Dialogo intorno alle arie d’opera: Danilo Rea alla “IUC

Istituzione Universitaria dei Concerti, Stagione 2013/2014, Aula Magna de “La Sapienza” Università di Roma
Pianoforte Danilo Rea
Giacomo Puccini (1858-1924): Bohème, “Mi chiamano Mimì”; Tosca, “E lucean le stelle”; Madama Butterfly, “Un bel dì vedremo”. Georges Bizet (1838-1875): Carmen, “L’amour est un oiseau rebelle” (Habanera). Pietro Mascagni (1863-1945): Cavalleria Rusticana, Intermezzo. Giuseppe Verdi (1813-1901): Nabucco, “Va pensiero sull’ali dorate”. Leonard Bernstein (1918-1990): West Side Story, Maria. Gioachino Rossini (1792-1868): Il barbiere di Siviglia, ouverture.
Roma, 15 novembre 2013


Il secondo appuntamento-concerto dell’evento Musica PourParler (stagione concertistica dell’Istituzione Universitaria dei Concerti) vede il talentuoso pianista Danilo Rea cimentarsi con una pratica sempre più in disuso: l’improvvisazione. Fiore all’occhiello di tanta musica rinascimentale e barocca, la tecnica improvvisatoria va scemando proporzionalmente all’avanzata di ferree strutture entro cui si inscrive la musica colta, pur non scomparendo del tutto e rimanendo ben fervida nella musica più popolare, legata all’estemporaneità dell’esecuzione. Ovviamente, non solo in musica si deve parlare d’improvvisazione: si pensi anche all’esecuzione estemporanea di poesie – ricorrendo a un più o meno robusto ensemble di formule – e di quadri, pratica che oggi risulta particolarmente à la mode. Danilo Rea, che a seguito di studi pianistici classici ha voluto approfondire il Jazz e la musica pop italiana, propone quattro diverse improvvisazioni estemporanee, basate su celebri melodie operistiche (e non). La prima fonde assieme l’aria di Mimì dalla Bohème, quella di Cavaradossi dalla Tosca e la struggente di Butterfly dall’omonima opera; la seconda è già più particolare, presentando l’ “habanera” dalla Carmen a fianco di una melodia di Domenico Modugno (con cui Rea ha collaborato) e a Besame Mucho della messicana Consuelo Velásquez (1940), poi eseguita e reinterpretata da una sfilza di altri musicisti e gruppi − un autentico tormentone per tutto il corso del ‘900; la terza appaia il motivo cuore dell’Intermezzo sinfonico dalla Cavalleria Rusticana e il celebre coro ebraico dalla verdiana Nabucco, non tralasciando la citazione del West Side Story di Bernstein; la quarta, e ultima, propone una vivace rielaborazione di motivi del celeberrimo ouverture della Barbiere di Siviglia (e non solo…) di Rossini. La sala era gremita di ragazzi provenienti da diverse scuole medie del circondario bramosi di porgere domande a Rea, che ha avuto così modo di spiegare bene cosa sia l’improvvisazione, cosa rappresenti per lui e quanto sia importante ai fini di una formazione musicale il più completa possibile, non tralasciando episodi personali della sua vita e carriera. La tecnica d’improvvisazione di Rea è raffinata e affinata da anni di pratica: gioca sui ritmi e le melodie, dialoga con l’agogica dei diversi brani, traspone tonalmente, trasfigura e nasconde, allude e swinga.