Verona, Teatro Filarmonico: Prime esecuzioni e percussioni

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Sinfonica 2012/2013
Orchestra dell’Arena di Verona
Direttore Francesco Lanzillotta
Percussioni Li Biao
Guo Wenjing: “The rite of mountains”, Concerto per percussioni e orchestra op.47 (prima esecuzione italiana)
Carlo Galante: “Notturno a fino notte” (prima esecuzione assoluta)
Antonín Dvořák:
Sinfonia n.9 in mi minore op.95 “Dal nuovo mondo”  
Verona, 3 maggio, 2013
Anche nell’ultimo concerto della stagione sinfonica della Fondazione Arena, erano presenti lavori contemporanei e legate a scuole nazionali. Abbiamo così ascoltato nella prima parte il  Concerto per percussioni e orchestra op.47, “The Rite of Mountains” di Guo Wengjing e nella seconda, “Notturno a fino notte” di Carlo Galante, quest’ultima commissionata dalla Fondazione Arena e prima esecuzione assoluta, seguita dalla Sinfonia n.9 in mi minore op.95 “Dal nuovo mondo” di Antonín Dvořák.  “The Rite of Mountains” del compositore Guo Wengjing, è un concerto per strumenti a percussione e orchestra scritto per il grande percussionista cinese Li Biao in memoria del terribile terremoto del 2008  in Sichuan, che ha devastato la provincia natale del compositore. Sul  programma di sala si leggeva di una composizione in tre movimenti, il primo dei quali doveva essere una Toccata e Elegia per Marimba, dove la parte della marimba sarebbe intergrata nel tessuto orchestrale, invece di essere contrapposta all’orchestra, come avviene normalmente nella prassi concertistica.  Questo brano, senza nessuna  spiegazione o annuncio,  non è stato eseguito, e sicuramente la sua mancanza ha pesato sulla visione  complessiva del pezzo, rendendo così vano fare un’analisi e una relazione con gli altri due movimenti.   Di quelli ascoltati, il primo si è presentato come un’esplorazione di tutte le straordinare e suggestive  gamme espressive offerte da una vasta batteria di piatti e gong tradizionali e cinesi, con la  sola leggera punteggiatura di pochi strumenti  dell’orchestra. Nel’altro movimento (il terzo)  invece, il solista ha suonato vari tipi di percussioni e  grancasse.  L’orchestra, che ha visto anche la presenza in organico di  5 percussionisti, era costantemente impegnata.  La sezione degli archi è stata piuttosto penalizzata nel suono dalla preponderante presenza delle percussioni. Li Bao, già conosciuto e apprezzato per avere suonato con l’orchestra areniana  nel 2011 alla Biennale di Zagrabia, non ha deluso. La sua presenza scenica, al contempo, energica e composta, ha  galvanizzato il pubblico sulle mille sfumature che ha saputo produrre dai suoi strumenti, evocando effetti e atmosfere suggestive e sorprendenti. Oltre al suo virtuosismo, hanno colpito l’intensità e espressività della sua esecuzione; il  rigore e il risalto musicale, l’attenzione ad ogni minuto dettaglio tecnico e timbrico.

Nella seconda parte del concerto abbiamo inizialmente ascoltato  la prima esecuzione assoluta di “Notturno a fine notte” del compositore trentino Carlo Galante.  Come in altri suoi lavori,  ad esempio il suo precedente lavoro commissionato sempre dalla Fondazione Arena nel 2004, il balletto Notturno a Milano. Tardi in Piazza Duomo, il compositore ha utilizzato il tema della notte. In “Notturno a fine notte”, Galante, ha sovrapposto un linguaggio musicale contemporaneo a uno più marcatamente romantico, che nel loro insieme creano un’atmosfera di accorato mistero, resa vivida da  energie, luci e irrequietezze che si esauriscono nella ritrovata calma di  quella ‘fine notte’ del titolo. La Sinfonia n.9 ‘Dal Nuovo Mondo’ di Dvořák, opera sempre popolare e amata dal pubblico, e conosciutissima dalle orchestre che la possono veramente eseguire “ad occhi chiusi”, visto il gra numero di esecuzioni, ha chiuso la serata.  A parte la disattenzione  all’intonazione negl’accordi iniziali e finali  della sezione dei fiati, e la scarsa qualità del suono  degli archi, l’esecuzione è stata complessivamente apprezzabile, anche se l’interpretazione di Francesco Lanzillotta è parsa un po’ troppo ritmicamente “rilassata”. Una menzione speciale al corno inglese, Francesco Pomini, che ha suonato il celeberrimo assolo del secondo tempo con grande espressività. Il pubblico, che ovviamente ama molto questa composizione,  ha comunque  molto apprezzato applaudito con grande entusiasmo orchestra e direttore.  Foto Ennevi per Fondazione Arena

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