La nuova “Giselle” di Mancini per MaggioDanza

Firenze, Teatro Comunale, Stagione lirica e di balletto 2012/2013
“GISELLE, ou LE WILLIS”
Balletto in due atti. Coreografia, drammaturgia, scene e costumi di Giorgio Mancini
Musica di Adolphe Adam
La Prima ballerina o Giselle LETIZIA GIULIANI
L’Étoile ospite o Albrecht ZHANI LUKAJ
Il Primo ballerino o Hilarion LEONE BARILLI
Il Danzatore o Wilfrid CRISTIANO COLANGELO
Myrtha GISELA CARMONA GALVEZ
Corpo di ballo MaggioDanza
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Giuseppe La Malfa
Luci François Saint-Cyr
Collaboratore alla drammaturgia Luca Berni
Ideazione spazio scenico Roberta Lazzeri
Nuova produzione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.
Prima esecuzione assoluta
Firenze, 5 ottobre 2013

Giselle, ou les Willis, potrebbe sembrare il tipico rifacimento di un grande classico del balletto, ambiguo nel titolo quanto basta per attrarre il pubblico tradizionalista e riformulato per calzare a pennello su una compagnia che quel repertorio proprio non se lo può permettere. Non tanto per carenze tecniche o interpretative ma proprio per una questione di numeri, i ballerini rimasti non sarebbero probabilmente sufficienti a dare vita al sogno romantico dell’accoppiata Coralli-Perrot.
Del resto quel che conta è che Maggiodanza sia sopravvissuta alla bufera da rischio chiusura, almeno momentaneamente, ma il risultato della scrematura si percepisce sonoramente nelle obbligate scelte artistiche. Ne saprà qualcosa il direttore “temporaneo” Giorgio Mancini, memore della conduzione 2003-2007, richiamato a trainare la compagnia, o meglio quel che ne resta,  dopo le dimissioni di Francesco Ventriglia. Il Mancini anche coreografo dunque, estrae da questo cappello sgualcito dai tagli una fiaba moderna, da quei film che sfociano di quando in quando in cartoni animati, dove ogni personaggio ha una doppia identità, in questo caso anche tripla per la corrispondenza tra la compagnia al centro dell’intreccio e Maggiodanza.
La trama si dipana infatti tra la realtà di una sala prove e la performance di Giselle vera e propria, in un’atmosfera che fonde la cronaca dei sentimenti allo svolgersi della vicenda fiabesca, ricordandoci le intenzioni di Darren Aronofsky col suo Black Swan, fortunatamente con risvolti meno inquietanti.
In scena una compagnia di danzatori che alterna l’allenamento alla sbarra alle prove dell’imminente spettacolo, la Giselle danzata da una spigliata e graziosa prima ballerina. Qui la realtà della performance si sovrappone perfettamente a quella dei fatti grazie all’interpretazione di Letizia Giuliani che, con la spensieratezza di una ragazzina, trascina letteralmente la compagnia, regalando al pubblico leggerezza ed eteree sospensioni di una precisione invidiabile. La protagonista femminile, affiancata dal un altrettanto radiosa Gisela Carmona Gálvez nei panni dell’insegnante-madre, si infatuerà dell’Etoile ospite Zhani Lukaj, un ruolo che ai fedelissimi avrà ricordato nostalgicamente Alessandro Riga, fino a poche settimane fa il fiore all’occhiello di Maggiodanza, ora valorizzato altrove, dalla Compania Nacional de Danza di Madrid.
A turbare l’idillio tra i due danzatori un perfido primo ballerino alias Leone Barilli che, geloso delle attenzioni di Giselle per il nuovo arrivato, dimostrerà con una foto scandalosa l’amore clandestino dell’etoile-Albrecht verso un collega. Sarà questa disarmante rivelazione a provocare la follia di Giselle e la prigionia di Albrecht nel regno delle Villi.
Il secondo atto è reso con una scenografia quasi spettrale che rimanda direttamente al romanzo De l’Allemagne di Heinrich Heineda da cui fu tratto il libretto di Gautier, in sospensione dal soffitto dei candidi tronchi diventano nascondiglio per le Willi e labirinto per l’incubo del tormentato protagonista. Dei tulle velano e assecondano le movenze dei danzatori, alcune riciclate da A nima, coreografia firmata Mancini in scena la scorsa estate, che nel complesso risultano efficaci per il ruolo degli spiriti del bosco, interpretati sia dagli uomini che dalle donne, ci piace pensare che sia per coerenza con la vicenda narrata. L’incubo del protagonista termina nuovamente nella sala danza dove troverà una via d’uscita al suo dilemma amoroso.
Lo spettacolo nel complesso risulta gradevole, ma la mancanza delle nuove leve, gli aggiunti a cui non sono stati rinnovati i contratti, si sente eccome, nonostante la soluzione coreografica provi a camuffarlo. In questo momento di stallo gestionale Mancini prosegue con la rivisitazione dei classici, infatti dopo la Coppelia in scena lo scorso settembre a Bologna, a dicembre sarà la volta dello Schiaccianoci. Sebbene Giselle, ou les Willis sperimenti un intrico narrativo inconsueto ed in voga, il linguaggio coreografico non manifesta una chiara intenzione stilistica, abbozzando un confine nebuloso tra le frasi riprese dal repertorio originale e i passi della nuova creazione, soluzione potenzialmente stimolante se opportunamente valorizzata. La ricerca di una nuova e originale identità per la compagnia, strada percorsa con tenacia fino al commissariamento, ha preso un’altra direzione, che rievoca un’esperienza già in passato contemplata dal pubblico fiorentino. Sarà il compito del nuovo direttore artistico scegliere la via da esplorare nel futuro di una compagnia in cui convivono un grande potenziale e un’importante tradizione ma sempre meno risorse economiche.

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