Parma, Teatro Regio: “Un ballo in maschera”

Parma, Teatro Regio, Stagione Lirica 2013
“UN BALLO IN MASCHERA”
Melodramma in tre atti. Libretto di Antonio Somma, da Gustave III ou le bal masqué di Eugène Scribe
Musica di Giuseppe Verdi
Riccardo FRANCESCO MELI
Renato LUCA GRASSI
Amelia ANNA PIROZZI
Ulrica JULIA GERTSEVA
Oscar SERENA GAMBERONI
Silvano SERGIO VITALE
Samuel ENRICO TURCO
Tom FRANCESCO PALMIERI
Un giudice GIAN MARCO AVELLINO
Un servo ENRICO PAOLILLO
Filarmonica del Teatro Regio di Parma
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Massimo Zanetti
Maestro del Coro Martino Faggiani
Regia Massimo Gasparon da un’idea di Pierluigi Samaritani
Scene e costumi Pierluigi Samaritani
Luci Andrea Borelli
Coreografie Roberto Maria Pizzuto
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, 18 gennaio 2013
Il Teatro Regio di Parma ha inaugurato la Stagione Lirica 2013 con la ripresa del Ballo verdiano che nel 2011 inaugurò il Festival Verdi. Una scelta che, considerato il momento di crisi degli enti lirici in generale ma ancor più quello delicatissimo che sta attraversando il Teatro Regio, non stupisce. L’allestimento vede quindi ancora una volta la fiacca e stereotipata regia di Massimo Gasparon e scene e costumi di Pierluigi Samaritani: sospiri e braccia al petto in un guazzabuglio di colori che sembrano incontrarsi per caso sulla scena. Non una messa in scena tradizionale, quindi, ma totalmente “di maniera”. Occorre rimarcare però che l’allestimento è di proprietà del Teatro quindi prendiamo per buone queste riprese ancorché inefficaci: ci auguriamo, come tutti, momenti migliori. Anche in quest’occasione, parte del cast è rimasto il medesimo: Francesco Meli nel ruolo di Riccardo e Serena Gamberoni nei panni del paggio Oscar. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi, quindi? Sicuramente, rinnovati i vertici del Teatro, non sono mancati i cambiamenti. In quest’occasione, ha infatti fatto il suo debutto la Filarmonica del Teatro Regio di Parma che il Teatro ha provveduto ad audizionare e formare pochi giorni dopo la presentazione della stagione una volta smantellata l’Orchestra del Teatro Regio di Parma. Quasi scontato dirlo, ma la prima impressione è stata di precarietà, di mancanza – per motivi strettamente temporali in primis – di coesione e amalgama; un’orchestra di cui non ci è dato sapere l’effettivo impiego se non per la stagione corrente. A rendere ancor più infelice il battesimo della Filarmonica ha concorso anche la conduzione di Massimo Zanetti: monotono (nel Ballo!) quando non chiassoso (all’ultima scena del finale secondo il volume dell’orchestra era letteralmente allo sbando). Una prova che si è sostanzialmente limitata a far andare di pari passo buca e scena: poco altro. Per venire alla parte strettamente vocale, la trionfatrice della serata è stata Serena Gamberoni come Oscar, ruolo che attualmente può essere considerato a buon diritto il suo “cavallo di battaglia”: spigliata nella resa scenica e ottima in quella musicale è stata capace di infondere grandissimo rilievo a quello che spesso è destinato a rimanere un personaggio di secondo piano. Anche Francesco Meli come Riccardo ha confermato gli esiti positivi della prova precedente: il personaggio è risultato ancor più “meditato” e quindi convincente soprattutto al duetto con Amelia e più in generale all’ultimo atto, nonostante la zona acuta non timbratissima al Ma se m’è forza perderti. Permane il medium di soggiogante bellezza così come l’eleganza nel porgere. Aggiungiamo anche che, fra i protagonisti, i due sono stati gli unici a fornire una convincente prova attoriale, tentando di ovviare alla miriade di cliché proposti dalla regia. Anna Pirozzi sembrerebbe invece essere l’Amelia ideale di questo allestimento considerate tutte le sovrastrutture di cui ha caricato il personaggio: sovrastrutture che inevitabilmente hanno finito per inficiare anche la prova musicale. Fraseggio caricato e dizione un po’ confusa a parte, la zona centrale è risultata corposa e tornita a differenza di quella grave alquanto opaca: più laborioso il passaggio che si risolve spesso in acuti striduli, anche se più sicuri rispetto alla prima videotrasmessa. Piuttosto monotono il Renato di Luca Grassi, di voce più lirica e forse poco adatta a questo repertorio, cui è mancato vero e autentico slancio. Tre voci completamente slegate fra loro per la farraginosa Ulrica di Julia Gertseva: un grave inesistente, centro abbastanza sonoro ma non sufficiente da imporsi al terzetto e acuto faticoso. Il legato è stato poi inesistente.  Buoni Enrico Turco (Samuel) e Francesco Palmieri (Tom). Sufficiente il resto del cast e ottima la prova del Coro del Teatro Regio guidato da Martino Faggiani. A seguito della prima un po’ turbolenta, la replica del giorno 18 ha visto un pubblico plaudente ma veramente convinto solo con Gamberoni e Meli. Foto Roberto Ricci – Teatro Regio di Parma.

One Comment

  1. Irina Sorokina

    Buon giorno, sono stata a vedere ed ascoltare l’ultima recita di questo “Ballo in maschera” a me già noto, sono d’accordo come le cose ovvie, soprattutto con quelle che riguardano i cantanti; un ottimo Francesco Meli credibile nei panni del nobile e a tratti spensierato Riccardo ci ha regalato i momenti indimenticabili grazie a duna voce salda e morbida, ma soprattutto ai chiaroscuri sottili e alla cantilena liscia ed accarezzevole. Non da meno la giovane Virginia Tola che si è difesa benissimo nel difficile ruolo di Amelia, vocalmente impervio e dal punto di vista del vero teatro così poco interessante. La Serena Gamberoni nel ruolo di Oscar p una vera stella. Lo spettacolo di Samaritani può anche piacere per un certo tipo di bellezza, ma è una bellezza riciclata, vecchia come la maggior parte del pubblico del Regio purtroppo. Il glorioso teatro di Parma non fa altro che ammortizzare l’allestimento, me del resto cosa fare nei tempi che corrono. La cultura non si mangia, il famoso motto, invece l’Italia potrebbe benissimo mangiare grazie alla cultura! IL PAESE PIù BELLO DEL MONDO! Noi stranieri lo conosciamo ed amiamo molto di più degli italiani.
    Il lavoro di Gasparon (se mai è stato!) non può chiamarsi regia ridotta alla dimostrazione di gambe nude nella scena da Ulrica e al gioco col cappello del Giudice da parte dei paggi spensierati.
    Comunque, un pomeriggio al Regio speso bene, una grande musica, un buon canto.

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