Jules Massenet (1842-1912): Ballet Music

Bacchus”, Atto III Tableau 2: Les Mysteres dionysiaques (Allegro moderato-Nocturne, Faunes et Satyres, La Procession des Offrandes, Chasseresses et Bacchantes, Initiation I, Initiation II, Initiation III, Initiation IV, Le Bapteme par le Vin, Bacchanale); Herodiade”, Atto IV: Ballet (Les Egyptiennes, Les Babyloniennes, Les Gauloises, Les Pheniciennes, Final); “Thaïs”, Ballet Music  (I. Andante, II. Largo, III. Presto vivace, IV. Andante cantabile, Scherzetto molto vivace, VI. Allegretto moderato, VII. Très Lent, VIII. Andante religioso, IX. Allegro vivace frenetico, X. Allegro moderato); Le Cid”, Ballet Suite (I. Castillane, II. Andalouse, III. Aragonaise, IV. Aubade, V. Catalane, VI. Madrilène, VII. Navarraise). Barcelona Symphony Orchestra, Patrick Gallois (direttore). Registrazione:Novembre 2013. Time: 77’33’’  1 CD Naxos: 85731
Da qui l’ascolto dell’album

Estremamente radicato nella tradizione francese del Grand-Opéra, il balletto costituisce uno dei momenti più importanti e qualificanti della produzione operistica di Massenet, dove diventa un’occasione per dare libero sfogo alla vena sinfonica del compositore francese. Scritti con una particolare cura dei dettagli e soprattutto delle scelte timbrico-armoniche, molti balletti di Massenet hanno trovato spazio nel repertorio sinfonico e hanno avuto una fortuna maggiore rispetto alle opere da cui sono tratte. Questo è il caso di Bacchus, opera composta nel 1909 su libretto di Catulle Mendès, che, alla prima rappresentazione, avvenuta all’Opéra di Parigi il 5 maggio 1909, andò incontro a un clamoroso insuccesso non solo presso il pubblico, ma anche presso la critica. Le recensioni sui giornali dell’epoca, che non furono tenere nei confronti di quest’opera, apprezzarono, tuttavia, la qualità del balletto. Fourcaud, su «Le Gaulois», pur stroncando l’opera definita oscura e incoerente, salvò le scene di movimento che, a suo dire, non mancano di varietà, aggiungendo: “La musica sostiene vigorosamente le masse che si muovono. Sono dei grandi tableaux dipinti con mano molto sicura e colorati con i più brillanti colori della tavolozza orchestrale”.  In termini elogiativi si espresse sul balletto Arthur Pougin che, dalle colonne di «Le Ménestrel», rivista pubblicata dalla Heugel, la stessa casa editrice delle opere del compositore francese, affermò: “Non ho ancora detto una parola del balletto, della grande festa dionisiaca, in cui il musicista aveva ogni licenza di lasciarsi trascinare dalla sua ispirazione e da tutta la sua fantasia. Che ritmi, che grazia, che colore, che varietà!” Collocato alla fine del terzo atto, il balletto descrive Les Mystères dionisyaques in una serie di 10 numeri nei quali momenti di sfrenata danza orgiastica si alternano ad altri di carattere sensuale come l’iniziale Nocturne, costruito su un tema lirico che crea un’atmosfera di mistero, o la seconda Initiation con le sue sensuali appoggiature. I protagonisti dei Mystères, come Fauni e Satiri, vengono presentati sia in danze sfrenate, quasi demoniache, sia  con contorni sfuggenti come quelli presenti nella prima Initiation. Quarta opera di Massenet, Hérodiade, composta tra il 1878 e il 1881, a differenza di Bacchus ottenne, alla prima rappresentazione avvenuta al Théâtre Royal de la Monnaye di Bruxelles il 19 dicembre 1881, un successo strepitoso tanto che la regina Maria Enrichetta, tra il secondo e il terzo atto, si complimentò con il compositore il quale, due giorni dopo, fu nominato cavaliere dell’Ordine di Leopoldo. Anche la stampa francese, accorsa a questa première in terra belga si espresse in termini elogiativi e Victor Wilder, dalle colonne di «Le Menéstrel», affermò: Vi è una transazione tra l’antico e il nuovo testamento, come quella che Verdi ha tentato con Aida sul terreno italiano. Questa fusione si è operata con una felicità eccezionale nella gran parte del primo quadro, dove del resto l’originalità del signor Massenet si manifesta con più splendore e, così nella scena del tempio israelita, con le sue incantevoli danze ieratiche e la sua melodica liturgia ebraica”. Inserite all’interno del primo Tableau dell’atto quarto, le cinque incantevoli danze evocano musicalmente alcuni popoli mediorientali. La prima danza rappresenta Les Egyptiennes che sembrano materializzarsi nel sensuale e avvolgente tema affidato ai legni (oboe e clarinetto), mentre la prosopopea militare di Les Babyloniennes si esprime in una scrittura marziale che solo nella parte centrale si colora di elementi orientali nelle vitree sonorità dei legni che dialogano con gli archi. Dopo Les Gauloises, evocati da un semplice e leggero tema, quasi un moto perpetuo, affidato agli archi, protagonisti anche di Les Phèniciennes dove si esibiscono su un sensuale tema prima dello sfrenato finale, al quale non sono estranee, soprattutto nell’orchestrazione, influenze delle danze dell’atto secondo dell’Aida verdiana. Rappresentata per la prima volta all’Opéra il 16 marzo 1894 con Sybil Sanderson nella parte dell’eponima protagonista, Thaïs ottenne un grande successo di pubblico al quale non corrispose l’apprezzamento della stampa che si dimostrò piuttosto fredda. Charles Darcours dalle colonne di «Le Figaro» affermò: “È probabile che la partitura di Thaïs sarà oggetto delle critiche a cui, dopo l’effetto della rappresentazione, il compositore deve essere il primo ad attendersi. Il signor Massenet, del resto, ha abbastanza spesso trovato il successo, ed è un artista di un troppo incontestabile valore perché la verità non gli sia dovuta. Ciò che si rimprovera all’opera nuova, è, nel suo insieme, di mancare di rilievo. Il signor Massenet è talmente padrone del suo pensiero e della sua scrittura che egli fa sempre la «musica che vuole». Si preferirebbe vederlo commettere di tanto in tanto qualche errore, che riscatterebbe grazie a uno di questi slanci di cui non si è padroni. Ci sono delle pagine ispirate in Werther – suo capolavoro, forse – non se ne incontrano in Thaïs dove tutto è bene, ma della quale nessuna parte si stacca con potenza. Forse la produzione del signor Massenet è troppo frettolosa e costringe la sua ispirazione a un colore troppo regolare”. Le eccessive critiche indussero Massenet a rivedere la partitura di Thaïs che con un nuovo quadro (Oasis) trionfò all’Opéra il 13 aprile 1898. Per l’occasione il compositore riscrisse anche le danze riducendone il numero da 10 a 7 per  venire incontro ai gusti del pubblico e della stampa contrariamente a quello che pensava Darcours. Senza negare la bellezza del nuovo Tableaux (Oasis) e dei miglioramenti apportati in questa seconda versione, bisogna, comunque, ammettere che la prima edizione di Thaïs non è affatto un’opera poco ispirata e scritta frettolosamente, ma un lavoro meditato nel quale si possono apprezzare anche alcune gemme come il balletto originario, riproposto in questo Cd, che spicca non solo per la scelta di Massenet di rappresentare il contrasto tra amore sensuale e fede religiosa ma anche per un’orchestrazione raffinata. Ciò appare evidente nell’effetto timbrico che apre il primo numero del balletto (Andante), al quale, tuttavia, nella parte finale, non sono estranee influenze wagneriane soprattutto nell’uso degli ottoni. In queste danze la commistione di sacro e profano, che contraddistingue il soggetto dell’opera, trova una perfetta sintesi nell’alternanza di sensuali oasi liriche a cui si contrappone un momento di puro raccoglimento spirituale nell’Andante religioso, aperto dal suono dell’organo. La Spagna con i suoi ritmi e i suoi colori rivivono, infine, nelle danze di Le Cid, opera composta nel 1885 in un periodo particolarmente felice per il compositore francese reduce dal grande successo ottenuto con Manon; Le Cid fu rappresentato, infatti, riscuotendo un successo strepitoso, all’Opéra di Parigi per la prima volta il 30 novembre 1885 mentre, in quella stessa serata, nell’altro principale teatro della capitale francese, l’Opéra-Comique, Manon stava per essere applaudita per l’ottantesima volta. Massenet dominava, quindi, la scena parigina occupando contemporaneamente i due prestigiosi teatri con due suoi lavori che avrebbero riscosso grandi e importanti successi anche all’estero. Il balletto si configura come una splendida suite di 7 danze spagnole. All’iniziale Castillane seguono: una malinconica Andalouse con il suo lirico tema; una travolgente Aragonaise; una marziale Aubade; una brillante Catalane; una Madrilène che si distingue per la raffinata orchestrazione con il flauto che dialoga con il corno inglese nella parte introduttiva e, infine, una sfrenata Navarraise. Buona appare, nel complesso, l’esecuzione di questi ballabili incisi  dall’OBC (Orquestra Simfònica de Barcelona i Nacional de Catalunya) diretta da Patrick Gallois che si è mostrato attento ad esaltare il carattere organico di queste pagine musicali intrise di rimandi interni. Per quanto riguarda Bacchus la sua concertazione, che si segnala per una corretta scelta dei tempi, trova i suoi momenti migliori nelle pagine più concitate della partitura, mentre la realizzazione delle dinamiche segue una linea  interpretativa che, nei brani di più intenso lirismo, tende a smorzare i contrasti dinamici alla ricerca di una maggiore cura dell’insieme e di un suono più rotondo e corposo e, quindi, sensuale. Ciò appare evidente nel lirico tema di Nocturne, dove l’iniziale accordo di settima di seconda specie, pur prescritto forte, si risolve, grazie ad una sonorità piena, in un sensuale sospiro che non contrasta in modo stridente con il pianissimo voluto dal compositore alla fine del disegno discendente.  Nei ballabili tratti da Hérodiade la concertazione di Gallois si segnala per la scelta di marcare con più decisione i contrasti dinamici e per la volontà di trovare un bel suono sia nella sezione degli archi che in quella dei legni per i quali gioca un ruolo certamente importante la formazione di flautista del direttore francese. Nel finale della quarta danza i legni eseguono, in un contrappunto che assume i contorni di un vero e proprio merletto, il tema principale affidato agli archi con i quali trovano un perfetto equilibrio. L’esecuzione della terza danza, costruita su un moto perpetuo in cui sono molto importanti i crescendi e i diminuendi che la rendono viva, si segnala per una scrupolosa osservanza delle dinamiche. Anche per quanto riguarda le danze di Thaïs, la concertazione di Gallois appare attenta alla scelta dei tempi e alle sonorità ora aggraziate, eleganti ma anche rotonde, come nel tema affidato agli archi nel secondo numero (Largo), ora estremamente forti, quasi sgarbate negli accordi eseguiti a piena orchestra che producono violenti contrasti dinamici. Attenta alle dinamiche appare, infine, la concertazione delle danze del Cid. Se, da una parte, la formazione di flautista consente a Gallois, anche in queste danze, di trarre un bel suono dai legni sia nella malinconica Andalusa, forse un po’ lenta, sia nella bellissima parte iniziale della Madrilène, dove corno inglese e flauto intrecciano un dialogo quasi cameristico su una melodia in cui i ribattuti appaiono amalgamati in un unico suono, dall’altra, il direttore mostra la sua volontà di orientare le scelte dinamiche al contesto. Nella stessa Madrilène, infatti, lo sforzato, con cui è contrassegnato il mordente a chiusura della frase del flauto o del corno inglese nel momento in cui è ripreso in eco dagli archi gravi, si tramuta in un semplice accento perfettamente adatto al contesto cameristico di questa prima parte della danza. L’attenzione alla linea del canto sembra guidare una buona parte delle scelte interpretative di Gallois e soprattutto quelle riguardanti i tempi che, a un primo ascolto, possono apparire in queste danze del Cid un po’ lenti.

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