Opéra di Toulon:”Madama Butterfly”

Toulon  Opéra, stagione lirica 2012 /2013
“MADAMA BUTTERFLY”
Tragedia giapponese in due atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dalla tragedia giapponese Madame Butterfly di David Belasco e dal racconto omonimo di John Luther Long
Editore Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano
Musica di Giacomo Puccini 
Madama Butterfly ADINA NITESCU
Suzuki GIOVANNA LANZA
Kate Pinkerton  AMANDINE PERRET
B.F. Pinkerton ARNOLD RUTKOWSKI
Sharpless FRANCK FERRARI
Goro JOSEPH SHOVELTON
Il principe Yamadori XIN WANG
Lo zio Bonzo NYAMADORJ ENKHBAT
Orchestra, Coro e corpo di ballo dell’Opéra di Toulon
Direttore Giuliano Carella
Regia Numa Sadoul
Scene Luc Londiveau
Costumi Katia Duflot
Luci Philippe Mombellet
Coproduzione con Opéra de Marseille e Opéra National de Bordeaux
Toulon 16 novembre  2012
La recente Madama Butterfly messa in scena dall’Opéra di Toulon,  pur essendo una produzione di qualche anno fa creata per il teatro di Marsiglia, qui ridotta per esigenze di spazio scenico, ha mantenuto tutto il suo fascino inalterato, restituita con uno stile sobrio ed essenziale molto vicino all’estetica giapponese. La scenografia di Luc Londiveau si presenta estremamente intimista: tutto si svolge nel giardino della piccola casa sulla collina, come unico spettatore un cielo nel quale, di quando in quando, fa capolino la luna. Gli elementi così essenziali e una lettura registica lineare ci inoltrano nell’essenza del dramma che coinvolge Cio-Cio-San nel più profondo del cuore.
Anche i costumi di Katia Duflot si allontanano volutamente da uno scontato folklore; spesso incolori, concedono solo qualche tenue macchia di colore, come per l’ampia veste bianca di Madama Butterfly dalle grandi maniche come ali di farfalla,o per gli ombrellini delle amiche di Butterfly che aprendosi tutti insieme creano un delicato effetto pittorico molto gradevole.
Efficaci le luci di Philippe Mombellet che inondano la scena di crudi raggi solari, passando poi con validi chiaro-scuri ad atmosfere notturne con dolci riflessi lunari.
La lettura del regista Numa Sadoul è assolutamente lineare e adeguata all’opera: ogni gesto, ogni espressione è eseguita in modo naturale. Solo nel  terzo atto vediamo la danza  macabra eseguita da Bonzo e dai ballerini truccati di bianco, colore che per la cultura giapponese significa lutto, presaga di sofferenza, anche se in verità distrae la concentrazione all’ascolto. Adina Nitescu si cala con convinzione nel ruolo di  Madama Butterfly. Si dimostra  un’interprete eccellente per la naturalezza della recitazione che porta e coinvolge il pubblico in un vero crescendo di commozione. Fin dalla sua prima apparizione sotto un baldacchino di veli la sua voce omogenea, di bel timbro, cattura l’attenzione. Le possiamo imputare un vibrato largo nelle note acute e i fiati corti alla fine delle frasi, ma il suo finale dell’opera non ha certo lasciato indifferenti riscuotendo molti applausi.
Arnold Rutkowski disegna un bel Pinkerton attraverso una vocalità che sfoggia un’adeguata ampiezza di suono anche se aspra; il colore è chiaro e la corretta tecnica offre acuti sicuri e smaglianti. Ha stile nell’attaccare i suoni e ben adatta la sua voce nei duetti con Cio-Cio-San o con Sharpless facendo di Pinkerton un personaggio di primo piano.
Frank Ferrari ben incarna il ruolo di Sharpless, ruolo scritto principalmente per il registro medio: fa emergere la rotondità del timbro baritonale e la profondità della voce che qui nel registro grave risulta tuttavia carente. La buona dizione fa di lui un interprete corretto e sobrio.
Giovanna Lanza, Suzuki, voce calda e ampia di mezzosoprano, interpreta con misura questo ruolo che riscuote sempre molto successo. Il gioco scenico è sottotono, ma si afferma vocalmente per la giusta proprietà tecnica che le permette di ben amalgamarsi con le voci dei colleghi nell’esecuzione dei vari duetti. Joseph Shvelton, Goro, voce di tenore chiara e sicura, sempre puntuale nei suoi interventi, delinea un personaggio rimarchevole. Il tenore Xi Wang, il principe Yamadori, e il basso Nyamdorj Enkhbat, lo zio Bonzo, rappresentano con eleganza e sobrietà due personaggi di cui possiedono il fisico e la voce. Il Maestro Giuliano Carella afferma la propria interpretazione attraverso un tempo vivo fin dall’ouverture; senza mai trascinare il tempo farà riaffiorare i momenti teneri e commoventi che pervadono quest’opera. L’orchestra e il violino solo, sostengono i solisti e il coro ridandoci la giusta sottile atmosfera che permea l’opera pucciniana.
Foto ©Frédéric Stéphan.

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