Opera di Roma: “Rienzi”

Teatro dell’Opera di Roma Stagione di Opere e Balletti 2012-2013
“RIENZI, L’Ultimo dei Tribuni”
Grande opera tragica in cinque atti
Libretto di Richard Wagner dal romanzo di Edward Bulwer Lytton
Musica di Richard Wagner
Cola Rienzi ANDREAS SCHAGER
Irene  MANUELA UHL
Stefano Colonna ROMAN ASTAKHOV
Adriano ANGELA DENOKE
Paolo Orsini LJUBOMIR PUSKARIC
Raimondo MILCHO BOROVINOV
Baroncelli MARTIN HOMRICH
Cecco del Vecchio JEAN LUC BALLESTRA
Un ambasciatore di pace HANNAH BRADBURY
Coro e Orchestra del Teatro dell’Opera
con la partecipazione del coro di voci bianche del teatro dell’Opera
Direttore Stefan Soltesz
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Maestro del coro delle voci bianche Josè Maria Sciuto
Regia Scene e Costumi Hugo de Ana
Movimenti Mimici Leda Lojodice
Luci Vinicio Cheli
Maestro d’Armi Renzo Musumeci Greco
nuovo allestimento del Teatro dell’Opera
Roma, 12 maggio 2013 

Spettacolo allestito dal teatro dell’Opera di Roma in occasione del bicentenario della nascita del compositore. Assai interessante la scelta di un titolo così desueto, rappresentato nelle precedenti stagioni una sola volta nel 1969, nonostante la vicenda sia così fortemente legata alla storia di Roma e la musica che la narra, oltre ad essere godibile sia pure nelle ipertrofiche dimensioni del grand opéra, contenga moltissimi elementi utili per la comprensione sia del momento culturale in cui fu concepita che dei futuri sviluppi dell’arte wagneriana. Viene proposta in versione non integrale con l’eliminazione dei ballabili e con alcuni tagli che tuttavia non alterano la coerenza dello svolgimento della già lunga vicenda, rendendone più godibile l’ascolto e probabilmente meno inutilmente gravosa l’esecuzione. E proprio in una prospettiva storica si colloca la lettura del direttore Stefan Soltesz, che spedita, essenziale, priva di enfasi ma sempre molto attenta a sottolineare le gradi arcate melodiche che la pervadono,  sottrae questa partitura e più in generale la musica di Wagner alle polemiche che spesso la accompagnano tra detrattori e fanatici estimatori, consentendo finalmente di valutarla ed apprezzarla per il suo intrinseco valore musicale senza attribuirle altri significati che, oltre forse a non appartenerle completamente, di certo non ne inficiano il valore artistico e l’ indiscutibile interesse culturale. Molto buona la impegnativa prova dell’orchestra del Teatro sensibilmente migliorata per quanto riguarda la qualità e la cura del suono. Ottimo il coro anche esso impegnato con successo in un evidente lungo ed accurato lavoro di preparazione musicale e scenica.
Nel ruolo eponimo il tenore Andreas Schager viene a capo della lunga e impegnativa parte con voce ampia e autorevole, restituendoci la complessità del personaggio nei suoi vari aspetti e giungendo all’aria dell’ultimo atto senza apparenti segni di fatica vocale e con intensa partecipazione, raccogliendo un meritato applauso. Efficace l’Irene di Manuela Uhl per resa vocale, musicalità e intenzioni interpretative. Assai brava Angela Denoke nel ruolo di Adriano sia sotto il profilo vocale che scenico anche se nell’aria, cantata con molta partecipazione, ha mostrato qualche suono un po’ fisso. Nel complesso tutti su un livello assai buono gli interpreti delle parti maschili secondarie:Roman Astakov (Stefano Colonna), Ljubomir Puskaric (Paolo Orsini), Martin Homrich (Baroncelli), Jean Luc Balestra (Cecco del Vecchio) e, forse con un volume in qualche frase non sempre adeguato, Milcho Borovinov nella parte di Raimondo. Molto ben cantata la parte dell’Ambasciatore di pace da Hannah Bradbury.
La regia le scene ed i costumi erano affidati a Hugo de Ana, il quale colloca la vicenda in una Roma decadente bellissima e elegantissima a vedersi, non ricostruita nei luoghi esatti del libretto  ma chiaramente evocata, almeno per i romani, dalla ricostruzione di alcuni elementi architettonici imponenti ma essenziali allo stesso tempo quali il portone del Pantheon, i Fori, la colonna Traiana, i sampietrini della pavimentazione e le statue equestri che sebbene non chiaramente identificabili  risultavano inequivocabilmente romane. Anche i costumi rimandavano ad un generico passato nel quale si legge lo scorrere della storia della città dal medioevo al tempo del compositore,  anche in questo caso con l’evidente intento, in linea con la lettura musicale, di rendere universale ed al di fuori del tempo la vicenda umana di Cola di Rienzo pur legandola intimamente alla città nella quale si è svolta. Tale chiave di lettura a nostro giudizio ha avuto il non piccolo merito di aver offerto al pubblico, oltre ad uno spettacolo di grande bellezza visiva ed efficacia teatrale, la possibilità di avvicinarsi a questa partitura, della quale è impossibile non ricordare fra l’altro che il manoscritto originale bruciò nel bunker di Hitler alla fine della seconda guerra mondiale, in maniera libera da strumentalizzazioni ideologiche di qualsivoglia segno. Splendidi infine i movimenti di scena ed i mutamenti del ritmo della recitazione sempre attuati all’interno del discorso musicale a sottolinearne con appropriatezza gli aspetti più salienti, senza mai creare dissonanze o conflitti. Unico aspetto che abbiamo trovato un pò distraente è stata la proiezione del testo che si compone progressivamente nelle lettere e poi nelle parole durante  la sinfonia. Per chi sa il latino, e probabilmente non solo, l’attenzione era nel complesso più volta ad indovinare il significato di quanto andava gradatamente a formarsi sul sipario piuttosto che a seguire il filo del discorso musicale oltretutto di uno dei momenti più belli e celebri di quest’opera. Molto interessante ed accurata la realizzazione del programma di sala, assai utile per accostarsi ad un titolo di così infrequente ascolto almeno in Italia e comunque, va detto, godibile anche senza troppe spiegazioni e commenti. Alla fine grande successo con lunghi e meritati applausi per tutti.  Foto Lelli e Masotti

 

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