Un salotto della Terza Repubblica al Palazzetto Bru Zane

Palazzetto Bru Zane, Festival Félicien David, Da Parigi al Cairo (5 aprile-17 maggio 2014)
“LA NUIT
Quatuor Giardini

Pianoforte David Violi
Violino Pascal Monlong
Viola Caroline Donin
Violoncello Nicholas Saint-Yves
Félicien David: Trio con pianoforte n. 1
Félicien David/Henri Vieuxtemps: “La Nuit”, per viola e pianoforte
Théodore Dubois:
Quartetto con pianoforte
Venezia, 11 maggio 2014    

Penultima tappa del viaggio dentro l’arcipelago Félicien David, organizzato dal Centre de musique romantique française, nel corso questa primavera a Venezia. Questa volta al primo piano del Palazetto Bru Zane il pubblico si è trovato idealmente in uno dei tanti salotti nel periodo della Terza Repubblica, quando le sorti dei compositori e degli interpreti si giocavano in questi luoghi privati, dove si riuniva l’alta società del tempo. Il mecenate era spesso una donna, come testimonia la snobistica madame Verdurin, personaggio della proustiana Recherche, la cui esibita ipersensibilità per la musica arrivava, secondo lei, a farla star male, cosicché si teneva, teatralmente, la testa tra le mani all’ascolto di un pezzo coinvolgente, o nella realtà storica la trasgressiva principessa Winnie de Polignac (figlia di Isaac Singer, il fondatore della nota azienda produttrice di macchine da cucire), che nel suo Salon parigino accoglieva quelli che sarebbero diventati grandi maestri della musica del Novecento: Fauré, Chabrier, Ravel, Debussy, Satie, Stravinsky, De Falla. Nel programma del concerto, accanto a due pezzi di David – il Trio per violino, violoncello e pianoforte n.1 e la trascrizione per viola e pianoforte, realizzata da Henri Vieuxtemps, di un’aria da Le Désert – vi era il quartetto con pianoforte di Théodore Dubois, compositore, didatta e teorico, che fu anche maestro di cappella alla Chiesa della Madeleine, membro dell’Institut de France e direttore del Conservatorio di Parigi, cosicché le sue composizioni e i suoi scritti offrono uno spaccato della vita musicale francese del suo tempo. A Dubois il Palazzetto Bru Zane ha dedicato nel 2012 un importante festival.
Quanto agli interpreti, i
l quartetto Giardini – nato dall’incontro di quattro giovani artisti legati da particolari affinità – ha in repertorio i quartetti più famosi, ma si impegna, collaborando proprio con il Palazzetto Bru Zane, anche nella riproposizione di autori trascurati, quali Félicien David eThéodore Dubois, oltre a compositrici come Jaëll Marie e Mel (Mélanie) Bonis, ingiustamente messe da parte a causa della loro appartenenza al gentil sesso.
Pregevole – com’era da aspettarsi – l’esecuzione delle composìzioni in programma, seppur in un organico diverso da quello originale, vista l’assenza di Pauline Buet (in dolce attesa), validamente sostituita da Nicholas Saint-Yves.
Grande affiatamento, passione, cantabilità hanno caratterizzato l’interpretazione del trio di Félicien David, dedicato alla pianista Joséphine Martin, che ne fu la prima interprete; un lavoro che ha confermato come l’autore possedesse il dono della melodia, oltre ad un’eccellente preparazione musicale. Preciso ed espressivo il dialogo tra violino e violoncello nell’Allegro moderato iniziale. Nel secondo movimento, Molto agitato, i due strumenti ad arco hanno analogamente sedotto il pubblico dividendosi temi cantabili e ricchi di pathos con l’accompagnamento del pianoforte, il cui intervento verso la fine è ricco di abbellimenti, assumendo un carattere estatico. Nel Finale.Allegretto violino e violoncello hanno brillato nell’esecuzione dei due temi loro affidati, il primo volteggiante, l’altro cantabile, mentre il pianoforte si è segnalato nella coda, dove sono previsti trilli, note tenute e misteriose armonie nel registro sopracuto.
Di grande fascino l’interpretazione, da parte di Caroline Donin, del brano di David/Vieuxtemps, corrispondente all’Hymne à la Nuit, l’aria del tenore, che tanto piacque a Berlioz alla prima del 1844 de Le Désert, un’ode-symphonie – nuovo genere inventato da David, che coniuga l’oratorio da concerto al melodramma – per voce recitante, tenore, coro maschile e orchestra. La giovane solista ha dimostrato padronanza tecnica ed espressività nel disegnare le linee sinuose di questa melodia (corrispondente all’originale nella sua prima esposizione, arricchita di abbellimenti dal trascrittore nella ripresa), il cui discreto esotismo si coglie soprattutto in un breve ricorrente motivo ornamentale.
Con il quartetto di Dubois – un lavoro armonicamente interessante, in cui fanno capolino Franck e Fauré, denso nella scrittura ed espanso nella forma – ci siamo immersi nell’aura del Primo Novecento, mentre gli interpreti hanno confermato in pieno le loro doti come singoli e come gruppo nel suo insieme. Appassionato il primo tempo (Allegro agitato), elegante e soffuso di malinconia il secondo (Andante molto espressivo), leggiadro e brioso lo Scherzo (Allegro leggiero), magistralmente eseguito il conclusivo Allegro con fuoco, in cui Dubois rivela un grande virtuosismo compositivo ripresentando e sovrapponendo materiali tematici dei tempi precedenti in un fluire ininterrotto. I reiterati scroscianti applausi alla fine del concerto sono stati premiati da un pregevole bis: il movimento finale del primo quartetto di Mélanie Bonis, eseguito con precisione ed energia, valorizzando ogni aspetto della sua densa scrittura, in cui compare talora anche la scala esatonale.

 

 

 

 

 

 

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