Ancona, Teatro delle Muse: “L’Enfant Prodigue” e “Cavalleria Rusticana”

Ancona, Teatro delle Muse “Corelli”, Stagione lirica 2012-2013
“L’ENFANT PRODIGUE”
Cantata per soli, coro e orchestra, L 61
Libretto di Édouard Guinand
Musica di Claude Debussy
Lia ELISABETTA MARTORANA
Azael DAVIDE GIUSTI
Simeon GIANFRANCO MONTRESOR
“CAVALLERIA RUSTICANA”
Melodramma in un atto su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, dal dramma omonimo di Giovanni Verga.
Musica di Pietro Mascagni
Turiddu KAMEN CHANEV
Alfio GIANFRANCO MONTRESOR
Santuzza   ANNA MALAVASI
Lola ALIONA STARICOVA
Lucia GIOVANNA DONADINI
FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”
Direttore d’orchestra Carla Delfrate
Maestro del coro Pasquale Veleno
Regia, scene, luci Arnaud Bernard
Nuovo allestimento Fondazione Teatro delle Muse Ancona,11 Gennaio 2013
Lirica “low cost”, ma che punta su giovani interpreti e scene minimali. Questa la stagione lirica in scena al Teatro delle Muse “Corelli” di Ancona che ha inaugurato con due nuove produzioni il dittico “L’enfant prodigue” di Claude Debussy e “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni. Una scelta imposta dal “budget” limitato che ha visto per l’intera stagione una disponibilità di soli  450,000 €. Un cartellone dunque che è stato creato e proposto tardivamente rispetto ai tempi tradizionali, ma che ha rispettato la sede temporale, l’inverno, per non sovrapporsi ad altri avvenimenti lirici della regione .Probabilmente un nuovo modello ,vista la situazione precaria delle risorse dei Teatri, per poter affrontare prossime esperienze operistiche.
Le due composizioni: L’enfant prodigue (1884), per soli e orchestra su libretto di Edouard Guinand e Cavalleria Rusticana (1890), opera in un unico atto, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci e tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga, sono quasi coeve, solo sei anni le separano.
I due compositori erano giovanissimi quando le scrissero: Debussy aveva 22 anni, Mascagni 27 anni e grazie a queste due composizioni entrambi vinsero un concorso: Debussy il “Prix de Rome”, Mascagni il concorso indetto dalla Casa Sonzogno.
La religione domina i due testi, ma vista sotto due aspetti molto diversi: “L’enfant prodigue”  è la parabola del “figliol prodigo” tratta dal Vangelo di Luca, musicata da colui che diventerà il maggior esponente dell’impressionismo musicale francese (insieme a Ravel); “Cavalleria Rusticana” è un’opera italiana profondamente viscerale (Verga-Verismo) e carnale, ma dominata dall’importanza che tutta la vicenda (che rispetta le unità aristoteliche di tempo e di luogo) si svolge nel giorno di Pasqua-Resurrezione di Gesù.
Regia, scene, costumi e luci erano del francese Arnaud Bernard che ha con mezzi scenici limitati sottolineato la lettura onirica dello spettacolo attraverso proiezioni, sfondi neri e costumi incolori potenziando  le luci e ieratici movimenti scenici  incorniciando cosi  un’inquietante  “nulla”. La croce, come simbolo cristiano e religioso, domina la scena del dittico. Implorata e lontana nell “Enfant Prodigue” come simbolo di speranza e di comunione alla sofferenza del distacco, più fisica e carnale nella “Cavalleria Rusticana” dove visivamente nelle proiezioni su sfondo è sfacciatamente consumata anche in contrapposizioni di nudo e sessualità. Speranza e peccato. Religiosità di contemplazione e religiosità isterica. Preti di campagna, perpetue e chierichetti inondavano la scena neppure fossimo presenti ad un Conclave. E’ chiaro che certe scelte regisiche sono obbligatoriamente dovute alle poche prove ed ai mezzi economici scarsi più che a motivazioni intellettuali di sorta. Comunque fingiamo di crederci, leggendoci  Freud  e la nascente psicoanalisi di fine ottocento.
Dirigeva la Form, l’orchestra Filarmonica Marchigiana, il Maestro Carla Delfrate, nonché segretario artistico del Teatro. La sua lettura piena di grandissime intenzioni è sembrata molto spesso alquanto scolastica ed incolore tanto che persino il noto ed atteso  “Intermezzo” della Cavalleria è riuscito a passare  in sordina. Nell’”Enfant prodigue” è sembrata alquanto sbrigativa, non soffermandosi  su quella lettura di intimo pudore che il grande Debussy era riuscito a  musicare a dispetto del testo convenzionale fornitogli da Edouard Guinand. In “Cavalleria Rusticana” poi solo a tratti è presente quella scura orchestrazione che prepara ai momenti drammatici o quei passaggi dal pianissimo al fortissimo che descrivevano un’alba, la nascita di un sentimento che tanto avrebbe aiutato il pubblico a comprendere le vicissitudini di un’azione che neppure in scena erano visibili.
Elisabetta Martorana era Lia. La sua interpretazione alquanto sopra le righe rispondeva senza dubbio a scelte registiche. Certo che certi movimenti scenici non erano supportati da slanci vocali adatti. Per quanto efficace nel fraseggio, la sua voce sembra ancora alquanto disomogenea nei gravi e meno ferma negli acuti.
Davide Giusti ha una bella voce ed un buon timbro ed ha interpretato un più che dignitoso Azael, nonostante le scelte registiche  lo abbiano portato a cantare anche fuori scena ma con la sua immagine proiettata a fondo scena, risultando poco udibile alla platea e coperto spesso dall’orchestra.
Il tenore Kamen Chanev era Turiddu, scenicamente sempre credibile nonostante alcuni interventi fuori stile. Quasi sempre musicalmente preciso ha avuto da parte sua il grande vantaggio di trovare spesso i giusti accenti espressivi  ed i giusti slanci vocali che seppure non sempre perfetti hanno per carattere sopperito  alla qualità del suono. Una prova la sua più che professionale. Interessante la scelta registica di farlo morire in  scena coperto  di sangue ed in completa solitudine.
Anna Malavasi è stata una Santuzza sanguigna e credibile. Addolorata ed isterica per scelte registiche è stata altresì vocalmente quasi sempre ineccepibile se non per una fastidiosa  tendenza a spingere un pò troppo rendendo così i suoni nel registro acuto alquanto forzati. Possiede un bellissimo timbro ed grande espressività A lei il pubblico ha tributato gli applausi più sinceri.
Gianfranco Montresor era sia  Simeon che Alfio e per un’indisposizione a seguito di un’annuncio ad inizio opera, ha chiaramente cantato con la giusta moderazione cercando di supportare i colleghi in scena e aiutare con professionalità lo svolgimento dello spettacolo.
Aliona Staricova era sia scenicamente che vocalmente una poco credibile Lola, discreta e funzionale allo spettacolo la prova di Giovanna Donadini  nel ruolo di Mamma Lucia.
Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto dal Maestro Pasquale Veleno ha come sempre ,nonostante delle piccole incertezze in qualche attacco, dato prova di grandissima professionalità e competenza.Pregevole la lettura della famosa pagina corale “Inneggiamo,il Signor non è morto”.
Un pubblico che ha saputo premiare gli interpreti con applausi e giusta partecipazione, ma che è sembrato abbastanza sottotono per essere l’inaugurazione di una stagione lirica. La crisi?Foto Bobo Antic.

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