Ancona, Teatro delle Muse:” Madama Butterfly “

Ancona, Teatro dell Muse ”Franco Corelli” , Stagione lirica 2012/13
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in due atti, libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dalla tragedia giapponese Madame Butterfly di David Belasco e dal racconto omonimo di John Luther Long. Editore Universal Music Publishing Ricordi srl, Milano. Musica di Giacomo Puccini 
Madama Butterfly ELENA POPOVSKAYA
Suzuki ENKELEJDA SHKOSA
Kate Pinkerton ALIONA STARICOVA
B.F. Pinkerton LUCIANO GANCI
Sharpless GIANFRANCO MONTRESOR
Goro STUART PATTERSON
Il principe Yamadori GIACOMO MEDICI
Lo zio Bonzo GIANLUCA BREDA
Il commissario imperiale GIANNI PACI
L’ufficiale del registro ALESSANDRO PUCCI
FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro Lirico Marchigiano “V.Bellini”
Direttore Renato Palumbo
Maestro del Coro Pasquale Veleno
Regia, Scene e Luci Arnaud Bernard
Nuovo Allestimento Teatro dell Muse ”Franco Corelli”
Ancona, 8 Febbraio 2013

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse di Ancona, Madama Butterfly di G.Puccini ha chiuso la serratissima stagione lirica del capoluogo dorico. Regia, scene e luci erano del regista francese Arnaud Bernard che aveva già firmato alcune settimane prima il primo titolo della stagione “L’Enfant prodigue” di Debussy e “Cavalleria Rusticana” di Mascagni. Assolutamente in linea con austerità di mezzi e rigore stilistico, il regista ha saputo con poco ricreare le atmosfere nipponiche attraverso una scena sostanzialmente fissa. Le vicissitudini della sfortunata protagonista si svolgono all’ interno di una pedana inclinata di legno con due labirintici accessi laterali. Sotto questa un mare nero e profondo alle volte coperto di petali di carta rossi, nella stagione d’amore, poi lambito da centinaia e centinaia di bandierine americane tutte rivolte ad est ,nel tempo delle illusioni e poi il nulla, la stagione della  consapevolezza e della perdita dell’onore. Ci troviamo nel mondo interiore di Cio Cio San che come un’isola lontana  da tutto e da tutti viene contornata e lambita dall’esterno dalle vicissitudini e dalle debolezze dell’uomo. Un piccolo mondo che si sforza di mantenere purezza ed ingenuità, ma che poi cade e si sgretola nel dramma. Peccato che questa idea, nella realizzazione, appare poco curata: luci sporche (nel III atto infatti riflettono il PVC di sfondo), costumi ed attrezzeria scelte con poco gusto sia per materiale che per taglio e infine i cambi scena eccessivamente lunghi, per un impianto che, in sostanza, è fisso. Il limite più vistoso è però venuto dalla regia, o sarebbe meglio dire, la mancanza di questa che ci fa assistere alla solita sequela di gesti eccessivamente forzati, enfatici, che possiamo definire anacronistici. Avranno sicuramente pesato la scarsità di tempo e mezzi ma, parafrasando Ronconi qui è venuta a mancare la  capacità di entrare in rapporto con il testo, con lo  spazio, con gli interpreti  e con il  pubblico. C’è assolutamente da riconoscere in questo spettacolo un grande potenziale, rimasto in superficie e di conseguenza, anche piuttosto  noioso.
Alla guida della FORM Orchestra Filarmonica marchigiana, Renato Palumbo ha diretto con grande competenza ed evidente conoscenza stilistica. Una lettura di assoluta chiarezza  ed affidabilità che ha conosciuto particolari colpi d’ala interpretativi nell’Interludio orchestrale del terzo atto. Attento al ricco cromatismo della partitura protegge i solisti sostenuti nelle ragioni del canto non sempre in verità grati di cotanta attenzione. Elemento di spicco di questa produzione, oltre alla concertazione del maestro Palumbo, è stata la prestazione di Luciano Ganci. Il tenore romano, in ottima forma vocale, oltre ad essere un Pinkerton scenicamente e fisicamente ideale, ha cantato con giusto piglio il primo atto, trovando gli adeguati accenti nel duetto d’amore ed emergendo non solo per una credibile  irruenza scenica, ma al contempo con rara morbidezza di  suono. Poi nel “Fiorito asil” ha sostenuto con nostalgico affanno un arioso di solito interpretato da molti in maniera accademica anche grazie ad un bellissimo fraseggio ed un’ articolazione chiarissima.
La russa Elena Popovskaya, nel ruolo di titolo, ha assolutamente una voce importante per volume e per timbro tipica di un lirico spinto, ma ancora non possiede ricercatezza e varietà nel canto tanto che spesso, soprattutto nel registro centro grave non riesce a dominare la scena offuscandosi nei suoni orchestrali. Bisogna certo riconoscerle un impegno espressivo, tuttavia non sempre sorretto dalla plasticità della linea e da una dizione a volte  incomprensibile. E’ stata una Butterfly manierata e lo si coglie fin dalle prime battute, quando, dichiarando la propria età, i famosi quindici anni, sembra invero una sussiegosa matrona. Il pubblico ha comunque apprezzato la sua interpretazione, in particolare dopo la notissima aria “Un bel dì vedremo”. Puntuale la lettura di Enkelejda Shkosa  (che sostituiva Anna Malavasi), viva e credibile Suzuki nonostante anche lei soffrisse di una dizione alquanto nebulosa. Ha voce e presenza scenica assolutamente compatibili con la collega Popovskaya condividendo appunto stesso temperamento e stesse buone intenzioni. Gianfranco Montresor, ad onta di una vocalità non prorompente, ha sostenuto il ruolo  di Sharpless con  un buon fraseggio, con un controllo vocale sorvegliato  negli attacchi e nell’intonazione e con una linea generale  filtrata da accenti sottilissimi nobilitando così la caratura psicologica del personaggio e l’intima sensibilità. Completavano il cast:  Stuart Patterson un Goro credibile seppur di  maniera, il poderoso e tonante Gianluca Breda nel ruolo dello Zio Bonzo. Piuttosto alterne e deboli le prove di  Giacomo Medici (Yamadori), Aliona Staricova (Kate Pinkerton), Gianni Paci (il commissario imperiale) Alessandro Pucci (l’ufficiale del registro). Come sempre corretto e ben preparato il Coro Lirico Marchigiano V.Bellini diretto dal Maestro Pasquale Veleno. Teatro gremito e accoglienze calorose per tutti i protagonisti della serata.

 

 

 

 

2 Comments

  1. Marina Boagno

    Ho – purtroppo per me – assistito solo alla prova generale, ma condivido praticamente tutto della recensione di Davide Oliviero, e in modo particolare il giudizio sul giovane tenore Luciano Ganci, che seguo costantemente dal 2006, quando io stessa lo scelsi e presentai nel corso di un evento dedicato al ricordo di Franco Corelli. Desidero anche ringraziare l’autore per un piccolo (ma per me importante) particolare: il fatto di avere ricordato che il Teatro delle Muse è intitolato a Franco Corelli, fatto che purtroppo è passato virtualmente sotto silenzio e ignorato da moltissimi nella stessa Ancona.

Lascia un commento