The Principals of New York City Ballet. A Tribute to George Balanchine

Ravello, Belvedere di Villa Rufolo, Ravello Festival 2012
THE PRINCIPALS OF NEW YORK CITY BALLET
A TRIBUTE TO GEORGE BALANCHINE
a cura di Daniele Cipriani
Danzatori
Tyler Angie, Ashley Bouder, Joaquin Deluz, Megan Fairchild, Gonzalo Garcia,
Megan LeCrone, Amar Ramasar, Ana Sophia Scheller, Andrew Veyette
Coreografie
Geoege Balanchine, Peter Martins, Marius
Petipa, Vasily Vainonen
Musiche
Igor Stravinskij, Ludwig Léon Minkus,
Piotr Ilic Tchiajkovskij, Boris Asafiev, George Gerswin
Direttore di scena Piero Martelletta
Ravello, 18 agosto 2012
NYCB 1Notte fulgente di stelle, a Ravello, per uno degli eventi coreutici più importanti in Campania. I primi ballerini del New York City Ballet hanno deliziato il pubblico del Ravello Festival con una serata dedicata al grande coreografo George Balanchine (San Pietroburgo, 22 gennaio 1904 – New York, 23 aprile 1983). La compagnia, fondata nel 1948 dal medesimo Maestro ma già attiva dal 1946 con il nome di Ballet Society, ha aperto la serata con uno dei capolavori balanchiniani, l’Apollon musagète (1928), quadro neoclassico di estrema purezza, su musica di Igor Stravinskij. La perfezione coreografica, il lirismo e la trasfigurazione del mito in danza sono stati portati in scena con stile dai quattro giovani principals Ashley Bouder, Megan Fairchild, Megan LeCrone e Gonzalo Garcia. Quest’ultimo è apparso tuttavia un po’ scialbo nelle vesti del dio del Sole e talvolta leggermente fuori contesto, per la sua bocca perennemente aperta e le dita larghissime nella famosa posizione delle braccia “ a calice” – se si considera che, da parecchio tempo a questa parte, l’Apollo del nostro Roberto Bolle ha praticamente eclissato tutti per compostezza, austerità ed eleganza. Ma, a parte questo, i danzatori d’oltre oceano hanno dato bella prova di sé. Grande entusiasmo in platea per il famoso Pas de deux del Don Chisciotte di Minkus-Petipa, banco di prova dei grandi di tutti i tempi, affidato ai bravissimi Ana Sophia Scheller e Joaquin Deluz, i quali (a parte il corpetto esageratamente aperto di lui, che lasciava i capezzoli  poco elegantemente scoperti, e una calzamaglia che sembrava presa in prestito dall’atto bianco di Giselle, diciamo un po’ “American style”) hanno entusiasmato la platea grazie a una tecnica forte e sicura, con una esecuzione da manuale in tutti i virtuosismi più complicati. La Scheller è apparsa un Kitri radiosa e fluida nello scivolare sul pavimento senza alcun indugio, fino alla serie dei trentadue fouettés, tranquillamente eseguiti spesso con doppia pirouette nonostante gli scroscianti applausi del pubblico (che avrebbe invece dovuto riservarli alla fine, per non rischiare di distrarre la danzatrice in un momento di massima concentrazione). Insomma, una vera lezione di grande danza. Meno interessante, forse, il Passo a due della Danza russa dal Lago dei cigni, in cui la coreografia di Peter Martins non sembrava “legare” al meglio con la straordinaria musica di Ciajkovskij; Megan LeCrone è sembrata talvolta in difficoltà, rispetto alle sue colleghe, pur essendo dotata dell’aspetto più piacevole in scena. Bravo il giovane Amar Ramasar. Anche qui i costumi sembravano, però,   tagliati più per una danza araba che russa; sarà la distanza, o forse gli americani avranno voluto ambientare l’occasione in un’altra zona delle steppe asiatiche? Ma lasciamo che l’immaginazione prevalga. A seguire, ancora due creazioni del Maestro Balanchine: i Passi a due da Diamonds e Rubies (1967) il primo, su musica di Ciajkovskij – creato per la giovane danzatrice Suzanne Farrell, della quale Balanchine si era perdutamente invaghito, pur senza essere mai corrisposto -, affidato alla coppia Scheller-Angle, molto impegnativo sia dal punto di vista tecnico (ricorda un po’ il Pas de deux del cigno bianco), sia musicale. Il secondo, vero sfoggio dei creatività coreografica e di difficoltà insolite, è stato magistralmente eseguito dalla frizzante Megan Faichild e da Gonzalo Garcia. Il breve Pas de trois di Agon (1957), su musica ancora una volta di Stravinskij, con Megan LeCrone, Tyler Angle e Amar Ramasar, ha messo ancora una volta in luce le doti tecniche di quest’ultimo, mentre il virtuosistico Passo a due tratto da Le Fiamme di Parigi (1932), su musica di Boris Asafaev e coreografia di Vasily Vainonen, con Ashley Bouder e Andrew Veyette (il danzatore, in vero, meno interessante della serata), in genere noto grazie ai grandi danzatori russi, è stato accolto da applausi fragorosi, rivolti soprattutto alla Bouder, vezzosa e delicata, sia pure infastidita in qualche sequenza dal troppo vento su un palcoscenico senza dubbio non semplice. A conclusione del Gala, un estratto dal brillante e coinvolgente Who cares? (1970), su musica di George Gershwin, omaggio ad uno stile impeccabile di un’America sognante, ben lontana da quella che ci raccontano i media o dai modelli correnti, dei quali sono perdutamente invaghiti i teen agers. Ancora una volta la qualità offerta dal Ravello Festival ha potato la grande Danza in casa nostra, per un costruttivo e piacevolissimo confronto di tecniche e stili, in uno spettacolo corposo e variegato, sulle tavole del meraviglioso quanto impegnativo palcoscenico del Belvedere di Villa Rufolo, dove nove giovani stelle hanno brillato giustapponendosi al firmamento di una notte d’estate. Foto Pierfrancesco Cioffi.

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