Madrid, Teatro Real:”Boris Godunov”

Madrid, Teatro Real, Stagione Lirica 2012/2013
“BORIS GODUNOV”
Dramma musicale popolare in dieci scene.
Musica di Modest Musorgskij, su libretto dello stesso compoisitore, tratto dalla tragedia omonima di Aleksandr Puskin  e dalla Storia dello Stato russo di Nikolaij Karamzín (1829).
Prima, a Madrid della versione completa con la strumentazione originale di Musogrskij del 1872 inclusa la scena della cattedrale di S.Basilio della versione del 1869.
Boris Godunov   GÜNTHER GROISSBÖCK
Fiódor ALEXANDRA KADURINA
Ksneija  ALINA YAROVAYA
La nutrice di Ksenija  MARGARITA NEKRASOVA
Il principe Sujskij  STEFAN MARGITA
Andrej Scelkalov YURI NECHAEV
Pimen  DMITRY ULYANOV
Grigorij (il falso Dimitrij)    MICHAEL KÖNIG
Marina Mniszech   JULIA GERTSEVA
Rangoni   EVGENY NIKITIN
Varlaam  ANATOLI KOTSCHERGA
Misaíl  JOHN EASTERLIN
L’ostessa  PILAR VÁZQUEZ
L’innocanete  ANDREY POPOV
Nikitich  KÁROLY SZEMERÉDY
Mitiushka  FERNANDO RADÓ
Un Boiardo  ANTONIO LOZANO
Il Boiardo Kruschov   TOMEU BIBILONI
Lavickij  ÁNGEL RODRÍGUEZ
Chernikovski RODRIGO ÁLVAREZ
Pequeños Cantores de la JORCAM
Coro e Orchestra del Teatro Real
Coro “Intermezzo” Orchestra Sinfonica di Madrid
Direttore Hartmut Haenchen
Maestro del Coro Andrés Máspero
Voci bianche dirette da Ana González
Regia  Johan Simons
Scene e luci  Jan Versweyveld
Costumi  Wojciech Dziedzic
Drammaturgia Jan Vandenhouwe
Nuova produzione del Teatro Real
Madrid, 13 ottobre 2012  
La versione offerta dal Teatro Real unisce le parti delle due versioni realizzate da Musorgskij, la prima tra il 1869/1870 e la seconda del 1871/1872. In questo modo si mescolano scene di ambedue le versioni dando un’idea più completa della vita dello zar russo: tutta l’attenzione non si concentra sul dramma psicologico, come avviene nella prima versione, ma si evidenzia il dramma dell’oppressione del popolo, che nella seconda versione è chiara nella scena scena del bosco di Kromij. Così come i personaggi di Grigorij, (il falso Dimitrij) e di Marina, in questa seconda stesura, acquistano un maggiore rilievo. Si può dire che ci sia uno stacco di natura “ideologica” tra le due partiture. Questa produzione madrilena ci offre l’interessante opportunità di seguire la vicenda su più livelli: il dramma psicologico di Boris unito alla spregiudicata ascesa al trono di Grigorij e quello del popolo russo che subisce gli eventi.
Lo spettacolo, firmato per le scene e i costumi da  Jan Versweyveld, si ispira all’estetica di un certo “costruttivismo” sovietico, qui intriso di un’atmosfera di claustrofobica oppressione. E’ una visione  atemporale, quella di Verswyeveld,  che supera la collocazione storica. Il regista, Johan Simons, con esiti non sempre convincenti, punta sui corsi e ricorsi storici. Con questa logica, che si si riflette anche nel diverso uso dei costumi, sulla scena si è visto veramente  di tutto e talvolta di dubbio gusto. Le luci e i movimenti delle masse, talvolta assai poco fluidi, non hanno  hanno aiutato lo spettatore a godere pienamente della musica.
Senza dubbio il successo maggiore è venuto dalla parte musicale della produzione. Dobbiamo in primis parlare del Pimen interpretato dal Dimitrij Ulyanov, che ha dato al personaggio una profondità e un impatto tanto teatrale quanto vocale di altissimo livello. Senza dubbio, la sua è stata la interpretazione migliore della serata. Valida, nel complesso, la prova del basso austriaco Gunther Grossbock nel ruolo del protagonista.Il suo timbro, di basso lirico, più vellutato di quello di Ulyanov, è usato dal cantante con intelligenza, omogeneità e varietà di colori. Nel suo Boris non emerge  però il lato crudele, tirannico del personaggio. Sul piano interpretativo Grossbock è  stato un po’ opaco. Anche  Michael Koning (Grigorij) ha offerto un’ottima prestazione vocale. Piuttosto limitata invece la sua caratterizzazione del personaggio. Sicuramente la regia non lo ha più di tanto aiutato.
Il reparto  femminile del cast  ha visto nel mezzosoprano russo Julia Gertseva una Marina di bell’impatto scenico.  Il canto è parso omogeneo, versatile e flessibile nelle sfumature. Pur nella brevità del suo ruolo, è riuscita a dare una impressione positiva anche il giovane soprano ucraino Alina Yarovaya (Ksenija).  Bella la gestualità e la linea di canto. dolce e ammaliante. Timbricamente meno interessante, ma drammaticamente ben costruito il Fjodor del mezzosoprano Alexandra Kadurina.
Il resto del cast ha visto un poco più che corretto Stefan Margita (Sujskij), validi invece Yuri Nechev (Scelkalov), Evgeny Nikitin (Rangoni), Anatoli Kotscherga (Varlaam), John Easterlin (Misail), quest’ultimo ha dato un tocco di humor particolarmente brillante. Particolarmente valorizzata dalla regia e ottimamente interpretata dal giovane tenore russo Andrey Popov. Valido anche l’apporto di Pilar Vasquez (l’ostessa), Antonio Lozano (Un Boiardo),  Tomeo Bibloni (Il Boiardo Chruscov) e  Angel Rodriguez (Lavickij). Sul piano di eccellenza la performance del Coro, così come dell’Orchestra che ha suonato con pulizia e sonorità limpide. Hartmut Haenchen nonostante abbia talvolta impresso dei tempi eccessivamente lenti, soprattutto tra la settima e decima scena, ha dimostrato di avere curato qualità del suono e lo sviluppo musicale e drammatico.

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