Variazioni, concerto, sinfonia con l’Orchestra di Budapest

Torino, Auditorium “Giovanni Agnelli”, I Concerti del Lingotto 2012-2013 
Budapest Festival Orchestra
Direttore Iván Fischer
Oboe François Leleux 
Antonio Pasculli: Variazioni su un tema della Favorita di Donizetti per oboe e orchestra
Wolfgang Amadeus Mozart: Concerto per oboe e orchestra in do maggiore KV 414/285d
Franz Liszt: “Eine Faust-Symphonie”
Torino, 4 marzo 2013

Antonio Pasculli fu professore di oboe e corno inglese al Conservatorio di Palermo dal 1860 al 1913, e in tanti anni dedicati soprattutto all’attività didattica compose parafrasi, fantasie, rivisitazioni da melodrammi del primo Ottocento, come quella della Favorita di Donizetti, affidata alla voce protagonista dell’oboe. È il brano con cui Iván Fischer e François Leleux hanno voluto aprire il concerto della Budapest Festival Orchestra (fondata trent’anni fa dallo stesso Fischer), ospiti all’Auditorium del Lingotto di Torino. La pagina di Pasculli è articolata in due fasi, basate rispettivamente sui temi dell’aria di Fernando «Spirto gentil» e dell’aria di Ines «Dolce zeffiro, il seconda», le cui variazioni proseguono fino alla fine. Leleux è bravissimo a rendere una parte ricolma di fioriture, il cui stile sembra sospeso tra il Rossini più virtuosistico e gli slanci Belle Époque del Gran Ballo Excelsior. A onor del vero, gli effetti di Pasculli non sempre sono di gusto squisito, e talora tendono a gratuite leziosaggini, ma il solista li risolve con indolente e ironica solarità, attorniato dalla leggerezza trasparente dell’orchestra d’archi.
Nel concerto in do maggiore di Mozart la straordinaria bravura dei due interpreti emerge appieno: la direzione di Fischer è certamente scattante, ma mai rapida; e stupisce soprattutto la nitidezza del suono degli archi, in parallelo a quella dello strumento solista. L’oboe ha una parte di eccezionale valore musicale (in particolare nell’Adagio non troppo), comunque trattenuto nell’eleganza raffinata dello stile galante. Leleux insiste sulle “messe di voce” dello strumento, ossia sul suono specifico e localizzato, più che sull’effetto emozionale scaturito dal virtuosismo. La scrittura di Mozart diviene dunque una manifestazione di musica assoluta, momentaneamente affidata a un oboe con supporto di orchestra d’archi. Lievissimi ritenendo nel ritmo (una cifra stilistica della direzione di Fischer) accentuano anche nel Rondò finale le riprese dell’oboe solo, fino alla scintillante ed equilibratissima chiusa. Al termine della prima parte del concerto Leleux riceve grandi acclamazioni, e concede insieme all’orchestra di Fischer un delicatissimo bis, lontano sia da Pasculli sia da Mozart, più arcaico e più sognante ancora: la Danza degli spiriti beati di Gluck, in una versione trascritta naturalmente per oboe.
In opposizione alla leggerezza e alla relativa brevità dei brani della prima parte, nella seconda si staglia la monumentale Faust-Symphonie di Liszt, con cui l’ascoltatore si sposta agli anni Cinquanta dell’Ottocento e alle macerazioni faustiane d’età romantica. Fischer, così garbato nel concertare Pasculli e Mozart, assume in Liszt un gesto febbrile e quasi rabbioso, pur senza dare troppi attacchi agli orchestrali nell’Allegro impetuoso che apre l’opera; e nella virulenza dei conflitti di Faust tutti gli strumenti sgranano le note una a una (in particolare gli archi, che davvero paiono la sezione di punta del complesso). Nel movimento centrale (Andante soave che ha per protagonista il personaggio di Gretchen) il direttore esalta gli aspetti cantabili, anche oltre la generale dimensione narrativa che permette di intuire il dialogo tra Faust e la fanciulla in un meraviglioso giardino. Nella sezione mefistofelica (il movimento finale, Allegro vivace ironico) la presenza diabolica che segue i due tempi “umani” della sinfonia è risolta in chiave timbrica e coloristica: più che sul meccanismo ritmico, tanto complesso quanto nel movimento d’apertura, Fischer preferisce insistere sulle trasfigurazioni grottesche subite dai temi faustiani. Il direttore ungherese interpreta così una partitura di ampie dimensioni (Eine Faust-Symphonie richiede circa un’ora di esecuzione) alla ricerca della vitalità contrapposta: quella tormentata eppure positiva dell’uomo, e quella sarcastica e distruttrice del demone. Nella disposizione triadica voluta da Liszt neppure l’amore di Gretchen, collocato al centro, riesce a redimere l’uomo dalle tentazioni del maligno. Il reboante finale, condito di tanti stratagemmi espressivi già presenti nel Berlioz della Symphonie Fantastique, conquista unanimemente il pubblico del Lingotto: ancorché pericoloso, il maligno è sempre divertente e seducente. Foto per gentile concessione di Lingotto Musica Torino


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