezza, capire in cosa consiste questa superiorità.
Il tuo stato d’animo attuale?
Molto serena.
E il tuo motto?
La ruota gira, assolutamente.
I tuoi programmi da domani?
Questo  Don Giovanni , di cui sono molto felice perchè verrà realizzato anche il dvd, e poi la Bohème a Macerata, a settembre ho il mio debutto al Metropolitan con Il Trovatore e quindi Don Carlo a Berlino. A dicembre ho in programma l’apertura della stagione al San Carlo con La Traviata di Ferzan Ozpetek, che attendo con molto entusiasmo.

Come segui l’evoluzione della tua voce?

La voce fa parte del nostro corpo, è creata dalle corde vocali. E quindi quando invecchia…anzi preferisco dire matura… Ecco una delle paure che ho è questa: di invecchiare, della morte, di quello che ci aspetta dopo….Per tutta la mia vita sono stata atea, praticamente da quando sono nata. Vengo da una famiglia cattolica che mi ha dato un’educazione religiosa; sono andata infatti dalle suore e per scherzare spesso dico a mia madre “Vedi cosa hanno tirato fuori le suore?” A dieci anni non dico che sono stata obbligata a fare la prima comunione, ma l’ho presa un po’ come “Vabbè, se proprio dobbiamo fare questa cosa, facciamola!” Mi ricordo che in quell’occasione dovevo confessarmi per la prima volta e sono andata da mia mamma e le ho chiesto “Ma che peccati ho fatto? Ho 10 anni.” Essendo stata una bambina molto matura, a 8-9 anni leggevo già dei testi universitari di mia madre, che trovavo nella libreria. Pur senza capirne profondamente il senso leggevo, spulciavo, forse anche per imitare i grandi, perché sono stata sempre molto attratta dalle religioni del mondo. In me fondamentalmente c’è sempre stato questo verme interiore della curiosità del qualcos’altro, però da illuminista mi sono sempre rifiutata di credere che ci fosse il triangolo lassù che ci guarda, qualcuno. Fino a quando l’anno scorso è successa una cosa meravigliosa che mi ha cambiato proprio l’esistenza, l’approccio della mia vita. Mi va proprio di parlare di questa cosa, mi sento un po’ testimonial…
Ho un amico tenore che ha studiato con me conservatorio e che due anni fa ha deciso di diventare prete con grande sorpresa di tutti quanti, perché era un tipo molto esuberante, faceva le imitazioni della Carrà con il suo caschetto. Gli ho detto “Antonio, ma sei pazzo? Dimmi che stai scherzando? E lui “No, ho capito che fondamentalmente è quello che avrei voluto fare da sempre, però è venuto fuori adesso con la maturità”. Da allora ci abbiamo sempre riso su questa cosa, e lui mi sfotteva “Un giorno ti confesserò, saprò tutti i tuoi peccati, le cose che hai combinato! e anche ti sposerò…” Sebbene per lavoro non posso vederlo spesso, ma nei nostri 20 anni di conoscenza, almeno telefonicamente abbiamo sempre mantenuto il rapporto di amicizia. E mi ricordo che l’anno scorso, accadeva il 22 maggio, ho chiamato questo amico e abbiamo riso delle solite faccende. Il giorno dopo ero in macchina che guidavo e la mano è andata da sola, non è stato il cervello a dare l’input, nella borsa a prendere il telefono, cosa che non faccio mai perchè è pericoloso. Ho preso il cellulare, l’ho chiamato e gli ho detto “Io credo che devo vederti subito, immediatamente. Io mi devo confessare”. Lui ha iniziato a ridere e mi ha detto “Questo è uno dei tuoi soliti scherzetti!” Gli ho detto che ero seria e che avremmo dovuto fare una lunga chiacchierata. Quindi ci siamo incontrati, siamo andati a passeggiare in un parco e, seduti su una panchina, lui mi ha detto “Sono qui, finisco di essere il tuo amico e divento tuo confessore”. Anche lui si è confessato, mi ha detto che era stato sempre innamorato di me e che uno dei motivi per cui era diventato prete era anche per me. E’ stata una giornata indimenticabile. Così ho scoperto Dio l’anno scorso. Certo è dura passare da un opposto all’altro, dal mio essere razionale ad accettare che c’è qualcos’altro. La sensazione è stata come se qualcuno ti bussa incessantemente alla porta, tu non apri e dici “Grazie, non ci serve niente, abbiamo tutto in casa”. E però questi vengono sempre ad importunarti, finché un giorno apri la porta e dici “Vabbè, non ne posso più, ma cosa avete da dire?”.
Adesso ho notato che questa cosa mi ha fatto solo del bene, ne parlo con grande felicità e ho capito che è una marcia in più, rende l’essere umano più completo. Proprio perchè sono italiana, posso dire che la religione più vicina per me è il cattolicesimo, in quanto fa parte della nostra tradizione. In verità non ho una vera e propria religione e in questo momento della mia vita, come dicono gli americani, mi sento spiritual, sento questo dialogo quotidiano con un’entità che possiamo chiamare Dio, Buddha. Io lo chiamo Gesù per cultura, ma si potrebbe chiamare in qualsiasi altro modo. Grazie a questo contatto mi sento nel pieno dell’essere umano, dell’artista. E’ proprio quel pezzettino che mancava, adesso è arrivato.
Altre notizie su Carmen Giannattasio le trovate nel suo sito personale.

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