Leipzig, Opernhaus:”Rigoletto”

Leipzig, Opernhaus, Stagione Lirica 2012/2013
“RIGOLETTO”
Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi
Il Duca LEONARDO CAPALBO
Rigoletto VITTORIO VITELLI
Gilda EUN YEE YOU
Sparafucile JAMES MOELLNHOFF
Maddalena KARIN LOVELIUS
Giovanna CAROLIN MASUR
Conte di Monterone JURGEN KURTH
Marullo SEBASTIAN WARTIG*
Matteo Borsa VIKTOR SAWELY
Conte di Ceprano SEJONG CHANG
Contessa di Ceprano ANAT EDRI*
Un usciere di corte FRANK WERNSTEDT
Un paggio OLENA TOKAR
Gewandhausorchester
Coro maschile Oper Leipzig
* Allievi della Hoschule fur Musik un Theater “F.Mendelssohn Bartholdy” Leipzig.
Direttore Matthias Foremny
Maestro del Coro Alessandro Zuppardo
Regia Anthony Pilavachi
Scene e costumi Tatjana Ivschina
Lipsia, 13 ottobre  2012

La prima produzione della stagione dell’Opera di Lipsia, Rigoletto, ha presentato luci e ombre. Diciamo subito che,  contrariamente a molto Regietheater tedesco, questa volta ci siamo trovati ad assistere a uno spettacolo senza le solite chiavi di lettura distorte.  Anthony Pilivachi, uno dei registi più quotati in ambito tedesco, è  riuscita a ridarci e soprattutto a rispettare il  cupo melodramma verdiano nonostante delle performance vocali e musicali al di sotto degli standard, eccezion fatta per il protagonista. Pilivachi è riuscito a combinare abilmente visione di insieme e dettagli e immagini mozzafiato, oltre ad una scena finale in cui emerge il contrasto fra l’erotismo frivolo del Duca e la tragica attrazione di Maddalena e Gilda verso il suo fascino, che insieme alla caratura superiore del Rigoletto di Vittorio Vitelli hanno portato in vita questo famoso lavoro verdiano per il pubblico di Lipsia. Relazioni spaziali e gesti fisici hanno delineato il dramma più che lo sviluppo dei personaggi e l’espressività e, per quanto concerne i cantanti, solo il Rigoletto di Vitelli ha mostrato una vera  profondità e vitalità.
In conformità con lo spirito del Regietheater del ‘Wiederspruch’, ovvero l’enfasi sull’opposto, Pilavachi e la sua costumista Tatjana Ivschina hanno denudato, scarnificato in una struttura fissa, le stanze sontuosamente decadenti del Duca di Mantova, mentre ha reso la ‘dimora‘ di Rigoletto e Gilda in un spazio composito, cupamente dettagliato che occupa tutto lo spazio del palco (ricorda in qualche modo La Bohème messa in scena da Zeffirelli al Metropolitan). Una scelta efficace che però ha ridotto l’ostentazione di fascino e potere del Duca per lo più ad un saltare su e giù da un tavolo da pranzo appena abbellito da una tovaglia bianca. I costumi della Ivschina, tutti giocati su tinte scure neutre, evidenziano leggermente gli abiti più brillanti del protagonista.
La meravigliosa Gewandhaus Orchestra, che con una metafora automobilistica è paragonabile ad una berlina BMW, è sembrata più una vecchia Skoda sotto la direzione del Maestro Marcus Foremny, che procedeva sempre con la marcia sbagliata, sbandando per andare insieme alle cadenze, mostrando nessuna grazia, nessun controllo delle sonorità e nessuna eleganza. Tuttavia, non possiamo imputare all’orchestra  le colpe di una serata infelice. Sentiamo la classe di questo complesso nell’eleganza del minuetto della scena di seduzione tra il Duca e la  Contessa di Ceprano, o nel veramente  toccante “obbligato”per violoncello  nella parte finale del “Cortigiani, vil razza, dannata”.
Sia la  Gilda  di Eun Yee You che il Duca di Mantova di Leonardo Capalbo, si presentano agli occhi giovani e  attraenti ma solo raramente sono andati oltre gli standard di finalisti di un concorso internazionale di canto. Vocalità inconsistenti e artificiose che a malapena riescono a venir incontro alle richieste minime dei loro ruoli, emettendo a volte note alte sfocate e sgradevoli. Il fraseggio poi è inesistente e, come nel caso di Gilda, con frasi appena udibili, forse spacciate per  sfumate. Sono stati riaperti dei tagli e modificate delle “cadenze” forse allo scopo di aiutare e valorizzare al meglio i cantanti ma, visti gli esiti, sono solo stati degli inutili escamotage. Matthias Foremny, il direttore d’orchestra non è stato certo un valido supporto al canto. Il tenore il baritono hanno dovuto lottare contro i  suoi tempi inflessibili e del tutto indatti alla canto. Vittorio Vitelli, che ha eseguito un ottimo “Cortigiani” si è poi trovato “schiacciato” nel “Sì,vendetta’” dal rozzo baccano che  Foremny ha permesso si generasse. Nonostante ciò, Vitelli ha dato vita ad un Rigoletto spesso commovente, grazie agli ottimi colori sfoggiati nel fraseggio e un registro acuto sicuro e vigoroso.
Ad eccezione del Duca e di Rigoletto, tutti gli altri  ruoli sono stati affidati a elementi della compagnia stabile di Lipsia. Lo Sparafucile dalla voce potente, ma monocorde di James Moellenhoff ha avuto buona presenza scenica ed è stato vocalmente più efficace nel suo primo incontro con Rigoletto. La statuaria Maddelena di Karin Lovelius, finemente costruita e con un sonoro registro grave, ha rappresentato l’antagonista perfetta nel famoso Quartetto (“Bella figlia dell’amore”). Sia Viktor Sawaly (Borsa), che Sebastian Wartig (Marullo), hanno fatto mostra di voci attraenti e di un buono stile. Alquanto incerto invece il  Monterone di Jürgen Kurth, Carolin Masur (Giovanna) e  tutti gli altri ruoli minori, presi dall’ensemble hanno fornito una buona prova. Il Coro degli Uomini ha eseguito un’eccellente ‘Zitti, zitti‘ ma si è notata una problematica di coordinazione  fra la fossa e il palco, in particolare per tutti, solisti e coro, che erano impegnati nel primo atto.
Nonstante un’accoglienza generale piuttosto tiepida per una delle opere di maggior successo, questa produzione ha ricevuto un tributo finale entusiastico. Sarà interessante vedere come reggerà, specie se la si potrà vedere  cantata e suonata come merita. Foto Tom Schulze © Hopernhaus Leipzig

 

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