Verona, Teatro Filarmonico: “Omaggio a Roland Petit”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica e di Balletto 2012/2013
“OMAGGIO A ROLAND PETIT”
Coreografia Denys Ganio
Musica Pëtr Il’ic Ciajkovskij
“Come le foglie”
Serenata per archi op. 48
Interpreti principali Giuseppe Picone, Alessia Gelmetti
“Paolo e Francesca”
Francesca da Rimini, fantasia per orchestra op. 32
Interpreti principali Amaya Ugarteche, Antonio Russo
“Il bambino di vetro”
Sinfonia n. 6 “Patetica” in si minore op. 74
Interpreti principali Alejandro Parente, Amaya Ugarteche, Teresa Strisciulli/Alessia Gelmetti
Orchestra, Corpo di ballo e tecnici dell’ Arena di Verona
Direttore Reinhard Seehafer
Direttore corpo di ballo Maria Grazia Garofoli
Scene Giuseppe De Filippi Venezia
Coordinamento costumi Anna Biagiotti
Verona, 24 marzo 2013
Ben mesto omaggio a Roland Petit quello che il Teatro Filarmonico di Verona ha offerto in apertura alla propria Stagione di Balletto. Siamo convinti che l’omaggio più sincero che si possa fare ad un artista, in questo caso un coreografo, sia quello di riproporre i lavori per cui è divenuto celebre. Proprio perché la sua arte non vada dimenticata dovrebbe essere ripresa e riproposta così come lui l’ha concepita. Ora, che omaggio sarebbe a Picasso senza nessuna delle sue opere in esposizione? È vero, si potrebbe omaggiare il cosiddetto “stile” dell’artista – cosa difficilissima-, fatto per cui ha optato il Teatro Filarmonico, ma… quali sono state le strade percorse da Petit? Infinite, decisamente. Sarebbe, almeno per noi, molto difficile riuscire ad inquadrarlo in un percorso unitario. Forse quello che caratterizza il percorso artistico del coreografo francese può essere visto nella sperimentazione (sperimentazioni più o meno ardite, più o meno amate…), una ricerca ininterrotta durata sino a pochi anni fa. Solitamente Petit viene considerato come uno degli ultimi “eredi” di Sergei Diaghilev, il fondatore dei leggendari Ballet Russes, a motivo dei prestigiosi allestimenti cui seppe dar vita per quella che, a buon diritto, fu la sua creatura: i Ballets de Marseille. Oltre a lavorare per celebratissimi danzatori seppe infatti conquistarsi anche il sodalizio di famosi artisti per soggetti, scene e costumi. Tutto ciò accadeva già all’epoca dei Ballets des Champs-Élysées, la sua prima compagnia fondata nel 1945. È qui che inizia uno dei percorsi-chiave di Roland Petit: quello di direttore di corpo di ballo e coreografo forte di una formazione accademica, ma sensibile agli influssi della “nuova danza”. Col tempo, il vocabolario della danse d’école troverà nei lavori di Petit varie forme e declinazioni. È al Petit «neoclassico» che Denys Ganioétoile dei Ballets de Marseille e primo interprete di lavori tra cui Les Intermittences du coeur, Casse-Noisette e Ma Pavlova– ha deciso di rifarsi per questo omaggio, costituito da tre quadri che hanno come fil rouge quello dell’amore e le musiche di Ciaikovsky.
Di neoclassico propriamente inteso, c’è stato solamente il secondo quadro intitolato Paolo e Francesca sulla Fantasia per orchestra op. 32. A nostro parere, è stato anche il pezzo più riuscito della serata: un duetto affettuoso, sincero e immediato a raccontare questo celebre e sfortunato amore. Peccato che il pezzo sia stato letteralmente zavorrato dalla presenza dell’interprete maschile, il Primo Ballerino Antonio Russo, in affanno nei salti, pesante nella dinamica e dalle pirouette completamente fuori asse. Al contrario, Amaya Ugarteche, anch’essa Prima Ballerina del Corpo di Ballo dell’Arena di Verona, è stata una Francesca emozionante e armoniosa nel sottolineare la freschezza del personaggio con un raffinato lavoro di braccia. Solo al finale ha perso tensione perché impacciata dall’acconciatura nello sciogliersi i capelli: era proprio necessario?
Il primo brano – Come le foglie sulla Serenata per archi op. 48– sia per l’uso dei colori (una predominanza di bianco, rosso e arancione), sia per la gestione in scena delle coppie che per la fluidità del disegno, ci è sembrato talvolta occhieggiare la celebre Pavana di José Limón. Un richiamo a certi tic cari a Roland Petit può essere riscontrato nel gioco di “spallucce” del quartetto femminile quasi a sottolinearne la coquetterie. La sezione centrale è invece occupata da un duetto piuttosto scialbo che non permette ai due interpreti (l’étoile internazionale Giuseppe Picone e la Prima Ballerina del Corpo di Ballo dell’Arena di Verona Alessia Gelmetti) di mettere in luce le loro reali capacità. Tutto resta sottotono, vagamente accennato e inespresso. Peccato: un’occasione sprecata.
Come ultimo brano viene proposto Il bambino di vetro sulla Sinfonia n. 6 “Patetica” in si minore op. 74. Da punto di vista strutturale, questo pezzo è davvero mal realizzato perché la drammaturgia non va di pari passo con la danza: semplicemente, tutto sembra sfuggire alla pretenziosità del progetto iniziale. Che cosa si capisce? Cosa si ricorda al termine? Poco, tutto sommato. La bella presenza dell’étoile ospite Alejandro Parente che affronta con discreto piglio giri e grand jetè; una scena di ballo o festa in cui è arduo trovare nella sezione femminile del Corpo di Ballo due développé vagamente allineati alla stessa altezza; tic nevrotici e frenetici appiccicati in malo modo alla sezione maschile; una gran confusione per quanto riguarda la gestione dei personaggi principali femminili. Ad (l)usum lectoris riportiamo che questo brano vorrebbe raccontare la vita di Ciaikovsky partendo dalla morte della madre per finire alla morte del compositore.
Più che un omaggio, un processo alle intenzioni… e nemmeno ben riuscito. Omaggio a Roland Petit replica fino al giorno 29 marzo. Foto Ennevi – Fondazione Arena di Verona.

3 Comments

  1. Giovanna

    Pur non avendo visto lo spettacolo sono d’accordo con lei. Questi ‘processi alle intenzioni’ potrebbero ancora essere accettabili se le stagioni di balletto dei teatri italiani fossero ricche come quelle del Bolshoi, ma anche di tanti altri paesi, dove si investe sulla cultura e non si tagliano i fondi.
    Quando le stagioni sono striminzite si dovrebbero mettere in scena solo balletti veramente essenziali per la storia della danza.

  2. Miguel

    Vorrei rammentare alla Sig. Ra Giovanna che prima fare un commento che, in tal sede, non rimane nella sfera personale ma viene considerato da una molteplicità di lettori grazie a questo meraviglioso strumento che è il regno della rete, DOVREBBE anzi DEVE almeno degnarsi di vedere l’esibizione, almeno per rispetto a coloro che hanno messo passione, impegno, e professionalità…..ed è meglio che non aggiungo altro!

  3. simonetta

    io lo spettacolo l’ho visto…e concordo pienamente con la critica,anzi avrei detto di peggio . Il brano peggiore per me è stato il passo a due . completamente antimusicale ( della serie la musica di qua e la coreografia di là) ho avuto un vago sospetto : che le prime 2 coreografie avessero due mani……. capisco anche che per un coreografo sia difficile creare per dei 40enni e a meno che non ci si chiami Kilyan……..orchestra da buttare povero Ciaikovkj forse la leggenda del suicidio è vera ……..con un orchestra postuma così non stupisce……..

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