“Giselle” alle Terme di Caracalla

Roma, Terme di Caracalla, Stagione Lirica e di Balletto 2012  dell’Opera di Roma
“GISELLE”
Balletto in due atti su soggetto di Théophile Gautier e Vernoy de Saint-George.
Coreografia e impianto scenico Patrice Bart
Musica di Adolphe Adam
Giselle SVETLANA ZAKHAROVA
Albrecht FRIEDEMANN VOGEL
Hilarion RICCARDO DI COSMO
Myrtha ALESSANDRA AMATO
Passo a due dei contadini ALESSIA GAY, ALESSIO REZZA
Corpo di ballo e orchestra del Teatro dell’Opera di Opera
Direttore David Garforth
Costumi Anna Anni
Luci Agostino Angelini
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 30 giugno 2012
Scenografia essenziale, due casette e una panchina. Di un bianco accecante. Sullo sfondo le monumentali rovine delle Terme di Caracalla, un luogo che emoziona sempre. Un contrasto visivo non propriamente affascinante, ma stiamo per assistere a  Giselle un balletto  dall’equilibrio perfetto tra  musica, coreografia, drammaturgia, tra classico e romantico, passionale  ma anche surreale, terreno per mettere in luce la tecnica sopraffina, ma anche per ammirare doti interpretative. Un balletto nel quale i cultori della danza si possono perdere in  raffronti infiniti tra le numerose  versioni e interpretazioni che hanno contrassegnato questo classico. Qui a Caracalla c’è Svetlana Zakharova, diva non troppo incontrastata ma di indubbio valore. Grandi manifesti ingentilivano Roma con la sua esile figura, proporzioni perfette, bella a dire poco ed una storia alle spalle che sembra d’altri tempi. Quando richiamata dal suo Albrecht esce stupita dalla casetta lo sguardo è rapito; lo spettatore segue i piedi della giovane villanella quindicenne che ama danzare senza indugio, braccia infinite, linee mozzafiato, esile che sembra si spezzi nella sua ostinazione a volteggiare. L’affiatamento con il partner è buono se pur non da coppia navigata; lui è Friedemann Vogel, altrettanto bello, linee meravigliose da far concorrenza alla sua partner e bel portamento da principe-ragazzo innamorato. Non eclatante sotto il profilo interpretativo la danzatrice russa ci regala una Giselle emozionante  quel tanto che basta
Sono le sue linee sottili ed apparentemente delicate che la aiutano a tracciare quell’immagine di fanciullesca fragilità. Insomma non lascia un segno indelebile, regala poco a questo straordinario personaggio che imperversa nei teatri di tutto il mondo dal giorno in cui l’italiana Carlotta Grisi ne diede, a giudicare dalle cronache dell’epoca, un interpretazione memorabile. Così il dolcissimo e pur oscuro “m’ama non m’ama”, come tutta l’intera scena della pazzia passano senza troppo clamore. Forse anche una regia distratta nei punti salienti non aiuta. Sembra sfocato quel crescendo emotivo che accompagna lo spettatore all’atto bianco, magnifico affresco d’amore visionario. Eppure sono belli e sul piano tecnico si spingono oltre. Lei danza meravigliosamente il primo atto. La variazione è limpida, i suoi giri en attitude perfetti, i suoi sospesi in punta, il manege finale dove anticipa la musica tanto spinge in avanti i giri di piquet. Poi eterea e diafana nell’adagio del secondo atto con le sue leve meravigliose e la facilità. Dal suo Vogel sembra avere un guizzo e ci regala una variazione toccante, controllata, piena di pathos e senza esasperazione; splendida sul piano esecutivo. Danza magnificamente anche Alessia Gay nel pas de deux dei contadini. Danzatrice raffinata tante volte apprezzata qui mette in luce ottima tecnica, stile e un bel port de bras romantico. Sembra che tutto le venga facile, dai giri in punta terminati alla perfezione a quel “danzato” morbido ed espressivo. Anche Alessio Rezza, suo partner è bravo, linee non eclatanti ma balzo e senso del giro non gli mancano pur sembrando sul finale lievemente in debito d’ossigeno. Sempre bravo Riccardo Di Cosmo come Hilarion, ruolo che non genera mai troppa simpatia. Il corpo di ballo, che nel primo atto ha dimostrato una buona amalgama nelle danze dai difficili disegni coreografici, nel secondo mostra qualche cedimento. Alessandra Amato, nel difficile ruolo di Mirtha, non è persa in serata, evidenziando un certo disagio. L’orchestra diretta da David Garforth si esprime al meglio, anche se talvolta con qualche tempo un po’ troppo adagiato. Attendiamo ora l’interpretazione di altri due cavalli di razza dalle doti spettacolari: Olesya Novikova e Leonid Sarafanov. Una bella serata, non tutto esaurito ma pubblico delle grandi occasioni, clima meraviglioso, una vista ed un’atmosfera che fanno riflettere sulle potenzialità di questo luogo magico. Siamo a Roma.


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