Viterbo, Soqquadro Italiano: “Who’s afraid of Baroque?”

Viterbo, Tuscia Opera Festival, Chiesa di Santa Maria Nuova 
SOQQUADRO ITALIANO – “Who’s afraid of Baroque?”
Voce Vincenzo Capezzuto
Tiorba e chitarra barocca Simone Vallerotonda
Violoncello barocco Ludovico Minasi
Percussioni Gabriele Miracle
Regia Musicale Claudio Borgianni
In programma musiche di
Alessandro  Stradella, Francesco Corbetta, Giovanni Girolamo Kapsperger, Giulio Cesare Cortese,  Tradizionale (XVII sec.),  Andrea Falconieri, Fedippo Sgruttendio de Scafato, Domenico Mazzocchi,Tubiolo Benfare, Bartolomeo Stefani,  Giovan Battista Vitali, Domenico Micheletti, Anonimo (XVII sec.), Santiago de Murcia, Bartolomeo Bocchini,  Domenico Gabrinelli Carlo Maria Maggi.
Viterbo, 31 luglio 2013  

Viterbo è una delle città più belle d’Italia e il Tuscia Opera Festival ne è la principale manifestazione di musica classica: in seno alla 42esima edizione del Festival Barocco (26 luglio- 4 settembre 2013) l’ensemble Soqquadro Italiano propone un raffinato florilegio di composizioni barocche vocali affianco ad alcune meramente strumentali, tutte appartenenti al secolo a cavallo tra il XVI e XVII, in una quinta scenica stupenda, qual è la chiesa di Santa Maria Nuova (XI-XII sec.), che ha come unica pecca un’acustica non invidiabile. Agli spettatori immersi tra soffusi giochi di luce, che lasciavano intravedere i begli affreschi medievali della chiesa, si svela un gioco di rielaborazioni musicali, di reinterpretazioni dell’antico: la principale caratteristica di Soqquadro Italiano è difatti quella di miscelare a desuete, sconosciute partiture barocche sonorità dal gusto jazz, pop, distintamente moderne, a tratti anche etniche. Il risultato finale può piacere o meno: ma rimane la sensazione di un forte impatto, un gusto di sonorità certamente non comune, il tutto accompagnato da una regia musicale (Claudio Borgianni) caratterizzata da un intenso realismo, dove non erano infrequenti dialoghi e brevi momenti di recitazione tra il cantante e gli strumentisti. Vincenzo Capezzuto è la voce solista del gruppo. Una personalità poliedrica e una presenza scenica che ci azzardiamo a  definire “elfica”. Una voce androgina, quella di Capezzuto, controtenorile, ricca di sfumature. Capezzuto sfoggia un’emissione che guarda al barocco (senza il classico vibrato), esibisce belle messe di voce, si fa apprezzare per un trillo finale ne “Alla brutta scartellata” (Fedippo Sgruttendio de Scafato) e per le soavi fioriture della siciliana “Scuntenti cori miu” (Tubiolo Benfare). In “Speranze lusinghiere” (Domenico Micheletti) si diverte e fischiettare, cesella un languido fraseggio in “Occhi belli” – è anche bravo a non distrarsi per l’improvvisa caduta di uno strumento a percussione! – e termina con un ritmato e arduo sillabato, in napoletano, ne “La Canzone del Guarracino con l’addio di Meneghino”. Bravi i tre musici dell’ensemble, nell’accompagnamento alla voce, come nei vari pezzi strumentali (particolarmente apprezzabili ne “Il festino di Barba Bigo” del Gabrielli). Alla fine, dopo i calorosi applausi di un esiguo pubblico di appassionati stipati sulle panche della chiesa, i musicisti concedono due bis, lasciandoci ancora per un po’ immersi in un fascinoso mondo musicale perduto.  Foto Sergio Perini e Maurizio Montanari

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