Antonio Pappano e Mario Brunello al Settembre dell’Accademia

Verona, Teatro Filarmonico, XXII edizione del Settembre dell’Accademia
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore Antonio Pappano
Violoncello Mario Brunello
Antonin Dvořák: Concerto in Si minore op.104 per violoncello e orchestra
Ludwig van Beethoven: Sinfonia nr.5 in Do minore op.67
Verona, 22 settembre 2013

Per il quinto concerto del “Settembre dell’Accademia” arriva a Verona L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano per l’appuntamento più atteso della stagione, salutato da un Teatro Filarmonico sold out e da un pubblico unanimemente entusiasta per l’esito di una serata all’insegna di qualità e passione.  Capolavoro assoluto del repertorio violoncellistico, il Concerto in Si minore Op. 104 rappresenta una delle pagine più intense dell’ampio corpus di Antonin Dvořák, culmine creativo di una personalità musicale multiforme. La pagina è percorsa da un costante senso d’inquieta passionalità, riconducibile probabilmente alle vicende biografiche del compositore ceco e in particolare al suo amore impossibile per la cognata Josefina Cermàkovà, mentre stilisticamente rappresenta uno dei più perfetti esempi di quella commistione tra formalismo classico e caratterizzazione folklorico – tradizionale che contraddistingue l’opera di Dvořák. È interessante notare come la composizione sembri essere concepita come una sinfonia con violoncello concertante, visto il fitto intreccio strutturale che interamente la percorre e il fondamentale ruolo dell’orchestra nelle delineazioni tematiche, in un equilibratissimo dialogo col solista, di sapore più beethoveniano che tardoromantico.
L’intesa tra Antonio Pappano e Mario Brunello è ragguardevole, nell’alternarsi delle sonorità decise e dei relativi momenti di ripiegamento il solista mette in luce al meglio la grande cantabilità della pagina risolvendone la dimensione virtuosistica senza manierismi, in un’interpretazione più elegante che impetuosa. Già a partire dall’Allegro iniziale, dominato dal fervore romantico del perentorio tema principale, il canto del violoncello si intesse con le linee dell’orchestra in una trama perfetta, ora energica, ora delicata. Il suono di Brunello, caldo e volubile seppur non eccessivamente voluminoso, ben si presta a delineare i caratteri contrastanti del movimento che vede il suo apice nella ripresa del tema del corno in re maggiore da parte della voce solistica. Segue l’ispirato Adagio ma non troppo in cui si fa ancor più evidente il gioco di entralacement della scura voce baritonale del violoncello con le singole linee melodiche dei fiati, in un dialogo estatico da cui affiora il tema “Lasst mich allein” tratto dai Vier Lieder Op. 82 e dedicato alla cognata Josefina. Strepitosa la sezione dei legni, che vanta prime parti del calibro di Francesco Di Rosa, Andrea Oliva e Stefano Novelli, impeccabili complici di Pappano e Brunello nella magistrale resa dell’incanto sonoro della pagina. Nel virtuosistico finale –Allegro moderato– l’inconfondibile ritmo incisivo del tema solistico risolve la tensione armonica dell’introduzione orchestrale inerpicandosi nel registro acuto e mettendo in luce le molteplici possibilità tecniche del violoncello in tale tessitura. Nella coda ecco nuovamente la citazione di “Lasst mich allein” –in un procedimento ciclico che accomuna il concerto alla celebre Sinfonia “dal nuovo mondo”- che va infine ad alimentare la conclusione di grande effetto. Molti vivissimi applausi per Mario Brunello, che si congeda con il celebre Preludio dalla Suite in Sol maggiore BWV 1007 di J. S. Bach e con un ulteriore encore dal sapore blues.
Sono i colpi del destino che bussa alla nostra porta”, così rispose Beethoven alla domanda del suo primo biografo Schindler riguardo il significato del celeberrimo attacco della Quinta Sinfonia, cifra distintiva dell’iniziale Allegro con brio quale suprema applicazione del carattere tragico della tonalità di Do minore nel tipicamente beethoveniano contrasto di due idee tematiche. Pappano opta per tempi piuttosto spediti, anche nei seguenti Andante con moto (in cui il compositore si mostra precursore di certe scelte che caratterizzeranno l’opera di Dvorak inserendo temi di matrice popolare) e Allegro, non venendo meno tuttavia a un’accurata caratterizzazione del fitto intreccio di significati allegorici e moraleggianti di matrice illuminista. Quest’ultimo scherzo presenta un fosco ed inquieto tema dei bassi subito ben evidenziato dalla lettura di Pappano, seguito dal ritorno del tema “del destino,” in un episodio di grande intensità drammatica.
L’Allegro finale sembra presentarsi come la summa risolutiva delle conflittualità precedentemente esposte, in una trionfale esposizione che suggerisce una prospettiva ottimistica dello spunto iniziale dell’opera: in questo caso infatti il rapporto tra il primo ed il secondo tema non è più di opposizione ma si rivela come un’effettiva complementarietà. L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si conferma la più interessante sulla scena italiana confezionando –con invidiabile coesione tra le sezioni- un’esecuzione di livello eccelso, accolta dal boato di una platea catturata e coinvolta fino in fondo dalla tangibile e appassionata intenzione comunicativa dei professori d’orchestra guidati dal loro “Sir Tony”.  Tra i bis non può mancare un omaggio a Verdi, con un’interpretazione del preludio de La Traviata di qualità e rifinitura ben differenti rispetto alle esecuzioni che affollano la scena areniana veronese. Infine un divertente Pas de six dal Guillame Tell di Rossini, per un rinnovato calorosissimo successo. Foto Brenzoni

 

 

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