Arena Sferisterio di Macerata: “Tosca”

Macerata, Arena Sferisterio – Stagione Lirica 2014
“TOSCA” 
Melodramma in tre atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma “La Tosca” di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini
Floria Tosca SUSANNA BRANCHINI
Mario Cavaradossi 
LUCIANO GANCI
Il barone Scarpia
 MARCO VRATOGNA
Cesare Angelotti 
MASSIMILIANO CATELLANI
Il sagrestano 
ROBERTO ABBONDANZA
Spoletta 
SILVANO PAOLILLO
Sciarrone 
GIACOMO MEDICI
Un carceriere FRANCO DI GIROLAMO
Un pastore ILARIA FRENQUELLI/EMILY GATTARI
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Direzione Eun Sun Kim
Maestro del Coro Carlo Morganti
Coro di Voci bianche Pueri Cantores “D.Zamberletti” diretti da Gian Luca Paolucci
Regia Franco Ripa di Meana
Scene Edoardo Sanchi
Costumi Silvia Aymonino
Light designer Fabio Barettin
Nuovo allestimento
Macerata, 25 Luglio 2014  

Se “l’opera è donna” come recita il titolo di questa cinquantesima stagione lirica allo Sferisterio di Macerata un dramma come quello di Tosca non poteva certo mancare. Le scene di Edoardo Sanchi e la regia di Franco Ripa di Meana, già noti per allestimenti molto discussi (tra questi una Tosca a Caracalla del 2009) non hanno certo deluso tutti coloro che desideravano vedere un impianto scenico e registico al di fuori degli schemi di tradizione.
Una Stadia Topografica coronava le scene dello Sferisterio e su questa si muovevano enormi stampe fotografiche via via rappresentanti immagini di Roma ma in spazi temporali differenti. La Roma del 1800 nel primo atto, il secondo atto i primi del 900 (anno della prima rappresentazione) ed il terzo atto il ventennio fascista sino a sfociare nel finale dell’opera ai nostri giorni. Si aveva dunque come l’impressione che l’elemento temporale si unisse all’asse dello spazio e del luogo creando una dimensione fissa ed alienante. Tutti i personaggi seguivano le evoluzioni temporali degli eventi grazie anche ai bellissimi costumi di scena di Silvia Aymonino che a poco a poco venivano con coerenza scelti a seconda del periodo storico rappresentato. All’interno di questa contorta ma affascinante struttura registica Tosca, vestita con un unico abito uguale in tutti gli atti non rappresentava più se stessa ma il concetto assoluto ed astratto di un certo tipo di femminilità. Il suo dramma è il dramma assoluto di un modo solo femminile di vivere certe esperienze affettive, senza tempo, senza spazio e senza luogo definibile. Compreso se non accettato questo percorso alquanto articolato e non sempre ben gestito, è chiaro ed evidente che rispetto alla musica ed al libretto abbiamo più di una volta notato discutibili forzature.
Cercare di rappresentare un dramma operistico in chiave concettuale non è certo facile, ma si dovrebbe apprezzare comunque il tentativo di pensare e fare teatro in maniera meno standardizzata.
Purtroppo il risultato finale di questo allestimento non è stato molto ben accolto dal pubblico della prima che ha salutato regista e scenografo con fischi e boati poco conosciuti storicamente allo sferisterio.Ciò che è mancato è stato forse una certa coerenza e facilità di lettura: tantissimi concetti interessanti via via proposti (anticlericalismo, tirannia ed imperialismo, machismo e perversione, massificazione e globalizzazione)ma non sempre ben sviluppati. Su tutti il virtuale lancio di Tosca dalle mura di Castel Sant’Angelo allorché la protagonista non si lancia ma viene completamente avvolta dai numerosi turisti accorsi per vederne il corpo e scattare foto da postare chissà in qualche social network. Tosca centrata da un mirino di un cecchino è ciò che intuiamo nell’ultima immagine di scena che viene srotolata sul fondo del muro dell’arena.
Coerentemente all’impianto registico si muovevano le luci di Fabio Berettin, taglienti e sempre ben centrate. Dirigeva l’Orchestra Filarmonica Marchigiana una diligente ed appassionata Eun Sun Kim. La sua una direzione molto attenta e straordinariamente appassionata. Attacchi sempre puliti e ricchi di vibrante emozione in crescendo di grandissima musicalità. Una tenuta musicale sempre di grande livello ed un eccellente rapporto con le voci. Una prova la sua di grandissima professionalità supportata da un più che evidente talento.
Susanna Branchini (Tosca), ha delineato un’emozionante interpretazione per qualità vocali e drammatiche oltre che per una bella presenza scenica. Il soprano romano ha voce piena, risonante, sempre sicura in tutta la gamma e si avvale di un buon fraseggio senza mai eccedere o forzare in facili eccessi.
Luciano Ganci (Mario Cavaradossi) è indubbiamente un giovane tenore di grandissimo livello e con un raro quanto impeccabile senso musicale. Ha affrontato il suo debutto nel ruolo con l’impetuoso slancio della sua bella e raffinata vocalità, con il giusto uso dei portamenti ed un eccellente controllo del fiato. Ha onorato i momenti della scrittura da “la vita mi costasse” a “Vittoria” con acuto sfoderato e tenuto come da tradizione, ma ha saputo affrontare allo stesso tempo “E lucevan le stelle”, la celebre romanza, con mezze voci quasi a fior di labbro. Il giusto connubio di forza e dolcezza. Il suo fraseggio infine morbido e variegato ha regalato al personaggio quelle sfumature caratteriali che si riconoscono in questo eroe pucciniano dando risalto non solo al lato drammatico.Bravo.
Il baritono Marco Vratogna (Scarpia) ha una voce timbricamente interessante se non fosse che nel registro acuto ha mostrato qualche opacità e sembra perda un pò di appoggio. La sua interpretazione del sadico barone è stata indubbiamente buona e dalla sua una presenza scenica sempre presente che trova come punto massimo a livello di espressività la registicamente stravagante scena nel secondo atto dove indossando dei guanti di pelle e brandendo un manganello si appresta a violentare Tosca appena ammanettata (sic est).
Bravi i comprimari tra i quali spicca per voce e fraseggio il Sagrestano di Roberto Abbondanza e Silvano Paolillo (Spoletta). Bene Giacomo Medici (Sciarrone), Massimiliano Catellani (Angelotti) e Franco Di Girolamo (Carceriere).
Sempre molto attento ed efficace il Coro Lirico Marchigiano “V.Bellini” diretto dal Maestro Carlo Morganti.
Il pubblico ha saputo premiare i cantanti tutti con applausi sinceri sebbene non troppo calorosi.

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