Genova, Teatro Carlo Felice:”Macbeth”

Genova, Teatro Carlo Felice, Stagione Lirica  2012 /2013
MACBETH
Melodramma in quattro atti, libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dall’omonima tragedia di William Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Edizioni Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano
Macbeth GEORGE GAGNIDZE
Banco ROBERTO SCANDIUZZI
Lady Macbeth
MARIA GULEGHINA
Dama di Lady Macbeth
SARA CAPPELLINI MAGGIORE
Macduff
  RUBENS PELIZZARI
Malcolm VINCENZO COSTANZO
Medico FRANCESCO VERNA
Domestico di Macbeth FRANCESCO SORICHETTI
Un Sicario ALESSANDRO PASTORINO
Un Araldo ALESSIO BIANCHINI
Tre apparizioni FILIPPO BALESTRA, ELENA CARUSO*, FILIPPO BOGDANOVIC*
Coro e Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova
*Dal Coro di Voci bianche del Teatro Carlo Felice diretto da Gino Tanasini )
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del coro Patrizia Priarone
Regia e luci Henning Brockhaus
Scene Josef Svoboda
Ricostruzione dell’allestimento scenico Benito Leonori
Costumi Nanà Cecchi
Coreografie Maria Cristina Madau
Nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi diTrieste; Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
Genova, 19 gennaio 2013
Giuseppe Verdi amò molto Genova e vi trascorse molti periodi della sua lunga vita; ciò nonostante, il Teatro Carlo Felice non è stato considerato meritevole di ricevere lo stesso sostegno accordato ad altri teatri in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita del Cigno di Busseto. Genova, tuttavia, non ha rinunciato a rendere omaggio al grande musicista, proponendo tre titoli verdiani fino a maggio, primo dei quali è Macbeth, in replica fino al 27 gennaio. L’allestimento proposto, con la regia di Henning Brockhaus e le scene di Josef Svoboda (qui mirabilmente ricostruite da Benito Leonori), aveva già calcato il maggiore palcoscenico ligure nel lontano 1998, ma sembra non avvertire il peso dell’età. La scena è costituita principalmente da 8 teli irregolari che fungono da schermo per spettacolari proiezioni, ma che, se retroilluminati, lasciano trasparire ciò che si trova al di là di essi, dando la possibilità di rendere con straordinario effetto sia i molteplici cambi di scena che caratterizzano il più macabro lavoro di Verdi, sia l’apparizioni di fantasmi e spiriti. È impressionante come, grazie a questa tecnica, bastino pochi secondi per trasformare un sottile velo trasparente in una grezza muraglia di roccia, o come lo spettro di banco risulti visibile attraverso un specchio ed interagisca con il protagonista solo all’interno di esso. La prima apparizione di Lady Macbeth la vede circondata da streghe che più volte ritornano nel corso dello spettacolo e che sembrano quindi avere un ruolo superiore di quello assegnato loro in partitura: la loro presenza, visibile al pubblico ma non ai personaggi in scena, guida Lady nei momenti di brama e perfidia, circonda Macbeth durante il regicidio di Duncano, conduce il fantasma di Banco alla mensa del Re ed infine porta la regina alla fatale pazzia. Le streghe ci appaiono quindi come personificazione del male più assoluto, responsabili della morte e del sangue sparso, burattinaie degli uomini in scena che sprofondano in un’infernale spirale di omicidi. Tolta questa interessante rielaborazione, la regia di Brockhaus segue un andamento piuttosto lineare ed efficace, dal momento che sono soprattutto le qualità della scenografia a consentire le maggiori trovate sceniche. Unico neo di quanto visivamente ammirato, è consistito nel fatto che troppo spesso i protagonisti si trovassero a cantare in zone scarsamente illuminate e che quindi sopra di essi si riflettesse la proiezione della scenografia, rendendoli talvolta fastidiosamente invisibili ed impedendo di apprezzarne al meglio la gestualità. Decisamente toccante il coro in apertura dei quarto atto, che viene risolto facendo camminare i protagonisti in cerchio sopra uno sfondo astratto ed intricato, che al meglio ha reso la triste condizione degli esuli scozzesi.
Nel ruolo del titolo, George Gagnidze ha offerto nel complesso una buona prova, riuscendo a sopperire a qualche scorrettezza nell’emissione del suono (talvolta ingolato) con un timbro scuro e corposo ed un’interpretazione efficace e convincente.
La parte di Lady Macbeth è senza dubbio uno dei cavalli di battaglia di Maria Guleghina. Il soprano russo spicca per doti vocali, applicandosi con voce generosa e sonora, riuscendo a svettare spavalda sul coro e sull’orchestra lanciata a tutta forza nel concertato del finale primo e risolvendo con garbo e sensibilità anche la complessa scena del sonnambulismo. Un’analisi più profonda rivela una policromia del suono ben studiata, anche se un po’ meccanica per via dell’assenza di sfumature intermedie.
L’egemonia musicale esercitata dalla coppia regale lascia relativamente poco spazio agli altri personaggi della vicenda, che si sono comunque ben comportati. Roberto Scandiuzzi ha portato in scena un Banco apprezzabile, conferendo alla sua voce sonora di basso la drammaticità necessaria al ruolo.
Rubens Pelizzari è un tenore dalla vocalità agile che ben figura nel ruolo di Macduff; peccato per la “stecca” sul si bemolle in chiusura della romanza dell’atto IV, che macchia una prestazione altrimenti ottima. Corretto il Malcom di Vincenzo Costanzo e buona anche l’interpretazione di Sara Cappellini Maggiore e Francesco Verna nei duoli rispettivamente di dama di Lady Macbeth e Medico. Buona la prova delle altre parti minori e delle voci bianche ed ottima anche la performance del coro, preparato da Patrizia Priarone, specie nel coro del quarto atto (che tanto ha di contemporaneo).
Il grosso specchio che caratterizza la scena del brindisi, oltre a lasciar trasparire lo spettro di Banco, ci offre anche il riflesso frontale del direttore d’orchestra. La gestualità di Andrea Battistoni è tutt’altro che essenziale: la sua danza è intensa e movimentata al pari della lettura che conferisce allo spartito, talvolta un poco raffazzonata, ma vivace, brillante e coinvolgente; ottimo l’equilibrio sonoro tra palcoscenico e golfo mistico.
Nonostante l’invitante proposta del cartellone, con un titolo celebre ed un cast di prim’ordine, e forse anche complice l’allerta per neve, il pubblico è stato assente quanto mai ingiustificato. Galleria deserta, platea in parte vuota e con evidenti buchi; e pensare che la diretta streaming è stata visualizzata in oltre cinquanta paesi attorno al mondo… I pochi intimi sono stati comunque prodighi di applausi a tutto il cast, dimostrando apprezzamento per una produzione che, sebbene abbia perso molto del rivoluzionario e del meraviglioso che poteva avere al suo debutto, merita in ogni caso di essere apprezzata e magari promossa in misura maggiore dall’ente lirico stesso.

3 Comments

  1. Renato P.

    “Rubens Pelizzari è un tenore dalla vocalità agile che ben figura nel ruolo di Macduff; peccato per la stecca sul si bemolle in chiusura della romanza dell’atto IV, che macchia una prestazione altrimenti ottima”.

    Perchè non ci si ha certezza prima di scrivere? Non si tratta di un si bemolle ma di un la naturale…e poi francamente chiamare stecca la piccola incertezza su quella nota, mi sembra eccessivo.

  2. Luca B.

    Chiedo venia, è effettivamente un la (mi ha ingannato il “doppio bemolle”).
    Sul fatto che l’incertezza fosse così “piccola” come sostenete, non sono invece d’accordo, ma rispetto la vostra opinione; allo stesso modo mi auguro che rispettiate la mia ed evitiate toni aggressivi.
    Tengo inoltre a precisare che, nel complesso, ho personalmente apprezzato la performance di Pellizzari (che ebbi anche la fortuna di ascoltare a maggio in Cavalleria Rusticana e che mi convinse appieno) e che lo ritengo un validissimo artista. Purtroppo, si sa, uno “scivolone” puo capitare a tutti.
    Buona serata

  3. Renato P.

    Non volevo avere toni aggressivi e me ne scuso. Semplicemente le inesattezze (ancorchè piccole) mi indispongono perchè se ne leggono tante, specialmente nelle recensioni o negli articoli musicali. Tutto qui. Saluti.

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