Toulouse, Théâtre du Capitole:”Rienzi”

Toulouse, Théatre du Capitole, Stagione Lirica 2012/2013
“RIENZI, der Letzte der Tribunen”
Grande Opera tragica su libretto del compositore, dal romanzo Rienzi, the last of the Roman Tribunes di Edward Bulwer-Lytton.
Musica di Richard Wagner
Cola di Rienzi TORSTERN KERL
Irene MARIKA SCHONBERG
Stefano Colonna RICHARD WIEGOLD
Adriano DANIELA SINDRAM
Paolo Orsini STEFAN HEIDEMANN
Il cardinale Orvieto RICHARD BORK
Baroncelli  MARC HELLER
Cecco del Vecchio LEONARDO NEIVA
Un messo di pace JENNIFER O’LOUGHLIN
L’ambasciatore di Milano LAURENT LABARBE
Orchestre National du Capitole, Coro du Capitole
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala de Milano
Direttore Pinchas Steinberg
Maestro del Coro Alfonso Caiani
Regia Jorge Lavelli
Scene Ricardo Sanchez Cuerda
Costumi Francesco Zito
Luci Jorge Lavelli, Roberto Traferri
Toulouse, 14 ottobre 2012

Per l’apertura della stagione, l’Opera di Toulouse ha fatto una scelta monumentale programmando la quarta opera di Richard Wagner: “Rienzi”. Essendo un lavoro giovanile quest’opera risente ancora degli stilemi del Grand’ Opéra francese e di un certo gusto italiano; alcuni con ironia la ritengono “la migliore opera di Meyerbeer”.Forse per questo motivo neppure Wagner stesso le diede l’onore di essere esguita durante il Festspielhaus di Bayreuth.Certo è che con fatica si distinguono gli accordi che porteranno alla creazione dell’opera seguente, il Vascello fantasma e al nuovo stile innovativo e veramente originale che faranno la gloria del compositore. Eseguita a Parigi al  “theatre Lyrique”in forma scenica nel 1869, in una versione in lingua francese di Charles Nuitter,  Rienzi ritorna in Francia nella lingua originale dopo più di un secolo d’assenza. E’ un avvenimento musicale molto atteso, benchè questa  versione  al Capitole si rifà a una edizione che riduceva l’opera in modo sostanziale.
Per nulla geniale, la regia di Jorge Lavelli, appare piuttosto sbiadita. Questo aspetto ha almeno il vantaggio di non essere irritante.
I costumi di Francesco Zito, privi di collocazione storica, sono tendenzialmente cupi, se escludiamo il tocco di  rosso  di un abito e per quelli del clero. Ritroviamo poi le “solite” divise che  confermano l’attuale tendenza a mescolare diverse epoche con l’intento  di riproporre nel tempo delle identiche situazioni e sentimenti che spinge l’umanità all’azione.
Del tutto gratuita l’entrata in scena del personaggio di Rienzi “novello Mussolini” su un cavallo bianco che non ha impressionato nessuno. In una triste scenografia composta da bronzee pareti metalliche che sembrano rappresentare un bunker, i personaggi  non sanno quel che fanno, mentre il coro e le comparse sono sempre piazzate in linea retta o in diagonale. Possiamo dire che quanto succede in quest’opera è reso comprensibile solo  grazie al canto, alla musica e al libretto.  Siamo convinti che di quest’opera potremmo ottenere un esito ancora migliore da una esecuzione in forma di concerto. A onore di cronaca, sono solo due gli effetti che rimangono impressi di questa produzione: la pioggia che, adeguatamente illuminta, va a creare sulle pareti un effetto simile alla vetrata di chiesa che richiama  San Giovanni in Laterano. L’altro è l’incendio che  chiude l’opera mostrando la città di Roma in fiamme.
La direzione del  Théatre du Capitole ha avuto la felice inutizione di affidare la concertazione di questo monumento wagneriano a  Pinchas Steinberg. Questo direttore, che conosce alla perfezione la partitura di Richard Wagner, l’ha saputa ravvivare. Il M° Steinberg,  già attraverso i temi esposti nell’ouverture e col suono lontano della tromba ci ha saputo immergere  nel cuore dell’azione. Gli attacchi sono sempre stati netti, gli agganci armonici morbidi, i passaggi lirici sempre ben evidenziati dagli archi, i tempi perfetti, ci hanno fatto capire fin da subito che non sarebbe stata una lettura noiosa. Una direzione energica per un’orchestra in grande forma, che ha saputo sostenere bene i solisti come il coro, con dinamiche prive di asprezze.
Torsten Kerl è stato un Rienzi semplicemente eccezionale. Ha incarnato il ruolo alla perfezione con una voce priva di difetti: timbro bronzeo, dagli acuti puri e chiari. La scrittura richiede un’ampia tessitura, ed è in ogni registro che abbiamo apprezzato le qualità della sua voce che ha brillato anche nei recitativi, degni  di nota per la perfetta dizione ed emissione dei suoni, il legato morbido che trova il suo apice nella celebre preghiera , vetta di musicalità. Un ruolo oneroso, dominato da Kerl senza nessuna  debolezza.
La rivelazione di questa produzione è stata il mezzosoprano Daniela Sindram (Adriano). Un ruolo complesso e di primo piano, che richiede una grande estensione vocale. La Sindram ha dimostrato di avere le carte in regola: la voce ampia e profonda si è ben adattata alla complessità psicologica del personaggio che ha scolpito evidenziandone  il coraggio, la sensibilità e la determinazione.
La voce passa i registri senza incertezze, sempre mantenendo i suoni omogenei e rotondi.Capace di simulare l’aspetto maschile nel rendere veritiero il suo personaggio applica un grande controllo per un’emissione perfetta e capace negli accenti drammatici.
Marika Schönberg (Irene) ha messo in luce una voce importante, purtroppo però non supportata da una tecnica adeguata: la proiezione del suono è alterna e così fatica ad emergere negli insiemi e, ancora peggio, il registro acuto appare alquanto fortunoso visto che la cantante tende a lanciare le note senza controllo alcuno. Anche lei, vittima di una regia che non ha saputo delineare un personaggio.
Jennifer O’Loughlin (Il Messaggiero di Pace), più a suo agio nel regiestro acuto che in quello  grave,  ha una voce chiara e buona dizione e ha apportato un po’ di freschezza in questo dramma. Marc Heller (Baroncelli) è un tenore dal timbro luminoso e dal registro acuto svettante. Aspettiamo l’occasione di sentirlo in un ruolo di maggior rilievo. Su un ottimo livello complessivo si è allineato tutto il resto del cast: Richard Bork (il Cardinale Orvieto), Richard Wiegold (Stefano Colonna), Stefan Heideman  (Paolo Orsini) e  Leonardo Nevia (Cecco del Vecchio). Il coro si è difeso con onore benchè malgrado sia stato malamente gestito dalla regia. Foto Tommaso Le Pera © Théatre du Capitole

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