Bill T.Jones al Romeuropa Festival 2012

Roma, Auditorium Conciliazione, ROMAEUROPA Festival 2012
BILL T. JONES/ARNIE ZANE DANCE COMPANY
30th Anniversary Program
Danzatori: Antonio Brown, Talli Jackson, Shayla-Vie Jenkins, LaMichael Leonard jr, I-Ling Liu, Erick Montes, Jennifer Nugent, Joseph Poulson, Jenna Riegel.
Spent Days Out Yonder
(2000)di Bill T. Jones.
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart, Quartetto per archi No. 23 in fa maggiore, K 590
Continuous Replay (1977, 1991) di Arnie Zane e Bill T. Jones.
Musica di Ludwig Van Beethoven, estratti dal Quartetto per archi Op. 18 No. 1 e Quartetto per archi Op. 135 (per Ottetto d’archi), composta e arrangiata da Jerome Begin.
D-Man in the Waters (1989, rimontato nel 1998) di Bill T. Jones.
Musica di Felix Mendelssohn, Ottetto per archi in Mi bemolle maggiore Op. 20.
Roma Tre Orchestra
Costumi Liz Prince
Luci Robert Wierzel
Roma 12 Ottobre 2012
La Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company compie trent’anni e Romaeuropa Festival, puntuale come sempre, la festeggia. Una serata preziosa, bello esserci. Un omaggio ad un autore cha ha avuto, ha ed avrà sempre qualcosa da dire. Bill T. Jones seduto in platea parla, ascolta, saluta i tanti affezionati. È un pubblico di amici, che lo ama, lo rispetta e riconosce la sua inconfondibile umanità e generosità. Dopo anni di esperimenti e creazioni in forma di duo con l’allora suo compagno Arnie Zane, poi prematuramente scomparso, nel 1982 i due artisti danno vita alla compagnia. Al centro del mondo della modern americana e a contatto con il fermento culturale dell’epoca, aperti alle più originali collaborazioni con artisti di altre realtà, la compagnia ha offerto nel tempo un repertorio variegato attenta alle tematiche del sociale e dell’umano, le più scomode, le più difficili da raccontare e denunciare: la malattia, la violenza, il razzismo, la sessualità.
. Mai uguale a se stesso, Bill T. Jones porta questa volta tanta energia, movimento, musicalità, creatività e una dose straordinaria di umanità. I tre brani sono completamente diversi e raccontano trent’anni di storia della sua danza confermando la grande capacità di rinnovarsi e reinventarsi. Come nel caso di D-Man in the Waters del 1988, e rivisto nel 1998, brano che chiude splendidamente la serata. Creato un anno dopo la scomparsa di Arnie Zane, è stato, ed è un inno alla vita e alla gioia di vivere. Dedicato a Damian Acquavella, che i compagni chiamavano appunto D-Man, danzatore della compagnia anche lui scomparso prematuramente, Bill T Jones costruisce un affresco che è un manifesto di energia e gioia nonostante la morte e la sofferenza. Sulle note splendide dell’Ottetto per archi di Mendelssohn in pieno stile modern i danzatori percorrono il palcoscenico come sull’acqua. Trascinati dalla musica nuotano si tuffano, si lanciano, corrono attraversando ogni angolo, disegnando e costruendo immagini di piacere. Una danza estatica, un movimento di tale energia, un atletismo esasperato, le note appoggiano ogni disegno, ogni slancio, entusiasmante fino all’ultima nota in cui dopo un tuffo tra le braccia dei compagni il piccolo danzatore viene lanciato in aria in un volo simbolico.
Dal sapore delicato, raffinato quasi senza far rumore il pezzo d’apertura, Spent Days Out Yonder su Mozart, ha un carattere completamente diverso. Bill T. Jones, come egli stesso racconta, si pone all’ascolto di Mozart e attende che il corpo dia segnali. Il risultato è un lavoro che ispira calma, rilassa lo sguardo e porta a meditare. Le note pur dal vago sapore antico istigano ad un movimento ancheggiato, appoggiato, pieno di impulsi che conducono il corpo, lineare e poi curvilineo, di una tale fluidità. La struttura è accattivante, partono tre danzatori e mentre il movimento si arricchisce di nuove forme si aggiungono altri mentre altri scompaiono fino a costruire un immagine di coralità dalle forme sempre diverse. Modernissimo e dalla musicalità raffinata.
A questo schema Bill T. Jones sembra essere affezionato. Continuous Replay è un solo di Arnie Zane del 1978. Dopo la sua morte Jones lo insegna alla Compagnia lo trasforma e lo fa rivivere . Un uomo solo in scena sullo sfondo di profilo si muove, poi pausa, poi riprende, e aggiunge ogni volta movimenti come i secondi si aggiungono a quelli appena trascorsi. Ripeterà l’intera sequenza innumerevoli volte spostandosi sulla scena e disegnando un quadrato. Ad Erick Montes, l’orologio appunto, si aggiungono gli altri a riprendere la sequenza ed altri se ne vanno. Mentre il tempo viene scandito dai movimenti principale, di contorno gli altri danzatori lasciano sul palco tante immagini, spesso ironiche, come il gioco della vita, il tempo scorre e tutto intorno si muove. La tensione fisica ed emotiva cresce secondo dopo secondo, movimento dopo movimento fino ad un urlo che ha del liberatorio. Emozionante, così complesso, articolato eppure semplice, mai banale. Ogni cosa che l’artista americano crea è un meccanismo che sa di perfezione, è un misto di testa e cuore. Bill T. Jones accompagna i suoi straordinari danzatori e i bravissimi musicisti della Roma Tre Orchestra ai ringraziamenti. Un grande successo. E l’uomo Jones si abbandona ad una breve danza carica di tensione, piccoli passi ed urla. Che carisma!

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