Raffaele Pé: Bella dama (Baroque cantatas)

Antonio Vivaldi: Cessate, omai cessate, RV 684; Nicola Porpora, Salve Regina; Alessandro Scarlatti, Bella dama di nome Santa; Infirmata vulnerata. Raffaele Pé (controtenore). Ensemble strumentale “Spiratato!”. Registrazione: St John’s Church, Notting Hill Gate, London, 30 giugno-6 luglio 2012. 1 CD Resonus.

Il titolo Bella dama, tratto dall’incipit di uno dei brani che compongono il disco, potrebbe trarre in inganno poiché fa pensare alla rappresentazione della donna cantante, virtuosa, protagonista musicale dell’arte barocca. Al contrario, le cantate proposte nel piccolo florilegio sacro-profano costituiscono un’importante rappresentazione della donna, nella sua virtù e nella sua bellezza, magnificata però da voce maschile. L’antologia s’intitola Bella dama, ma la voce di tutte e quattro le cantate per solo e orchestra d’archi è quella del controtenore, che ora deplora il rigore della donna amata, ora inneggia alla vergine Maria, trascorrendo quindi dall’ambito lirico a quello religioso, dal testo poetico italiano a quello liturgico latino, in un percorso di composizioni al limitare della cronologia barocca; Scarlatti, Vivaldi, Porpora nascono infatti tra gli anni Sessanta e Ottanta del Seicento, operando per lo più nei primi decenni del XVIII secolo, l’età d’oro della musica vocale e del melodramma in Italia. La voce di Raffaele Pé – il protagonista vocale al suo debutto discografico – ha bel timbro, più mezzosopranile che sopranile, ha una grana corposa, ed è anche dotata di apprezzabili armonici (per quanto possibile desumere dall’ascolto d’una registrazione). Il cantante dimostra un’impostazione molto corretta nell’emissione, da specialista qual è del repertorio barocco, mentre sul piano interpretativo può ancora maturare e raggiungere risultati più efficaci. L’ascolto dei vari numeri permette di apprezzare più momenti, musicalmente davvero interessanti. La seconda sezione della cantata vivaldiana, per esempio, è articolata in un bellissimo pizzicato, su cui s’innesta la voce di Pé, impegnata in melismi e abbellimenti di una certa difficoltà; il cantante li affronta in modo sicuro, anche se il registro si rivela disomogeneo in occasione di intervalli che cadono su note basse (in generale abbastanza deboli, sfocate e prive della necessaria cavata). La messa di voce non è impostata con quella fastidiosa fissità tipica della scuola di canto inglese (Pé è allievo, tra gli altri, di James Bowman), ma risente certamente dell’altezza del suono: buona nelle note centrali e acute, meno soddisfacente su quelle basse. La quadripartizione tipica della cantata vivaldiana (recitativo – aria – recitativo – aria) esigerebbe uno studio molto approfondito da parte del cantante affinché l’espressività del testo fosse valorizzata meglio; il fraseggio di Pé è purtroppo assai scialbo, sia nei due recitativi sia nella sezione finale («Nell’orrido albergo ricetto di pene»), le cui rapidissime agilità sono enunciate con qualche difficoltà nel giusto dosaggio del fiato. Il brano più interessante dell’intero CD è senza dubbio la rara composizione sacra di Porpora, Salve Regina, per una serie di finezze nell’impianto compositivo e armonico, che il gruppo Spiritato! rende con molta precisione e con suono trasparente. La lettura di Pé, insistendo sulle acciaccature e sui numerosi trilli, riesce piuttosto pesante, soprattutto nel versetto iniziale. La difficoltà virtuosistica obbliga poi l’interprete a scegliere un tempo piuttosto moderato per la seconda sezione, «Ad te clamamus», con un effetto di spegnimento che si riflette anche sulla piccola compagine degli archi: dove gli strumenti e la voce avrebbero potuto brillare è invece un’esecuzione fredda e trattenuta. Migliora nell’«Ad te suspiramus», in quanto a Pé sono sicuramente più congeniali i momenti elegiaci, di manifestazione del pianto e della disperazione, rispetto a quelli virtuosistici, drammatici o di altra espressività. Una lineare correttezza contraddistingue anche la cantata italiana di Scarlatti, eponima del CD; ma l’ascoltatore desidererebbe di più dalla voce di Pé: soprattutto nelle arie, al di là del garbo, dello stile apprezzabile eppure sempre compassato, si vorrebbero quel brio, quella fiamma, quel trasporto emotivo che hanno reso unica la vocalità barocca italiana. Il controtenore si limita evidentemente alla linea vocale superstite nei testi, senza aggiungere nulla e senza nulla variare nel corso delle riprese. La meraviglia dell’arte del XVII secolo («è del poeta il fin la meraviglia», scriveva Marino; ma lo si pretendeva anche dal cantore, e dal musico in particolare) appare nella voce di Pé appena accennata, e dunque poco entusiasmante. Molto apprezzabile per il nitore il suono del complesso Spiritato!, nato nel 2008 e formato di soli otto strumentisti (archi, flauto, arpicordo od organo) ma efficace nella resa degli affetti e delle tinte espressive di cui la cantata barocca è continuamente trapuntata. L’Introduttione alla Bella dama di nome Santa è l’unico brano completamente strumentale di tutte e quattro le composizioni, e la lettura dolente fa leva sulla sonorità sensuale ed elegiaca del flauto barocco, che dopo il primo recitativo ritorna quale strumento obbligato nelle due arie «Dal nome tuo credei» e «Il nome non vanta di santa colei». La cantata latina di Scarlatti è invece di impianto stilistico completamente diverso, perché lo strumento obbligato è l’arpicordo, e il compositore insiste su intervalli e soluzioni armoniche dissonanti, a rappresentazione del turbamento amoroso (e forse anche mistico, per quanto lascia intendere l’ambiguità del testo latino, le cui disperate invocazioni potrebbero essere rivolte alla domina della tradizione letteraria così come alla divinità). L’esecuzione di Pé non fa risaltare al meglio la qualità musicale, poiché molti passaggi della cantata sono affidati a una tessitura bassa, in cui emergono alcune debolezze. Il libretto che accompagna il CD è composto da quattro paginette in inglese, illustrative del repertorio dell’antologia, a firma di Andrew Benson (purtroppo prive di indicazioni sulla vocalità originaria delle cantate e sulla scelta del controtenore per l’esecuzione proposta); i testi delle cantate nella lingua originale e in traduzione inglese; i profili biografico-artistici del controtenore e della compagine strumentale.

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