Concerto per il decennale del Teatro delle Muse “Franco Corelli” di Ancona

Ancona, Teatro delle Muse “Franco Corelli” 
FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana
Direttore Carla Delfrate
Soprani Jessica PrattCarmela Remigio, Dimitra Theodossiou
Tenore Paolo Fanale
G.Verdi: “Nabucco”, Sinfonia; “La forza del destino”, Pace, pace mio Dio; G.Donizetti:“Linda di Chamounix, “O luce di quest’anima”; J.Massenet: “Thais”, Meditation;  G.Donizetti:“L’elisir d’amore”, Una furtiva lagrima; V.Bellini: “Norma“, Sinfonia; G.Donizetti: “Don Pasquale”, Quel guardo il cavaliere…So anch’io la virtù magica; G.Verdi: “, Preludio Atto I”; Macbeth:“La luce langue”;  Otello:“Canzone del salice…Ave Maria”.
Ancona, 28 ottobre 2012
Ancona ha festeggiato i dieci anni della riapertura del teatro delle Muse:un francobollo, visite gratuite e un concerto ed in tempi di crisi ed accesissime polemiche sui costi della politica, nessun biglietto omaggio ai rappresentanti delle istituzioni: il sindaco della città dorica Fiorello Gramillano ha imposto a tutti il pagamento del biglietto per sostenere il Teatro peraltro in gravi difficoltà finanziarie. Non si parla ancora di stagione lirica per il 2013 e sembra ormai scontato pensare che non ci sarà  se non questo evento concertistico: quasi una provocazione festeggiare 10 anni di teatro e di lirica e con un concerto di musica lirica proprio l’unico anno in cui non ci sarà alcuna stagione d’opera!
“Le Muse”, rimasto chiuse per 60 anni fra guerra, terremoti e progetti mai decollati, è statorestituito alla città nell’ottobre del 2002, con un concerto di Riccardo Muti, mentre al taglio del nastro presenziò il grande tenore anconetano Franco Corelli.
Il concerto per il decennale si è aperto dunque con la “Sinfonia” del Nabucco di Giuseppe Verdi. Fin dalle prime note, si è compreso quello che sarebbe stato uno dei punti deboli della serata: la conduzione del M° Carla Delfrate. Il suo gesto lacunoso e scolastico ha fatto sì che l’orchestra durante tutta la serata, sembrasse fragorosa, incolore. L’unico intervento orchestrale degno di questo termine è stata la celebre “Meditation” tratta dalla Thais di J. Massenet, non di certo per le dinamiche dettate dal concertatore ma per il sentimento, trasporto e professionalità traspariti dal solista di questa stupenda pagina, il M° Alessandro Cervo.
Dimitra Theodossiou ha aperto il concerto con “Pace, pace mio Dio” da La Forza del Destino di Giuseppe Verdi. Il soprano greco è riuscito ancora a una volta a catalizzare la platea con il colore vellutato ed ammaliante dei suoi centri. Sfodera pianissimi ma abusa di questo tipo di emissione, così come di inutili portamenti fino alla chiusa dell’aria risolta, non si sa perchè in chiave…”intimista”! Da Verdi a Donizetti, con  Jessica Pratt chiamata a sostituire l’attesissima Mariella Devia. La Pratt si è cimentata nella cavatina  della Linda di Chamounix, pagina  eseguita con professionalità e nulla più. Dal soprano australiano ci si aspettava un pizzico di brillantezza in più che  avrebbe indubbiamente valorizzato il suo registro acuto, punto di forza dell’artista, al contrario di una zona centrale non sempre “a fuoco”.
Il tenore Paolo Fanale nella sua unica aria “Una Furtiva Lagrima” è parso decisamente sottotono. Il timbro gradevole e l’istinto  musicale non  sono bastati a mascherare un poco gradevole vibrato “stretto” e acuti non sufficientemente proiettati. A lui Il Teatro ha voluto conferire il Premio “Franco Corelli” con una scultura realizzata dall’artista Paolo Annibali. Un premio indubbiamente  impegnativo per il giovane tenore.
Dopo una corretta esecuzione della “Sinfonia” dalla Norma belliniana, è ritornata il soprano Jessica Pratt, ancora in una pagina donizettiana, dal Don Pasquale: “Quel guardo il cavaliere, So anch’io la virtù magica“. Non possiamo molto discortarci da quanto detto per la pagina precedente: scarso slancio e senso dello stile latente. Il preludio del Macbeth ha introdotto l’aria “La Luce langue” cantata da  Dimitra Theodossiou sempre con la stessa ieraticità e grande presenza scenica, ma non vocale: suoni sfilacciati e acuti metallici lanciati con un’approsimazione disarmante.  Ultima a salire sul palcoscenico, Carmela Remigio che, nella celebre pagina dall’OtelloCanzone del salice… Ave Maria”  ha mostrato  eleganza, stile e bella linea di canto. Di certo non ha il corpo per essere in toto Desdemona, ma almeno qui,  è stata di una raffinatezza e una musicalità notevole. Ha sfoggiato un fraseggio da manuale arricchito da un timbro puro e cristallino, con l’uso di colori e di dinamiche musicali assolutamente piacevoli. Peccato per una certa tendenza a intubare l’emissione che perde così in naturalezza. La gestualità della Remigio, in altre occasioni piuttosto  sopra le righe, qui  è stata misurata e di  classe. Non poteva mancare un “bis”!..”La Tarantella” di Rossini cantata dai quattro solisti.

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