Roma, Teatro Vascello: Spellbound Contemporary Ballet: Relazioni (Pericolose)

Roma, Teatro Vascello, Stagione teatrale 2012-2013
“RELAZIONI [PERICOLOSE]
Spellbound Contemporary Ballet
Coreografia e set concept Mauro Astolfi
Con: Maria Cossu, Marianna Ombrosi, Alessandra Chirulli, Giuliana Mele, Gaia Mattioli,
Sofia Barbiero, Mario Laterza, Giacomo Todeschi, Michelangelo Puglisi.
Musiche originali Notfromearth
Scene Andrea Sorbera
Disegno Luci Marco Policastro
Roma, 9 ottobre 2012
Le relazioni sono pericolose. Appunto, Le relazioni pericolose. Ma non quelle di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos e del suo famoso romanzo epistolare del 1782, Il riferimento è solo uno spunto. Ogni relazione, anche quella che dovrebbe essere rassicurante, costruttiva o serena può trasformarsi in gabbia. Un viaggio sospettoso e poco rassicurante nell’universo relazionale. I danzatori raggiungono il palco dalla platea, hanno delle lettere, osservano, guardano negli occhi gli spettatori, li fissano, circospetti, seri. Non si fidano. La scena è disordinata, quasi desolante, una porta sullo sfondo, tanti tavoli, sedie e un divano. Un luogo di incontri, qualcosa accadrà. La porta si apre e comincia il gioco, quello delle relazioni, quasi sempre scontri più che incontri. Chi entra dalla porta è l’ospite, che cerca o subisce l’incontro. Danzano a due, a tre o molto di più. Solo alcuni sembrano intrighi a sfondo sensuale o più chiaramente sessuale. Il movimento è frenetico alla maniera di Mauro Astolfi, intricato, complesso, articolato. Gli incroci tra gli incontri incredibili. I corpi, in una continua promiscuità, si incastrano e sciolgono continuamente. Gli incontri sono fugaci, veloci o meno, poi ognuno per la sua strada, come nulla fosse. Non c’è mai tenerezza, la visione è negativa e l’universo dei rapporti pure. Il movimento è piuttosto monocorde, non sempre riesce a raccontare le sfumature profonde, il senso strisciante di continuo fallimento, le emozioni negli incontri, le paure, e se mai ci fossero, i dolori e le delusioni. Troppo spesso è un gioco di stile. In un caso resta impresso l’incontro tra due adulti-bambini con delle piccole sedie bianche. Sembra un gioco. Può ispirare tenerezza. Ancora un incontro tra un uomo ed una donna: lei implora un riconoscimento affettivo, si spoglia, lui la rifiuta, lei tenta di nuovo, e ancora. Lui se ne andrà. Memoria bauschiana. Per il resto emerge il grande atletismo degli straordinari danzatori, puliti, mai un traballamento; il lavoro di Astolfi su questi corpi è quasi maniacale, forse anche troppo. L’approccio con gli oggetti è molto bello, gli abitanti del luogo smontano e rimontano la scena continuamente dando nuove forme allo spazio e tutte le volte le relazioni con gli oggetti sono articolate e intriganti. Da vedere. Tanti applausi nel finale, un bel successo.

 

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