Accademia Nazionale di Santa Cecilia: “Das Rheingold”

Roma, Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, Stagione di Musica Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia 2012-2013
“DAS RHEINGOLD” (L’oro del Reno)
Prologo alla Sagra scenica “Der ring des Nibelungen” (L’anello del Nibelungo) in un atto e quattro quadri
Libretto e musica di Richard Wagner
Wotan WOLFGANG KOCH
Donner MARTIN TZONEV
Froh ENDRIK WOTTRICH
Loge PETER GALLIARD
Alberich ANDREAS SCHEIBNER
Mime KURT AZESBERGER
Fasolt ROMAN ASTAKHOV
Fafner DIRK ALESCHUS
Fricka ULRIKE HELZEL
Freia NINA BERNSTEINER
Erda ANDREA BÖNIG
Woglinde TALIA OR
Wellgunde DAGMAR PECKOVA
Flosshilde HERMINE HASELBÖCK
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore Kirill Petrenko
Edizione in forma di concerto in occasione del bicentenario della nascita del compositore
Roma, 23 febbraio 2013

Stupenda edizione di “Das Rheingold” (L’oro del Reno) di Richard Wagner quella presentata in forma di concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per la stagione 2012/2013 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in occasione del bicentenario della nascita del compositore. L’Orchestra dell’Accademia è stata affidata al giovane, ma già affermatissimo direttore di origine russa, Kirill Petrenko. Il maestro, che dirigerà tutto il “Ring” wagneriano nel tempio di Bayreuth nel festival del bicentenario, ha anticipato qui per il pubblico romano la sua lettura del prologo del ciclo monumentale dell’Anello dei Nibelunghi. La direzione ci è apparsa stupefacente: impetuosa ed esuberante, un approccio giovane, fresco,  al capolavoro wagneriano,  alternato a momenti densi di ripiegamenti lirici, estenuati e sognanti. Praticamente una direzione ideale per il “Rheingold”! Il quarantenne maestro ci ha coinvolto nella descrizione di  un unico arco narrativo con una tensione emozionale che ha tenuto costantemente viva negli spettatori un’attenzione profonda per tutte le due ore e un quarto della durata della composizione. In particolare il direttore ci ha guidato nella nascita del mondo wagneriano in maniera sublime con quelle misteriose sonorità dei contrabbassi e poi dei fagotti quindi degli altri strumenti sull’immenso pedale di tonica del mi bemolle infinito che rappresenta la profondità del Reno. Successivamente la direzione si è snodata con perfezione lungo i meandri dell’immensa partitura facendo emergere i vari temi l’uno dall’altro con momenti di grande incisività nelle parti orchestrali di trapasso da una scena all’altra. Molto suggestive in proposito la descrizione della rocca del Walhalla, come anche il mutamento improvviso all’entrata allarmata di Freia o ancora nella discesa al Nibelheim, esplosiva, fragorosa con il grandioso martellante suono delle incudini; molto efficace anche la drammatica, violenta uccisione a randellate del gigante Fasolt per mano del fratello Fafner, resa vivida dai colpi secchi di timpano, violoncello e contrabbasso, seguita dalla costernazione degli dei durante la quale l’intervento di Fricka suadente, quasi cullante riesce a smorzare l’atmosfera violenta e conduce al grandioso finale con l’entrata degli dei nel Walhalla, reso epicamente dalla direzione del maestro. L’Orchestra dell’Accademia ha risposto in maniera pressoché perfetta al gesto mobilissimo e all’ottica interpretativa moderna di Kirill Petrenko, che ha costantemente mantenuto le sonorità anche nei momenti più concitati senza mai soverchiare le voci. Il primo grido di approvazione del pubblico è stata un’ immensa ovazione per il giovane direttore, che ha prontamente condiviso l’applauso con  tutte le sezioni orchestrali.
La compagnia di canto è stata abbastanza omogenea e ha contribuito in maniera notevole alla riuscita della serata assecondando i voleri interpretativi del maestro.
Wotan autorevole, dotato di timbro brunito, salda emissione vocale e sagace interpretazione si è mostrato il basso Wolfgang Koch, che canterà lo stesso ruolo anche al prossimo Festival di Bayreuth. Il mezzosoprano Ulrike Helzel, che ha interpretato il ruolo di Fricka è apparsa molto convincente, in possesso di una voce potente, ma anche venata di screziature sensuali che ben si addicono alla gelosa moglie di Wotan. L’astuto dio del fuoco, Loge, è stato personificato dal veterano Peter Galliard che pur mostrando qualche accenno di vibrato nella zona acuta, ha saputo piegare a fini interpretativi alcune incertezze che potevano esemplificare molto bene l’ambiguità del personaggio. Ha deluso invece parzialmente l’Alberich di Andreas Scheibner, che pur dotato di capacità interpretative discrete, ha mostrato timbro troppo chiaro e volume talvolta inadeguato come in particolare nella maledizione del nibelungo, dove è stato sommerso dalla potenza orchestrale; peccato giacché Alberich è personaggio fondamentale soprattutto nel “Rheingold”  più che nelle successive tappe del Ring. Viceversa ottimo il Mime subdolo di Kurt Azesberger, che pure nella brevità della sua parte ha offerto una grande interpretazione del personaggio.  Efficace anche se con qualche stridore nelle zone più acute il Fasolt di Roman Astakhov; un po’ tonitruante con difficoltà in alto più considerevoli il Fafner di Dirk Aleschus.  Molto buono il Donner di Martin Tzonev, leggermente ingolato invece il Froh di Endrik Wottrich, pur dotato di un bel timbro vocale. Di scarsa consistenza il timbro piuttosto chiaro di Andrea Bönig che ha vanificato in parte la misteriosa entrata di Erda, forse penalizzata dalla posizione in alto sopra l’orchestra. Molto brava anche l’interprete di Freia, Nina Bernsteiner. Tra le figlie del Reno la migliore è apparsa la Flosshilde di Hermine Haselböck, discreta la Woglinde di Talia Or, mentre usurata è sembrata la Wellgunde di Dagmar Peckova.
Alla fine grande successo di pubblico per tutti. Foto Riccardo Musacchio & Flavio Ianniello

2 Comments

  1. alessio legramante

    non sono affatto d’accordo.In primo luogo su tutti gli interpreti maschili tutti per lo meno inadeguati a fornire spessore vocale ed interpretativo.Non volgio nemmeno partlare di alberich e di Loge, avventure acustiche da dimenticare,ma anche Wotan…se lo stesso interprete va a Bayreuth avrà bisogno di tutto l’siuto di Dio!
    Nemmeno sulla direzione sono d’accordo:mi è sembrata molto distante,quasi disinteressata,e meno statuaria,com e mi sembra dovrebbe essere l’Oro del reno,più Kmapperbusch con la sua apparente staticità che Toscanini con la sua altrettanto apparente velocità.
    Ho apprezzato invece l’Erda che arriva,q2uasi in un sussurro, come da un sogno,lontana come deve essere la voce-ricordo siu una madre terra.

    Non me ne voglia Massimiliano Maurizi,ma per me una seratra da dimenticare.E dire che a 84 anni avevo rinnovato l0abbonamento proprio per questa occasione.
    Ma perchè il Ring non ce l’ha fatto sentire Pappano che a Londra, mi pare nel 2005,ha già fatto una cosa egregia?Ripeterlo a >Santa Cecilia, questo si che sarebbe un evento!
    Lei sottolinea gli applausi:ma il nostro pubblico è, si sa, generoso e forse incapace di sottolineare un insuccesso.
    Ho sentito, ahimè,applaudire anche chi doveva soltanto esser pregato di accomodarsi alla porta anche prima di aver terminato!In ogni modo, la preho di nuovo, non me ne voglia!

  2. alessio legramante

    Mi accorgo alla rilettura di numerosi refusi e ne chioedo scusa.
    In particolare una parte devo chiarificare, a evitare di essere frainteso.Io intendo di preferire un Rheingold alla Kmapperbusch,apparentemente lento ma statuario, monolitico,fatto di roccia ad uno che in ultima analisi,anche se più leggero di rivela meno profondo.

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