Arena Opera Festival: Roberto Bolle and Friends

Verona, Arena Opera Festival 2014
ROBERTO BOLLE AND FRIENDS
Romeo e Giulietta” Atto I – Pas de deux
Coreografia Kenneth MacMillan
Musica Sergej Prokof’ev       
Interpreti Hee Seo, Eris Nezha
Il lago dei Cigni” Atto III – Pas de deux
Coreografia Marius Petipa
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Interpreti Polina Semionova, Roberto Bolle
Le Bourgeois
Coreografia Ben Van Cauwenbergh
Musica Jacques Brel
Interprete Daniil Simkin
Apothéose
Coreografia Marcelo Gomes
Musica Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7 – Allegretto
Interpreti Julie Kent, Cory Stearns
Mono Lisa
Coreografia Itzik Galili
Musica Thomas Höfs
Interpreti Alicia Amatriain, Roberto Bolle
Čajkovskij Pas de Deux
Coreografia George Balanchine
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Interpreti Hee Seo, Cory Stearns
Carmen
Coreografia Roland Petit
Musica Georges Bizet Arrangiamento David Garforth
Interpreti Polina Semionova, Roberto Bolle
Fanfare LX
Coreografia Douglas Lee
Musica Michael Nyman
Interpreti Alicia Amatriain, Jason Reilly
Sinatra Suite
Coreografia Twyla Tharp
Musica Frank Sinatra
Interpreti Julie Kent, Roberto Bolle
Le Corsaire” Atto II – Pas de trois
Coreografia Marius Petipa
Musica Riccardo Drigo
Interpreti Skylar Brandt, Eris Nezha, Daniil Simkin
Passage
Coreografia Marco Pelle
Musica e immagini video Fabrizio Ferri
Interpreti Polina Semionova, Roberto Bolle
Orchestra e Tecnici dell’Arena Di Verona
Direttore d’orchestra Julian Kovatchev
Lighting designer Marco Filibeck
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
In collaborazione con Artedanza s.r.l.
Verona, 22 luglio 2014

E alla fine è riuscito ad andare in scena anche il Roberto Bolle and Friends all’Arena di Verona, nonostante l’ora abbondante di ritardo causa pioggia. Apollo ha battuto Giove Pluvio. Per fortuna, considerato che l’anfiteatro era letteralmente esaurito in ogni ordine di posti. E diciamolo: è veramente bellissimo vedere l’Arena piena. Soprattutto per uno spettacolo di danza, la Cenerentola delle arti nel Belpaese. Si potrà obbiettare che questi spettacoli sono costruiti intorno alla figura davvero ecumenica e glam di Roberto Bolle (ma, d’altronde, di Roberto Bolle and Friends trattasi, no?) ma occorre rilevare innanzitutto due punti. Il primo è che i friends sono sempre artisti di altissimo livello, provenienti in massima parte dall’American Ballet Theatre di New York – la seconda casa di Roberto Bolle, oltre il Teatro alla Scala – quindi pressoché sconosciuti alle platee italiane: una buona occasione per poterli vedere in scena. Il secondo, collegato al primo, riguarda il programma che può variare a seconda della presenza di alcuni danzatori ma in cui Bolle ama sempre proporre qualcosa di nuovo se non inedito.
La partner d’elezione di Bolle alla serata veronese, è stata Polina Semionova la cui carriera può essere assimilata a quella di Bolle per la diversità di mondi lavorativi: il Berlin Staatsballett, l’American Ballet Theatre e infine il ritorno in Russia come Prima ballerina Ospite del Balletto Michailovskij di San Pietroburgo. Tre i brani danzati in coppia: il pas de deux del ‘Cigno Nero’, Carmen di Roland Petit e Passage di Marco Pelle. Il Lago dei cigni non è probabilmente il proverbiale ‘cavallo di battaglia’ di entrambi: nello specifico del ‘Cigno Nero’, la Semionovaè ballerina di tempra e linea più lirica e dal virtuosismo buono ma non abbagliante. Roberto Bolle ha invece mostrato ancora una volta grande pulizia nella dinamica, salto morbido ed elegante insieme a grande sicurezza nei giri. Un po’ straniante invece l’idea di proporre Carmen di Roland Petit, coreografo davvero lontano per frequentazione all’uno e all’altra: oltretutto, la scena della camera da letto – già coreograficamente così focalizzata nell’incontro-scontro dei due amanti – ha perso di cifra emotiva negli sterminati spazi areniani. Molto ben riuscita la pièce d’occasion della serata, Passage di Marco Pelle che prende piede dal cortometraggio presentato allo scorso Festival del Cinema di Venezia di Fabrizio Ferri (protagonisti Bolle e Semionova), che ne firma musica e immagini video. La coreografia muove dal video (proiettato su due grandi schermi ai lati della scena), un’iniziale corsa affannata, per poi sfociare nella realtà del palco: la linea molto plastica in cui sono avviluppati i movimenti dei protagonisti acquista ancora più forza grazie alle bellissime luci di Marco Filibeck e ai rimandi alle videoproiezioni, in continuo contrappunto tra reale e virtuale. Davvero un bel pezzo, schietto e immediato, fino al bacio sussurrato che ne suggella la conclusione.
Altra partner è stata Julie Kent, ballerina-simbolo dall’American Ballet Theatre, di carriera sostanzialmente americana e di repertorio in gran parte narrativo. Bolle e la Kent si sono rivelati ironici e affiatatissimi nel tratteggiare la coppia upper class di Sinatra Suite di Twyla Tharp, coreografia entrata nel repertorio dell’ABT nel 1983 con l’interpretazione di Elaine Kudo e Mikhail Baryshnikov. Julie Kent con Cory Stearns (principal dell’American Ballet Theatre) è stata inoltre protagonista di Apothéose di Marcelo Gomes su musica di Ludwig van Beethoven: lavoro di matrice forsythiana, sbriciolato verso un’estetica molto verticale… forse troppo ‘già visto’…
E se c’è Alicia Amatriain (principal dello Stuttgart Ballet) in coppia con Bolle poteva forse mancare la pièce de résistance Mono Lisa di Itzik Galili? Ovviamente no: un pezzo veramente ‘ad effetto’, che non cessa mai di stupire il pubblico per l’iperbolico impiego di estensioni. Insieme a Jason Reilly (proveniente dallo Stuttgart Ballet come principal) è stata poi la volta di Fanfare LX di Douglas Lee: anche qui, lavoro (molto) postclassico, giocato sull’intreccio e la separazione dei corpi fasciati da costumi rosso lucido.
Ha riscosso molto successo il grande virtuosismo di Daniil Simkin:e non poteva essere diversamente. Prima nel celebre solo Le Bourgeois di Ben Van Cauwenbergh e poi nel pas de trois del Corsaire, dove alla coda l’abbagliante ruota à la russe (in cui oltretutto viene esibito un ballon impressionante) scatena l’ovazione della folla areniana. In questo brano di bravura è stato affiancato da Skylar Brandt (altra artista in forze all’ABT), brava ma un po’ lenta nella diagonale che chiude la coda e da Eris Nezha (ex primo ballerino scaligero e ora principal del Boston Ballet), leggermente a disagio nel fitto legato della variazione.
Resta da dire delle pagine che hanno aperto le due parti della serata. Omaggio alla città di Verona non poteva che essere la scena del balcone di Romeo and Juliet di Kenneth MacMillan su musica di Sergej Prokof’ev: Hee Seo (principal dell’ABT) e Eris Nezha ne sono stati interpreti raffinati e sensibili. Hee Seo si è poi cimentata nello strumentale balanchiniano di Čajkovskij Pas de Deux accanto a Cory Stearns.
Così i ‘gladiatori’ (come si sono scherzosamente definiti Bolle e Simkin sui rispettivi social network) hanno vinto la loro battaglia. Pubblico in delirio. Ed è bello così.
Queste le prossime date del tour: 25 luglio – Terme di Caracalla a Roma, 27 luglio – Teatro Rossetti di Trieste, 29 luglio – Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago, Lucca.  Foto Luciano Romano

3 Comments

  1. simonetta

    ma chi scrive il commento “la Brandt” è lenta nella diagonale ha forse bisogno dell’aparecchietto amplifon!!!!!Non si è accorta cara signora che tutto ciò che era dal vivo oltre i ballerini (naturalmente) erano li a scaldare delle sedie ed un podio??????? una direzione musicale che sfido chiunque a seguire.!!!! e non dica lenta per favore .Hai mai studiato questa variazione ??no e nemmeno le altre e si vede quando scrive queste scempiaggini. Per il resto( Bolle) la prox volta si va da Abercrombie……

  2. Giorgio Bagnoli

    “Gentile” Simonetta…il suo commento meriterebbe di essere immediatamente cestinato. Se lei ha qualcosa da ridire sulla recensione del Sig. Iemmi, potrebbe utilizzare quella che una volta si chiamava educazione, credo dovrebbe ancora esistere nel vocabolario..nel suo pare proprio di no…lo apra e si rinfreschi la memoria!

  3. Matteo Iemmi

    Non capisco il fatto di tirare in ballo la variazione femminile (e chiedermi se l’abbia studiata, sic) giacché non l’ho proprio menzionata. Comunque convengo sull’accompagnamento. Circa «le altre» variazioni di cui a suo dire io avrei scritto eccetera, ancora continuo a non comprendere di cosa stia parlando: l’unica menzione ad una variazione nell’intero articolo è a quella di Conrad. L’ultima frase non l’ho capita, ma considerato il contesto, va bene così.

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