Il pianoforte di Paul Lewis

Roma, Accademia Filarmonica Romana, Teatro Argentina
Pianoforte Paul Lewis
Johann Sebastian Bach – Ferruccio Busoni: Preludio Corale “Nun komm’ der Heiden heiland” BWV 659; Preludio Corale “Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ” BWV 639; Preludio Corale “Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ” BWV 639
Ludwig van Beethoven Sonata quasi una fantasia in mi bemolle maggiore op.27 n.1;  Sonata quasi una fantasia in do diesis minore “Al chiaro di luna” op.27 n.2
Franz Liszt:  Schlafos. Frage und Antwort (Insonnia. Domanda e risposta) S203, Unstern (Sinistre. Disastro) S208, R[ichard] W[agner] – Venezia S201.
Modest Musorgskij Quadri da un’esposizione.
Roma, 23 gennaio 2014   

Concentrazione e tensione sono palpabili sin dall’inizio del concerto sul volto di Lewis: d’altronde un debutto a Roma, alla Filarmonica, non è questione di poco e il programma altamente impegnativo. Il dialogo Bach/Busoni – Beethoven è un confronto tra menti geniali che impegna mani, testa e anima. Liszt è una pagina importante, Musorgskij monumentale. il pianista inglese non si libra alto, pur con molta attenzione non si riesce a cogliere una intelligenza interpretativa particolare se non in alcuni sprazzi finali dei Quadri da un’esposizione, che beneficiano del pianismo di tipo percussivo di Lewis. E’ comunque l’occasione per ascoltare le raffinate trascrizioni busoniane dei corali di Bach, molto poco eseguite, e per conoscere alcuni pezzi dell’ultimo Liszt: Schlafos. Frage und Antwort, Unstern  e R[ichard] W[agner] . Sono pochi minuti, composizioni brevi: è un Liszt introspettivo, quasi ascetico. Una musica sobria, ispirata a pagine poetiche, in cui il compositore sperimenta sonorità contrastanti, da accordi minacciosi a melodie dolorose. Sicuramente più nota al grande pubblico, l’opera di Musorgskij dà la possibilità a Lewis di far apprezzare meglio il suo timbro brillante nei passaggi virtuosistici, il suo suono asciutto e pulito negli accordi dissonanti. Il pianista inglese affronta con bravura la scena dei litigi dei bambini (Tuileries) nei rapidissimi scatti di sedicesimi, il quadro del balletto (Ballet de poussins dans leurs coques) nei difficili abbellimenti che rappresentano i movimenti dei pulcini, le chiacchiere delle contadine al mercato (Limoges) e l’incedere della strega Baba Yaga (La cabane sur des pattes de poule). Ma nei Quadri da un’esposizione ci sono anche momenti struggenti e lirici (Il vecchio castello), pagine dolorose da scandire con la liricità del lamento (Catacombae) o spazi monumentali (Dans la capitale de Kiev) che hanno bisogno di ritmi solenni e maestosi, di suoni vibranti e potenti che purtroppo non riescono a emergere bene dallo Steinway di Lewis. Per il bis, sceglie nuovamente Beethoven e anche qui non smentisce il suono contenuto, razionale. Compìto in un’accuratezza che non lascia spazio a entusiasmi. Tutto fa pensare a una scelta precisa di  interiorizzazione ma forse questa è la strada più difficile per comunicare l’arte.

 

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