Roma, Festival Equilibrio 2013: Sidi Larbi Cherkaoui

Roma, Auditorium Parco della Musica, “Equilibrio”, Festival della nuova danza
“PUZ/ZLE
Coreografia Sidi Larbi Cherkaoui
Musiche di  Jean-Claude Acquaviva, Kazunari Abe, Olga Wojciechowska
altre musiche Bruno Coulais, Tavagna, brani tradizionali dalla Corsica, Giappone e Medio Oriente.
Compagnia di Danza “Eastman”: Vittoria De Ferrari Sapetto, Leif Federico Firnhaber, Damien Fournier, Ben Fury, Louise Michel Jackson, Kazutomi Kozuki, Sang-Hun Lee,.Shintaro Oue, Valgerdur Rúnarsdóttir, Helder Seabra, Michael Watts
Live music A Filetta, Kazunari Abe, Fadia Tomb El-Hage
Roma 11 Febbraio 2013
Un grande struttura al centro della scena, un monolite, bianco. Delle immagini si riflettono sulla parete del blocco di pietra. Siamo in un museo, attraversiamo le grandi sale, una dietro l’altra. Vi sono delle sedie per osservare ma le pareti sono spoglie. Un uomo attraversa la scena, si dirige verso l’immagine, cerca di entrare in quelle stanze vuote, si muove come un automa, sbatte contro la parete, spinge, non riesce, torna indietro. Uno dopo l’altro uomini e donne si dirigono verso la parete, si accalcano, si ammassano, sbattono contro il muro, tra di loro, riprovano, movimenti meccanici, urti, ma non possono attraversare, non entreranno nel mondo della civiltà vuota. Da qui lo spazio non sarà mai più lo stesso, la grande struttura si muove, prende forma e si trasforma sotto le mani sapienti dei danzatori. Il viaggio ha inizio, un lungo vagare attraverso le civiltà dell’uomo. È la volta di Sidi Larbi Cherkaoui al Festival Equilibrio, Direttore Artistico della rassegna, e della sua compagnia Eastman. Padre marocchino, madre fiamminga, formato alla scuola di Alain Platel ed Anne Terese de Keersmaeker è un autore che fa tutto esaurito nei Festival più rinomati e prestigiosi, tra i più acclamati della scena internazionale. Speriamo per Roma che questa collaborazione duri a lungo.
Puz/zle, coprodotto tra gli altri dal Festival di Avignone trova ispirazione proprio da uno dei luoghi dove il Festival va in scena, la Carrière de Boulbon, cava dismessa ad una quindicina di chilometri dalla città. È qui, in questo luogo magico, affascinante che Cherkaoui immagina i corpi dei suoi ballerini a contatto con le rocce, intenti a costruire l’eterno divenire delle cose. Uno spettacolo quasi visionario, articolato, complesso, un meccanismo perfetto. I danzatori smontano la struttura iniziale fatta di grandi blocchi “similpietra” e cominciano il gioco del costruire e demolire. Un puzzle mai terminato, erigono templi, piramidi, obelischi, muri, simboli enormi, strutture architettoniche, un caleidoscopio infinito di immagini, alla ricerca dell’incastro perfetto. Protagonista la pietra, pietre e rovine, il gioco con la pietra, si lapida con la pietra, le strade con la pietra, la pietra è l’origine ma tutto crolla nulla resiste. Cherkaoui indaga ogni luogo, ogni storia. Come nella musica dalla voce sensuale della cantante libanese Fadia Tomb El-Hage, alla polifonia magnifica e immaginifica del gruppo corso A Filetta ed il meno lirico flautista e percussionista giapponese Kazunari Abe. Suoni meravigliosi di incredibile forza e finezza che come sempre in Cherkaoui attraversano origini e tradizioni, religiosità e laicità, il segno prezioso della multiculturalità.
I bellissimi danzatori si prestano al gioco con il loro stile, la loro danza, le loro origini e culture. Danze sfrenate, dal dinamismo eccezionale, ondulate, mosse, spesso scomposte, cadute e ricadute, grandi slanci, ma anche intime nei soli. Spesso violenta quella dei gruppi mima lotte, battaglie, corse infinite contro il tempo e tanto lavoro per costruire. Come burattini automatizzati, omini, mossi da scosse che sembrano elettriche gli uomini soccombono sotto ciò che loro stessi hanno costruito. Tra le pietre che ingoiano uomini e pezzi di uomini solo uno resta, quasi nudo, scolpito forse per restare o forse salvo per miracolo dall’apocalisse. Spettacolare, si assiste in un silenzio quasi sacro, si è rapiti come bambini dal gioco delle immagini e dall’eterno costruire, dalla fatica dell’uomo per lasciare il segno, dall’emozionante struttura. Eppure tra tanto fare e sotto le grandi architetture simboliche che invadono la scena la danza non sempre riesce a raccontare l’indagine sulle emozioni legate all’umano. Naturalmente ovazione finale, meritata, per tutti, per uno spettacolo talmente ricco che meriterebbe una seconda visita. Foto Musacchio & Ianniello

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