Verona, Teatro Filarmonico:”Attila”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2012/2013
“ATTILA”
Dramma lirica in un prologo e tre atti, libretto di Temistocle Solera, dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner.
Musica di Giuseppe Verdi
Attila, re degli Unni  ROBERTO TAGLIAVINI
Ezio, generale romano ROBERTO FRONTALI
Odabella figlia del signore d’Aquileja AMARILLI NIZZA
Foresto, cavaliere aquilejese GIUSEPPE GIPALI
Uldino ANTONELLO CERON
Leone SEUNG PIL CHOI
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del Coro Armando Tasso
Regia Georges Lavaudant
ripresa da Stefano Trespidi
Scene e costumi Jean-Pierre Vergier
Allestimento del 2008 della Fondazione Arena di Verona
Verona, 3 febbraio 2013
Prima pomeridiana (ore 15.30) per il secondo titolo in programma della stagione lirica al Teatro Filarmonico della Fondazione Arena di Verona. Dopo Macbeth  è la volta di un altro lavoro verdiano, Attila, proposto in un allestimento del 2008 della stessa Fondazione. In quella occasione non avevamo scritto dello spettacolo, chi scrive però vi aveva assistito e non ne portava un gran bel ricordo. La conferma di quella impressione la si è avuta in occasione di questa ripresa nell’anno verdiano. Le perplessità sono principalmente legate alle scelte registiche di Georges Lavaudant visualizzate dalle scene e costumi di Jean-Pierre Vergier. Si può accettare il minimalismo scenografico dato da un unico profilo roccioso grigio animato da proiezioni che dovrebbero creare l’atmosfera visiva delle varie scene. Abbiamo però detto “dovrebbero”, perchè già qui si presenta qualche elemento di perplessità: la Venezia che compare alla fine del Prologo (“Rivivrai più superba, più bella…ecc.), i Santi che si materializzano con Leone nel finale del primo atto e i fuochi d’artificio nel finale secondo atto. Queste proiezioni vanno però ad accentuare lo sconcerto maggiore legato ai costumi. Qui proprio non si capisce dove Lavaudant e Vergier siano andati a parare. Attila e seguito sembrerebbero anche degli Unni (ma le fogge sono in realtà più turchesche), passi ancora Odabella… ma Ezio e ancor più il Foresto in doppio petto nero? Gli abitanti di Aquileia, in abiti anni 40′?…Il top le “figlie degli Unni”, trasformate in tre fanciulle in abiti anni 50′ che sgambettano in improbabili mossette da avanspettacolo. Alla pantomima prende parte anche un alquanto illogico (in questo caso è giusto dirlo) centurione romano. Un vero guazzabuglio visivo che ci porta a concludere che l’allestimento è la parte debole di questo Attila. Proprio non si poteva avere un’alternativa migliore…?
Fortunatamente la parte musicale ha controbilanciato positivamente le carenze dello spettacolo. Andrea Battistoni (che aveva colto uno dei suoi primi importanti successi proprio con quest’opera a Busseto nel 2010) si disimpegna con abilità e personalità. Gli slanci e gli impeti ci sono tutti e si presentano (in qualche momento anche troppo e fa capolino l’effetto “banda”) puntuali nei momenti più “battaglieri” dell’opera. Battistoni ha inoltre mostrato una buona attenzione agli squarci lirici e alle ragioni del canto (l’accompagnamento a “Oh! Nel fuggente nuvolo” ci è parso un po’ troppo allentato). Nel complesso una valida concertazione. Globalmente valida la compagnia di canto. Roberto Tagliavini ha esordito nel ruolo protagonista. Sfoggia un buon corpo vocale e ci regala un Attila di bella presenza scenica e adeguatamente  autorevole e fiero. Roberto Frontali (per la prima volta si esibiva al Filarmonico di Verona) è un Ezio che denota una certa stanchezza vocale e qualche inflessione “verista”. Ha però una impostazione che potremmo definire “vecchio stampo”, ossia ben sul fiato, di conseguenza il suono risulta sempre ben puntato e squillante.  Amarilli Nizza non è di certo dotata di  uno strumento di particolare bellezza o potenza. Anche in questa occasione si percepiscono disuguaglianze di emissione e di squillo, soprattutto nei momenti  più veementi dell’opera. Si disimpegna con la professionalità che la contraddistingue e riesce a tratteggiare una Odabella sufficientemente vibrante e incisiva. Dopo aver annunciato una indisposizione, il tenore Giuseppe Gipali ha comunque portato positivamente a termine la recita. Il suo non è certo un Foresto guerriero (in questo contesto era anche impossibile esserlo!) ma elegante, morbido e patetico. Squillante e solido l’Uldino di Antonello Ceron. Buono Seung Pil Choi (Leone). Prova positiva anche per i complessi areniani. Teatro gremito, caloroso successo di pubblico. Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona

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