“Don Pasquale” nel giardino di Palazzo Zuckermann di Padova

Padova, Teatro-Giardino di Palazzo Zuckermann, “Opera sotto le stelle”
“DON PASQUALE”
Dramma buffo in tre atti su libretto di Giovanni Ruffini
Musica di Gaetano Donizetti
Don Pasquale ELIA FABBIAN
Ernesto ALESSANDRO SCOTTO DI LUZIO
Norina TERESA SEDLMAIR
Dottor Malatesta GABRIELE NANI
Un notaro CHRISTIAN STARINIERI
Coro Città di Padova
Orchestra di Padova e del Veneto
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del Coro Dino Zambello
Regia Giulio Ciabatti
Costumi Giuseppe Palella
Luci Edouard Castellan
Padova, 31 luglio 2012
Nel Teatro-Giardino di Palazzo Zuckermann a Padova sono andate in scena due rappresentazionei del Don Pasquale di Donizetti, anteprima estiva della Stagione 2012, denominata opportunamente “Opera sotto le stelle”. L’evento è stato organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova in coproduzione con Bassano Opera Festival.  Da subito si presenta audace -ma logisticamente funzionale- la disposizione dell’organico orchestrale, peraltro imponente, a ridosso della mura di cinta del Palazzo, dietro il palcoscenico arredato con sette seggiole e due ombrelli a destra e a sinistra. Una disposizione, quella orchestrale, che nonostante l’ausilio dei monitor presuppone una sicurezza musicale da parte degli interpreti e l’adattamento del loro orecchio ad una fonte sonora per comprovata tradizione collocata ai piedi del palcoscenico stesso.
Colori dominanti nella regia di Giulio Ciabatti e nei costumi di Giuseppe Palella, tra ombrelli e berretti arancioni, scarpe rosse e calzini azzurri, cinture gialle, abitini e foulard fucsia. Una visione oggettistica essenziale, ma significativa, così come ce la spiega il regista stesso, che rimanda alla memoria passata in cui “per assistere al teatro o al cinema ci si portava le sedie da casa”; la disposizione di queste viene in qualche modo assoggettata allo stato d’animo dei singoli interpreti, ora in conversazione, ora in contrasto. Sul palco, all’uscita di scena, con la sedia resta traccia dello stato d’animo dell’uno o dell’altro protagonista. La presenza degli ombrelli sembrava quasi una provocazione nei confronti delle nuvole, che minacciose talvolta oscuravano la luna. Ma ben più significativa e interessante è stata invece l’idea registica, ovvero nascondere (probabilmente sempre sulla scia del passato) la vergogna degli innamorati e “rimproverare” le risate che l’opera buffa suscita, pur rinserrando un pizzico di tragedia. Ombrelli come cespugli e fiori dietro cui nascondere la debolezza dell’umanità.  Decisa ed energica la direzione del maestro Giampaolo Bisanti, che non ha esitato ad offrire un ripieno orchestrale a più riprese, di certo dovuto o concesso nell’“assolo” d’apertura, tuttavia sconveniente in non pochi momenti per le voci, che finivano per essere soverchiate e insufficienti soprattutto alle ultime file del pubblico. Difficile ascrivere le ragioni di questa marcata sonorità solamente ad una interpretazione del direttore; si intuisce che le condizioni a spazio aperto possano essere ingannevoli anche agli orecchi dei più esperti. Resta vero che la compagine di 43 orchestrali -così si contano gli elementi dell’Orchestra di Padova e del Veneto– fosse un po’ troppo generosa per questo contesto.
Di spicco tra i solisti, non solo per le comprovate abilità sceniche, ma soprattutto per la sicurezza musicale e le indubbie e comprovate qualità vocali, Elia Fabbian nel ruolo del celibatario Don Pasquale da Corneto. Voce morbida, sempre presente in tutta l’estensione, abile nel gestire lo strumento e l’espressività teatrale con intelligenza e oculatezza.
Accanto ad una figura così pregevole, risultava sufficientemente adeguata la scioltezza scenica del  Malatesta interpretato dal baritono Gabriele Nani. Di questo artista non si può, a onor del vero, elogiare la vocalità spesso bloccata in una maschera perlopiù priva di espressioni gradevoli. La voce appare omogena nei vari registri ma sia negli interventi solistici  così come nei concertati, il suono risultava pressoché inghiottito da una ricerca eccessiva dell’amplificazione orale e, forse, da un mancato o inadeguato supporto del fiato. Teresa Sedlmair ha caratterizzato una Norina “vispa” e decisa nelle intenzioni. La qualità vocale non è certo eccelsa, l’emissione disomogenea in una alternanza di suoni vibrati particolarmente fastidiosi ad altri decisamente “fissi”. Inoltre, l’apparente scioltezza scenica ha sacrificato in molte occasioni la necessità di comprensione del testo, poiché il suo traghettare da un lato all’altro del palcoscenico distribuiva alle quinte i suoi interventi vocali. L’innamorato Ernesto di Alessandro Scotto Di Luzio, giovane tenore napoletano, ha piacevolmente sorpreso le orecchie dei più nel suo “Com’è gentil”, ma fino ad allora e fino alla fine dell’opera era  visibile la sua preoccupazione nel sostenere l’impegnativa tessitura e linea di canto del ruolo. In sostanza un Ernesto scenicamente e vocalmente a disagio. Di difficile inquadratura vocale -a causa della brevità degli interventi- il Notaro di Christian Starinieri, presente e visibilmente a suo agio in scena anche come maggiordomo di D. Pasquale. Complessivamente buona la prestazione del Coro Città di Padova, diretto dal M° Dino Zambello, negli interventi corali e scenici. Il pubblico ha sancito comunque il successo della serata con abbondanti applausi e consensi.

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