Milano, Teatro alla Scala: “Siegfried”

Milano, Teatro alla Scala, Stagione Lirica 2011/2012
“SIEGFRIED”
Seconda giornata in tre atti. Libretto e musica di Richard Wagner
Siegfried LANCE RYAN
Mime PETER BRONDER
Der Wanderer TERJE STENSVOLD
Alberich JOHANNES MARTIN KRÄNZLE
Fafner ALEXANDER TSYMBALYUK
Erda ANNA LARSSON
Brünnhilde NINA STEMME
Stimme des Waldvogels RINNAT MORIAH
Danzatori Yuta Hamaguchi, Albert Garcia Sauri, Christophe Linéré, Uri Burger, Gabriel Galindez Cruz
Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Daniel Barenboim
Regia Guy Cassiers
Scene Guy Cassiers e Enrico Bagnoli
Costumi Tim van Steenbergen
Luci Enrico Bagnoli
Video Arjen Klerkx e Kurt D’Haeseleer
In coproduzione con Staatsoper unter den Linden, Berlino
In collaborazione con Toneelhuis- Antwerpen
Milano, 31 ottobre 2012

La presenza di un titolo come quello di Siegfried, all’interno della corrente stagione scaligera, ha costituito  un appuntamento imperdibile sia per chi ama Wagner sia per coloro che hanno voluto accostarsi al musicista tedesco.
Una favola dell’avventura umana: l’iniziazione alla vita di un ragazzo orfano (Siegfried), cresciuto da un nano (Mime) nelle insidie quotidiane della foresta. Il viaggio di Siegfried si compie attraverso cinque prove: il riforgiare, mettendone insieme i frammenti, la spada Nothung (appartenuta al padre Siegmund), l’uccidere il drago Fafner nella foresta, il conoscere il linguaggio degli uccelli, lo scontrarsi col viandante (Wotan), il superamento del fuoco che avvolge il mausoleo nel quale dorme Brunilde. Con quest’ultima prova Siegfried conquista l’amore e nel contempo la coscienza di quella paura che fino a quel momento non aveva provato, nemmeno affrontando il drago.
Questa produzione, realizzata in collaborazione con la Staatsoper di Berlino, si è avvalsa della prestigiosa bacchetta di Daniel Barenboim e della regia di Guy Cassiers che ha unito la tecnologia più moderna ad una iconografia che si rifà all’antichità germanica pagana.
Enrico Bagnoli ha firmato le scene e le luci realizzando effetti meravigliosi e sorprendenti (un esempio su tutti: la suggestiva foresta nei pressi della caverna di Fafner, del secondo atto).
Per il primo atto (la fucina del nano Mime) lo scenografo ha ideato una struttura quadrata che occupava la parte centrale del palcoscenico, con pavimenti e pareti fatti di cubi e gabbie di ferro. I video di Arjen Klerkx e Kurt D’Haeseeler hanno saputo coinvolgere integrandosi perfettamente con l’impostazione del regista e dello scenografo. Di bell’impatto visivo, nella loro moderna eccentricità, i costumi creati da Tim Van Steenbergen, così come coinvolgenti sono state le coreografie di Sidi Larbi Cherkaoui eseguite da cinque bravissimi danzatori, intensamente impegnati anche nel realizzare con i loro corpi la creatura mostruosa Fafner.
Venendo alla parte vocale, si è perticolarmente messo in luce Lance Ryan, nei panni del protagonista. Il tenore ha dimostrato di possedere la resistenza fisica e vocale per sostenere un ruolo decisamente oneroso. Ryan  ha inoltre evidenziato una accurata attenzione nel plasmare la frase scenica, nel massimo rispetto della musicalità del dettato wagneriano. Nella sua recitazione e nelle movenze poi, ha perfettamente incarnato questa figura di eroe  per eccellenza, immemore e disinvolto e perciò eletto ad affrontare pericoli ch’egli non sa valutare e a sperimentare prodigi che a malapena sospetta.
Solida la vocalità di Terje Stensvold (Wotan in sembianze da mendicante) che, unita alla grande dimestichezza del ruolo, gli ha permesso di scavare nella profondità del personaggio, esprimendo le complesse emozioni del dio cesellando ogni singolo dettaglio con un gusto quasi liederistico. L’intensa Erda di Anna Larsson è parsa proprio come la dea della terra, la custode delle conoscenze del futuro, figura che mostra grande comprensione e profondità. Eccellente  il nano Mime interpretato da Peter Bronder. Una recitazione impeccabile basata su grandi qualità, anche acrobatiche. Ragguardevole la voce solida e sicurissima di Nina Stemme, anche se la sua Brunilde l’abbiamo potuta apprezzare solo nel terzo atto.
Omogeneo e di ottimo livello il restante cast vocale, dal quale segnaliamo in particolare le prova di Johannes Martin Kranzle (Alberich) – sicuro negli accenti e squillante nel timbro- e quella di Rinnat Moriah che interpretava il canto degli uccellini del bosco.  Le note più liete e sorprendenti dell’allestimento milanese giungono soprattutto dalla splendida direzione musicale di Daniel Barenboim e dalla prova dell’Orchestra del Teatro alla Scala sempre attenta e concentrata durante le quasi quattro ore di musica dell’opera wagneriana. Il pubblico- a tratti entusiastico- ha mostrato di aver apprezzato in toto la rappresentazione, gratificando voci, regia e direzione musicale.

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