Trieste:Wayne Marshall dirige Beethoven

Trieste, Teatro Verdi, Stagione Sinfonica 2012
Concerto diretto da Wayne Marshall
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste
Direttore Wayne Marshall
Maestro del Coro Paolo VeroSoprano Paola Cigna
Tenore Luciano Ganci
Basso Enrico Giuseppe Iori
Ludwig van Beethoven: “Die weihe des Hauses” (La consacrazione della casa), ouverture op.124
“Christus am Ölberge” (Cristo sul Monte degli Ulivi) op. 85, oratorio per soli, coro e orchestra
Trieste, 21 settembre 2012

Il secondo concerto della Stagione Sinfonica 2012 della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, è monografico visto che presenta due composizioni di Ludwig van Beethoven.
Serata perfetta, tutto è assolutamente a posto: l’Orchestra del Teatro risponde magnificamente al gesto di un bravo e composto direttore, Wayne Marshall e ci sono degli ottimi solisti. Eppure non si va oltre una certa matematica, oltre la logica perfetta, ma fredda. Ma questo è il mio problema con Beethoven: non mi tocca l’anima. Colgo la perfezione compositiva, il genio e la follia in diversi passaggi, ma non è la mia musica…quella che mi trasporta altrove. Chissà quanti dissentiranno e quanto altri approveranno, ma la fruizione dell’arte è così: assolutamente personale anche di fronte ad un capolavoro universalmente acclamato. Lo ammetto: sono tutt’altro che un appassionato della musica del sommo Maestro tedesco e anche questo concerto conferma le mie posizioni.
A parte questo, passo ad aspetti più tecnici per riferire che l’Orchestra, a mio avviso, si spende al massimo nel suonare con passione, dedizione e tanta professionalità: il suono è coeso anche se seduto nelle prime file di platea percepisco maggiormente gli archi. Bravo il Primo violoncello!
Il Maestro Marshall è perfetto per questa musica: estremamente elegante nel gesto, lineare nell’esecuzione della partitura e nel saper mettere assieme tutte le maestranze presenti sul palco del lirico triestino. Unico neo: sembra avere qualche difficoltà di comunicazione con il Coro che, in un paio di momenti, sembra prendere una versione ritmica autonoma e distaccata dal resto dei musicisti. C’è da dire che la distanza fisica tra il Direttore e gli Artisti del Coro è notevole, ma ci saranno stati sicuramente dei monitor a riportare il gesto del Direttore e ad evitare problemi meramente tecnici. La sua lettura di Beethoven sembra molto corretta, ma anche pedissequa, ordinata ma senza grandi slanci.  Il Coro è equilibrato e trova il suo momento di massima espressività sul finire del secondo brano in programma: bei colori e bell’armonia. Gli rimproveriamo di non avere abbastanza concentrazione e di perdersi troppo tra i propri suoni invece di cercare il supporto del Maestro Concertatore.
Venendo ai solisti abbiamo trovato una Paola Cigna in grande forma: equilibrata, con un intelligente uso delle mezze voci e dei filati. La sua è una voce che suona gradevole e appropriata in tutti i registri: brava! Confermiamo il giudizio sulla bella voce timbrata di Luciano Ganci, un ottimo tenore cui suggeriamo però un uso meno spinto dei registri acuti. Dà l’impressione di voler per forza dimostrare quanta voce ha (anche se ne ha ben donde), ma sacrifica la linea di canto e, talvolta, mostra anche momenti di stanchezza che, purtroppo, vengono percepiti anche dalla sala. Del basso Enrico Giuseppe Iori possiamo solo dire che ci dispiace averlo sentito cantare solo poche frasi che hanno comunque messo in luce il sul bel timbro vocale e la solida  padronanza tecnica.  Teatro affollato e buon successo.

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