Parma, Teatro Regio: “Nabucco”

Parma, Teatro Regio, Stagione lirica 2013
“NABUCCO”
Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi
Musica di Giuseppe Verdi
Nabucco ROBERTO FRONTALI
Ismaele SERGIO ESCOBAR
Zaccaria MICHELE PERTUSI
Abigaille ANNA PIROZZI
Fenena ANNA MALAVASI
Il Gran Sacerdote di Belo GABRIELE SAGONA
Abdallo LUCA CASALIN
Anna ELENA BORIN
Filarmonica del Teatro Regio di Parma
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore  Renato Palumbo
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Daniele Abbado
ripresa da Boris Stetka
Scene e costumi Luigi Perego
Luci Valerio Alfieri
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, 6 marzo 2013
Come lo scorso anno, due sole opere per la stagione lirica del Teatro Regio di Parma se escludiamo l’esecuzione del terzo atto di Parsifal di Richard Wagner in un’unica data che si terrà a fine mese. A Nabucco di Giuseppe Verdi quindi è toccato il compito di chiudere la stagione dedicata al bicentenario verdiano. Anche per quest’occasione, tentando di ovviare giocoforza al momento di crisi, è stato recuperato un allestimento di proprietà del Teatro: allestimento che nacque a Torino nel 1997 per poi essere ripreso al Teatro Valli durante il Festival Verdi 2008. Sulla regia di Daniele Abbado (qui ripresa da Boris Stetka, suo storico collaboratore) è già stato scritto e detto molto. Sinteticamente, l’idea dominante è quella dell’enorme parete mobile che viene spostata a seconda delle scene in atto, soprattutto in concomitanza dei grandi momenti corali; le aperture sulla parete stessa vorrebbero focalizzare l’attenzione su uno o più personaggi come, ad esempio, l’ingresso di Nabucco al Tempio o la prigionia dello stesso. La stessa idea sarà ripresa poi con poche variazioni sia in Rigoletto e, a ben vedere, anche nella Cenerentola rossiniana. All’ingombrante presenza della scena, corrisponde una pochezza strettamente registica: di spazio per muoversi ne resta ben poco mentre il gesto è spesso stereotipato. Le luci di Valerio Alfieri sono calibrate su colori netti e riescono ad enfatizzare alcuni momenti come la scena di Abigaille che, ormai regina, riceve gli omaggi del popolo giocata su un abbagliante tono di rosso. Poco da dire sui costumi, che connotano in modo minimale gli Ebrei, in una vaga foggia anni ‘40 del ‘900, e di uno sfarzo piuttosto vistoso gli Assiri. Ricordavamo un costume diverso per Fenena, qui abbigliata come gli Ebrei forse a prefigurarne la conversione.
Complessivamente deludente la parte musicale ad eccezione, in parte, dello Zaccaria di Michele Pertusi. Fermo restando che quello del pontefice degli Ebrei non è e non potrà essere uno dei “suoi” ruoli per evidenti limiti di peso vocale, il canto è stato sempre corretto e sfumato, mai una parola lasciata al caso, mai una forzatura a prevaricare il proprio strumento: è raro sentire la preghiera della parte seconda eseguita così bene, tutta a fior di labbra. Alterna la prova di Roberto Frontali che in Nabucco non sembra trovare un ruolo particolarmente congeniale. Le prime due parti lo hanno visto in difficoltà nel mettere a fuoco la voce e, di conseguenza, il personaggio è rimasto completamente in ombra: sembrerebbe trovare maggior convinzione e volume solo dal duetto con Abigaille ma purtroppo l’accento si è rivelato troppo enfatico, lontanissimo da quello richiesto al re che vorrebbe salvare la figlia e riconquistare il proprio trono, così come la musicalità non sempre ineccepibile. Ascoltammo l’Abigaille di Anna Pirozzi per la prima volta ormai tre anni fa. Ci è sembrata migliorata rispetto ad allora, soprattutto nella zona acuta che, in quest’occasione, ci è parsa più ampia e irrobustita. Resta una grande disparità fra i vari registri, soprattutto per quanto riguarda il settore grave che suona fioco. Il ruolo sembrerebbe esserle congeniale solo per una sorta di elezione, non per doti reali: sono state evidenti le intenzioni nel voler accentare e enfatizzare la parola ma, purtroppo, non hanno trovato effetto nella resa vocale e musicale. Anna Malavasi è stata una Fenena di volume limitato, stridula in acuto e anonima nel fraseggio. Per Sergio Escobar (Ismaele) valgono le stesse considerazioni espresse durante il Don Carlo modenese: una voce sì importante ma che parrebbe addirittura “immodulabile” tanto viene emessa di forza. Corretti Gabriele Sagona (Gran Sacerdote di Belo) e Luca Casalin (Abdallo); insufficiente l’Anna di Elena BorinRenato Palumbo, a capo di un’orchestra (la neo-nata Filarmonica del Teatro Regio di Parma) ancora in via di formazione, non rinuncia ad una lettura accesa e vibrante anche se non sempre controllata nel dosaggio del volume: purtroppo, alcune intenzioni e fraseggi più lirici trovano solo parziale realizzazione. La prova del Coro del Teatro Regio di Parma, guidato da Martino Faggiani, è stata sì buona ma con alcune lacune soprattutto nella compagine femminile.
Il successo c’è stato per tutti ma stanco e cordiale: solo Michele Pertusi è stato applaudito con autentica convinzione. Nemmeno il bis del celebre Va’, pensiero a seguito di, a dire il vero, non numerose richieste. Foto Roberto Ricci – Teatro Regio di Parma.

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