Bologna, Arena del Sole. “Double Points: Verdi” di Emio Greco e Pieter C. Sholten

Bologna, Arena del Sole
Emio Greco | PC. ICKamsterdam
“DOUBLE POINTS: VERDI”
Coreografia Emio Greco e Pieter C. Scholten
Ideazione e design Pieter C. Scholten
Danzatrici Kelly Hirina, Susan Tuncan, Helena Volkov
Drammaturgia Krystian Lada
Costumi Clifford Portier
Design luci Henk Danner
Spettacolo presentato in collaborazione con AterDanza
Bologna, 19 Febbraio 2014
È singolare che mentre scriviamo di Double Points: Verdi arrivi fresca la nomina per Emio Greco alla direzione del Centre Chorégraphique National de Marseille, la compagnia fondata nel 1972 da Roland Petit. Una bella e significativa notizia per la danza italiana tutta e per il danzatore e coreografo brindisino che nel 2009 aveva creato ad Amsterdam l’International Choreographic Arts Center (ICKAmsterdam) con Pieter C. Scholten e prima ancora stretto con il collega un sodalizio artistico datato 1995. Chissà cosa resterà ora di tutto questo. Intanto a Bologna Emio Greco e Pieter C. Scholten portano Violetta, Desdemona e Giovanna d’Arco sul palco dell’Arena del Sole. Forse un Verdi che il pubblico non si aspetta; qualcosa di morbido, edulcorato, drammatico ma di base romantico, musica sublime, voci memorabili. Non è così. Entrando in sala le tre interpreti sono già in scena. Una sorta di ring al centro, dietro e di lato tre file di sedie, alcuni del pubblico già seduti vicino alle danzatrici sistemate al centro di ogni fila di poltrone. Loro tranquille, coperte da un trench, sorseggiano da un calice, conversano, sorridono, attendono: tutto naturale. Una soluzione non più troppo originale ma certo funzionale. Si alzano, parte quasi leggero ma poi quello di Greco e Scholten diventerà un affresco impietoso e drammatico prettamente emotivo sulla condizione della donna nel mondo degli uomini.  Omaggio a Verdi e alle donne di Verdi. Tre icone, tre miti, Violetta, Desdemona, Giovanna sono un pretesto, spose, guerriere, amanti, vivono tra gli uomini, lottano subiscono, sacrificate con dignità muoiono. Sulle note delle famose arie, per lo più versioni  delle grandi dive del passato Callas, Tebaldi, Sutherland, le tre si alternano al centro del ring. Non raccontano il personaggio, movimenti a tratti fluidi, sinuosi, belli, morbidi, così femminili ma poi una forza strabiliante, che racconta una lotta continua, infinita.
Entra il Wagner delle Valchirie poi il “Libera me” dal Requiem Verdiano, ginocchiere a proteggersi mentre carponi strisciano in terra come soldatesse in trincea, mani affilate come pugnali, sguardi drammatici, facce segnate. Donne che vanno alla guerra nel mondo: potrebbe, come sostengono gli autori, Giovanna essere una Pussy Riot o una donna Kamikaze? E Desdemona una Michelle Obama? E Violetta una fervente femminista? Oppure aggiungiamo semplici eroine casalinghe uccise tra le pareti di casa dopo una vita di servizio, soprusi, violenza. Accostamenti affascinanti. Le tre interpreti, Kelly Hirina, Susan Tuncan, Helena Volkov, mettono in campo un’energia incredibile, a tratti conturbante, mascoline, incarnato chiaro, così diverse, corpi spinti all’eccesso, stordite, esauste sul finale eppure stesso sguardo diretto al nemico. Belli i costumi di Clifford Portier che pesano sui corpi muscolosi come veli che a malapena nascondono quella fisicità esplosiva ma quelle scarpette da mezza punta a disturbare vesti che sanno di sofferenza, chissà perché. Comunque emozionante, la musica aiuta, le straordinarie interpreti pure, il tema non ne parliamo, anche se un racconto ed un movimento mirato ai personaggi, il punto di vista di Violetta, Desdemona e Giovanna sull’esser donne nel modo degli uomini un po’ è mancato. Bello spettacolo, bella prova per il nuovo Direttore di Marsiglia, terra non facile. Pubblico soddisfatto, forse stordito da tanta veemenza ma molti meritati applausi.

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