Arena di Verona Opera Festival 2012: “Aida”

Fondazione Arena di Verona – 90° Festival 2012
“AIDA”
Opera in quattro atti, libretto di A. Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Il Re ANDREAS MACCO
Amneris ELENA GABOURI
Aida LUCRECIA GARCIA
Radames STUART NEILL
Ramfis MARCO SPOTTI
Amonasro AMBROGIO MAESTRI
Sacerdotessa CRISTINA SOGMAISTER
Un messaggero ANTONELLO CERON
Prima ballerina ALESSIA GELMETTI
Coro e Orchestra dell’Arena di Verona
Direttore Marco Armiliato
Regista Gianfranco de Bosio
Coreografia Susanna Egri
Verona, 9 agosto 2012
E Aida sia… ancora una volta! Lo spettacolo areniano per eccellenza continua la sua lunga marcia per tutto il mese di agosto per concludersi il 2 settembre. Come per la stagione trascorsa, anche quest’anno è stato ripreso lo storico allestimento del 1913 che si avvale della regia di Gianfranco de Bosio: valgano pertanto le stesse considerazioni espresse allora. Una cosa ci preme aggiungere: se oltre ai continui cambi di scena, si aggiungono i saluti degli artisti al proscenio con tanto di “cono luminoso” ad ogni momento clou (“Ritorna vincitor”, grande scena di Amneris ecc.), non solo la drammaturgia dell’opera, con la conseguente tensione teatrale, viene nullificata ma la pazienza dello spettatore messa a dura prova da queste tempistiche davvero bibliche. La sera del 9 agosto, oltretutto, il tempo sembrava minacciare pioggia; siamo contenti che non sia stato compromesso il normale svolgimento dello spettacolo ma siamo ancor più contenti che la frescura ci abbia aiutato ad arrivare al termine di questa “Aida a puntate”.
Non deve essere facile concertare un’opera in queste condizioni “seriali”, ma Marco Armiliato, a capo dell’Orchestra dell’Arena di Verona, ha offerto una lettura drammaturgicamente pertinente, dalle sonorità contenute e mai fragorose, per quanto possibile ricercata nei fraseggi e sfumata nelle dinamiche, tentando il più possibile il dialogo e la coesione col palcoscenico. Vestiva i panni di Aida Lucrecia Garcia: l’aspetto che ci ha colpito maggiormente della vocalità del soprano venezuelano è stato il registro acuto, ampio e luminoso così come è risultata apprezzabile l’abilità di stemperare il suono, nonostante alcuni attacchi non nitidissimi; la zona centrale, talvolta, è suonata invece un po’ chioccia, come “contratta”, non raggiungendo l’ampiezza di quella acuta. Va dato comunque atto all’artista di non aver mai esasperato i propri mezzi, soprattutto nel registro grave. Più che sul fraseggio, la sua è stata un’Aida giocata sugli accenti, raccolti e intimistici. La figura goffa e spaesata unita ad un viso così radioso, hanno contribuito a creare un’Aida un po’ bambina, quasi stupita di fronte alla tragedia di cui viene a far parte. Due, principalmente, gli aspetti in negativo che hanno caratterizzato l’Amneris di Elena Gabouri. Il primo è la dizione: non si è capita veramente una parola. Quindi ogni analisi su fraseggio, accenti, porgere e enfatizzare la parola cantata è impossibile. Il secondo (parrebbe strano in questa continua trenodia…) è il legato davvero ordinario, soprattutto in “Vieni, amor mio”, attaccato, oltretutto, calante e in modo grossolano. Il colore sarebbe anche accattivante così come la zona acuta sufficientemente estesa; lo stesso non possiamo dire della zona grave, talvolta gonfiata in modo eccessivo. Le capacità attoriali si sono ridotte essenzialmente ad aprire le braccia e svenire alla grande scena del quarto atto… insomma, troppo poco per essere Amneris. Stuart Neill era Radames. Il canto è andato di pari passo col trascinarsi da una parte all’altra della scena: non un accento, un colore… nulla. Non c’è l’innamorato ma nemmeno il guerriero, causa la voce costantemente strozzata in zona acuta. Ambrogio Maestri, purtroppo, ha fatto prevalere l’aspetto barbarico e iracondo di Amonasro, tralasciandone completamente quello regale: del sovrano etiope ne è derivata una raffigurazione caricaturale e retorica. Marco Spotti, puntando su un’emissione salda e sicura, ha dato vita ad un Ramfis giustamente ieratico e distaccato. Andreas Macco, nei panni del Re, non ci è sembrato propriamente un basso. Sufficienti Cristina Sogmaister, Sacerdotessa, e Antonello Ceron, Messaggero. Discreta la prova del Coro. Arena piena nelle gradinate, meno in platea: applausi per tutti. Foto Ennevi per Fondazione Arena.

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