Ermonela Jaho: Dall’Albania, con amore

Abbiamo incontrato il  giovane (classe 1974) soprano albanese all’Opéra di Toulon, in occasione del suo debutto nel ruolo di Blanche de la Force ne “Les Dialogues des Carmelites” di Francis Poulenc.
Perché questo debutto in un’opera piuttosto fuori dal repertorio tradizionale?
Negli ultimi tempi, assieme ai miei Agenti, valuto i nuovi ruoli da affrontare considerando non solo l’aspetto vocale, ma anche la componente “drammaturgica” del personaggio che devo interpretare, e Blanche rientrava perfettamente nei canoni che ritengo piu’ adatti alla mia sensibilità artistica.
Che idea ti sei fatta di Blanche?
Blanche è una persona tormentata, che ha paura di vivere, ha paura di essere abbandonata, come alla nascita fu abbandonata dalla madre, morta di parto; vede l’entrata in convento come il raggiungimento del suo ideale di libertà, e di protezione! Si sente responsabile per la morte della madre, che rivive nella morte di Madame de Croissy, che tanto faceva affidamento su di lei; e perciò continua a fuggire, finchè decide di non scappare più, e si unisce alle compagne, finalmente serena e libera, nel sacrificio della ghigliottina. Un grande personaggio, con un grande crescendo drammaturgico: una bella sfida!
Ermonela, possiamo dire che la tua è una carriera  all’insegna de “La Traviata”?
Direi proprio di sì! A 13 anni La Traviata fu la prima opera che vidi a teatro, e fu in quel momento che decisi che volevo assolutamente cantarla un giorno sul palcoscenico! Poi a 17 anni il mio debutto all’Opera di Tirana proprio nel ruolo di Violetta: da quel giorno sono passate oltre 200 recite di Traviata!

Quando è arrivata la svolta nella tua carriera?
Dopo aver vinto nel ’93 l’accesso all’Accademia Mantovana presieduta da Katia Ricciarelli, mi trasferii in Italia, passando quindi al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma; nel ’96 vinsi alcuni Concorsi (Puccini, Spontini e Zandonai), cominciando quindi ad avere i primi ruoli da protagonista. Ma la vera svolta nella mia carriera ha una data ben precisa: febbraio 2008! Ricordo ancora la telefonata del mio Agente che mi raggiunse nella mia abitazione a New York (dove Ermonela ancor oggi vive con suo marito Erwin, giovane ingegnere informatico, albanese pure lui), che mi invitava a prendere il primo aereo per Londra, ove avrei dovuto sostituire 48 ore dopo (proprio nel ruolo di Violetta) Anna Netrebko! Arrivata a Londra, ebbi solo il tempo per rinfrescarmi e fui portata subito al Covent Garden: 5 ore dopo sarei dovuta andare in scena! Potete immaginare il mio stato d’animo, ma forte fu la mia determinazione; mi dissi: adesso vediamo quello che vali! Un paio di prove al pianoforte con il Maestro Benini, due parole di incoraggiamento del mio Alfredo, il tenore Jonas Kaufmann, ed ero già in sala trucco! Quando il Sovrintendente della Royal Opera House si affacciò al proscenio per annunciare il forfait della Netrebko, in teatro si scatenarono vibrantissime proteste; fece il mio nome – sconosciuto ai più- assicurando il rimborso del biglietto a chi non si fosse ritenuto soddisfatto alla fine del primo atto; poi l’opera cominciò… e la mia avventura continua: ormai il Covent Garden è diventata la mia seconda casa!

Hai instaurato anche un rapporto privilegiato con il Maestro Pappano?
Nonostante abbia potuto lavorare con tanti grandi Direttori, da cui molto ho imparato, solo con Pappano sono entrata in perfetta simbiosi; è un Direttore che ti dice: “non mi guardare, io respiro con te”, è un Direttore che sa sempre quando deve darti una mano, senza che tu gliela richieda; è un Direttore che ti fa superare gli ostacoli senza che tu nemmeno li veda; è un Direttore con cui vado a nozze quando ti dice : “ la musica non si canta con il metronomo, il ritmo della musica sono i battiti del cuore!”. A lui devo pure il mio debutto in “Suor Angelica” alla ROH, dove fui chiamata all’ultimo momento per sostituire Anja Harteros: ed ebbi soltanto dieci giorni per preparare la parte, che non conoscevo affatto.
Ermonela, tante belle voci albanesi hanno invaso l’Occidente negli ultimi 15 anni: come te lo spieghi?
In Albania c’era una ottima scuola musicale, in più tanta tenacia ed un sano individualismo: riuscire in questo campo significava potersi riscattare! E così, quando la politica lo permise, tante belle realtà albanesi hanno seguito l’esempio di Inva Mula e Giuseppe Gipali e migrarono verso i maggiori teatri mondiali: siamo davvero una bella realtà!
Prossimi impegni e prossimi debutti?
Ancora tante Traviate e tante Butterfl, i personaggi a cui mi sento più legata, insieme a Suor Angelica, che riproporrò a Londra con Pappano; ma canterò anche La Rondine e Mimì. A fine 2013 debuttero’ “La Vestale” a Parigi, e poi Margherita (Mefistofele di Boito) ed Amelia (Simon Boccanegra). E poi, forse proprio qui a Tolone, Adriana Lecovreur!
Altre notizie su Ermonela Jaho le trovate nel suo sito ufficiale.

2 Comments

  1. Mario Valente

    Conobbi Ermonela Jaho in occasione della rappresentazione alla Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista a Venezia del “Siroe” (Metastasio-Haendel) nel dicembre 2000, nel corso delle celebrazioni per il 3° Centenario della nascita di Pietro Metastasio. Nel repertorio cosiddetto barocco, la cantante albanese mi fece un ottima impressione, sia per l’agilità di canto richiesta dalla musica haendeliana sia per l’espressività e per la dizione-declamazione. Da allora sembra che la cantante si sia oggi rivolta verso il repertorio ottocentesco e verdiano, e date le premesse professionali, qui mostrate anche dalla sua maturità artistica, dovrebbe senz’altro conseguire ulteriori successi.

  2. Francesco

    Ho appena scritto sul sito di Ermonela questo:
    Cara Ermonela, debbo ammettere che non ti conoscevo. Sono ormai un vecchio appassionato di opera (115 sono quelle note molte a memoria) che ricorda i cantanti degli anni 50/60 ma non i giovani. Ho avuto una bellissima sorpresa per la tua voce limpida e dotata anche di acuti a 32 bellissimi denti. Dopo essermi informato su internet mi sono spiegato anche il motivo della bella dizione italiana. Alla fine ti ho applaudita stando nel mio studio e ricorderò con molta simpatia questa bellissima serata.
    Un particolare che non ti riguarda. Non ho apprezzato la regia che ti ha attribuito una parte troppo violenta che non si addice minimamente al personaggio. Che dire poi della zia principessa che, rafferma sulle gambe, riesce a piegarsi come se fosse una giovinetta. Valli a capire questi registi.
    Ti faccio tanti auguri e ti auguro un crescente continuo di carriera.
    Francesco

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