Nino Martini: un tenore per Hollywood (seconda parte)

Nel giugno 1928 il tenore Giovanni Zenatello che col suo intuito musicale diede inizio nel 1913 alle stagioni liriche nell’Arena di Verona e che con la moglie, il mezzosoprano Maria Gay, aveva aperto una scuola di canto a New York, avuta notizia dei successi ottenuti dal suo concittadino, lo invita per una audizione nella sua villa in Quinto di Valpantena: vuole che canti i Puritani e, nel complimentarsi, gli dice che“è il solo tenore che canta tale opera nella giusta tonalità”. Martini studiava già canto con il soprano Lucia Crestani, ma a detta di Zenatello, l’insegnamento che gli veniva impartito anzichè sviluppare le qualità naturali della voce del giovane, lo sottoponeva a poco appropriati sforzi nell’affrontare il repertorio drammatico dove la Crestani dominava. Zenatello gli fa delle proposte concrete, lo istruisce nella scuola lirica: in breve tempo i progressi sono notevoli e le doti non comuni del giovane cantante rifulgono di splendida luce. In quello stesso anno, alla fine della stagione lirica in Arena della quale era impresario, Zenatello lo scrittura per una serie di concerti in Francia e nel Belgio: Martini canta al Kursaal di Ostenda e più tardi a Parigi, Marsiglia, Nizza, Tolosa, Montecarlo e Londra, ottenendo sempre uno strepitoso successo.
Conosce artisti lirici già affermati come Tito Schipa, Giacomo Lauri Volpi e Grace Moore che, fino alla sua tragica morte nel 1947, sarà al suo fianco al Metropolitan e in altri concerti. Al suo ritorno in Italia il maestro Toscanini gli concede una audizione alla Scala, ma i suoi precedenti impegni non gli permettono di accettare l’offerta di far parte della compagnia del famoso teatro. Zenatello diventa per Martini il padre che aveva perso da ragazzo e con Maria Gay sarà il suo impresario fino al 1946. Inizia il 1929 in Francia e Belgio con una serie di concerti, sempre con pieno successo; scrive alla mamma quasi ogni giorno raccontandole dei suoi successi, delle sue conoscenze (specialmente femminili) e anche di piccole cose e spese personali. La sera del 13 maggio 1929, assiste per caso a uno dei suoi concerti in Parigi Jesse Lasky, un magnate della cinematografia americana, il quale all’ indomani deve partire per gli Stati Uniti: Mr. Lasky è talmente entusiasta di aver scoperto questo nuovo tenore per il cinema americano da proporgli al mattino successivo, poche ore prima della sua partenza, un contratto per la Paramount Lasky Corporation “con inizio dal giorno di arrivo di Martini a Hollywood dopo essere partito da New York approssimativamente il giorno 1 agosto 1929” (sul contratto: “…commencing with the date of the Artist’s arrival in Hollywood, California, leaving New York City on or about august 1st, 1929.”)

Con Maurice Chevalier A Hollywood interpreta per la Paramount i films “Saluti da Hollywood”, “Night in Venice”, “Moonlight and Romance”, “Clair de luna”, “Cancion al Fado” (in tutti a fianco di Rosita Moreno), “Paramount on Parade” (con Maurice Chevalier); conosce artisti già famosi come Clara Bow, Dolores del Rio e il violinista Yehudi Menuhin che spesso lo invita a passare i fine settimana nella sua villa. Nell’agosto del 1930 canta a Milano nei teatri Puccini e del Popolo, a Roma all’inaugurazione del teatro Barberini. Nel febbraio del 1931 ritorna a New York dove inizia a cantare alla radio, passa l’estate in Italia e il 29 gennaio 1932 debutta a Filadelfia con la Philadelphia La Scala Opera Company nell’opera Rigoletto a fianco di Josephine Lucchese e John Charles Thomas. Il successo è così strepitoso che il pubblico vuole il bis della romanza “La donna è mobile” nonostante la rigorosa tradizione americana che vieta i bis: il bis viene concesso, interrompendo una consuetudine, per le insistenti richieste del pubblico delirante che impediva il prosieguo dell’opera. Il 4 febbraio, sempre con la Philadelphia La Scala, interpreta l’opera “I pescatori di perle” con J.Lucchese e J.C.Thomas ottenendo ancora uno strepitoso successo: quella sera, per non dover ancora rompere la consuetudine, la facciata del teatro è occupata da un grande cartello con la scritta “Non si concedono bis”. Nel novembre 1932 viene scritturato dalla C.B.S.(Columbia Broadcasting System), la più grande organizzazione radio americana, per conto della quale tiene due concerti alla settimana fino al novembre 1933:gli bastano sei mesi di concerti alla radio per accentrare su di sè l’attenzione di tutti i critici e di tutto il pubblico degli Stati Uniti diventando uno degli idoli delle folle. (fine seconda parte)

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