Cristina Deutekom (1931-2014):”In Vienna”

Carl Zeller: “Lippizaner Kaiserin” (“Der Vogelhändler”), Carl Michael Ziehrer:”Mich freut’s, dass ich mich  freu’ ” (“Die Landstreicher”), Johann Strauss II: “Accelerationen”,op.234, “Einmal nur im Leben” (“Liebeslieder”); Josef Strauss: “Wenn’s auf der Welt noch Wunder gibt” (“Mein Lebenslauf ist Lieb’und Lust”), Johann Strauss II:”Pester Csards”op.23, “Wo die Zitronen blüh’n” op.364; Josef Strauss: “Sphärenglänge” op.235; Johann Strauss II:”Wiener Waldlerchen”, “Liebes Walzer”. Bonus Tracks – Felix Mendelssohn Bartholdy:”Hark the herald angels sing”;  Franz Gruber:”Silent Night”, Traditional:”Es ist ein Ros entsprungen”; Johann Sebastian Bach-Charles Gounod:”Ave Maria”; Traditonal:”What child is this” (Greensleeves), “Adeste fideles”, Wolfgang Amadeus Mozart:”Ave Verum” K.618. Wiener Volkoperorchester, Franz Allers (direttore) – Opera Orchestra; Harry van Hoof. (direttore). T.Time: 79.07.Registrazioni: Vienna, Musikverein, febbraio 1971 (“In Vienna”), CTS Londra, 1990 (Bonus Tracks). 1 CD Decca 0289 480 8152 3 
Ripubblicato dalla Decca nella collana Most Wanted Recitals! Questo CD dedicato al soprano olandese Cristina Deutekom, scomparso il 7 agosto scorso – fra i maggiori soprani coloratura del Novecento – consta di due parti nettamente distinte e poco armonizzate fra loro sia come scelte di repertorio sia come cronologia di incisione.
La prima parte, quella che da il titolo all’intero CD, “In Vienna” presenta una selezione di arie da operette e di walzer della famiglia Strauss e di compositori lori prossimi incisa nel 1971 – quindi all’apice dei mezzi vocali della cantante – con l’orchestra della Wiener Volksoper diretta da Franz Allers, protagonista di una prova maiuscola per vivacità, brio, gioco di colori e totale e innata famigliarità con questo repertorio.
La Deutekom è sempre stato un soprano di coloratura in qualche modo atipico in cui i tratti tipici di questo tipo di vocalità – agilità, facilità a salire alle tessiture più estreme, squillo degli acuti – si fondono ad un corpo vocale ampio e sculture, ad un volume in vero ragguardevole per questa tipologia vocale che porta ad acuti non solo sicuri e squillanti ma imponenti e ricchi di suono e ad una pienezza nel settore medio-grave che tende quasi ad assimilarla ad un soprano drammatico di agilità.
Se proprio si vuole trovare un limite alla Deutekom dei primi anni ’70 questo sta sicuramente nell’approccio decisamente personale ad alcuni elementi del canto di coloratura, specie quelli eseguiti a maggior velocità, in cui si assiste ad una tendenza a scivolare verso forme proprie del canto popolare come lo jodler tirolese. Tra i brani della presente incisione è probabilmente l’aria “Lipizaner Kaiserin” da “Der Vogelhändler” di Carl Zeller quella a risentirne particolarmente ma anche nella “Pester Cszardas” op. 23 di Johann Strauss si nota una contrapposizione fra la prima parte lenta dove la solenne ampiezza del canto della Deutekom emerge con insolita efficacia e la seconda dove si percepisce qualche difficoltà nei passaggi più rapidi di coloratura.
Negli altri brani dove la coloratura è più distesa la Deutekom non ha sostanziali difficoltà e riesce a cantare al meglio mettendo in evidenza le sue non comuni qualità vocali unite ad uno spirito spumeggiante e leggero perfetto per questi brani. Esemplare al riguardo l’aria “Wenn’a auf der Welt noch Wunder gibt” da “Mein Lebenslauf ist Lieb’und Lust” di Josef Strauss in cui il ritmo vorticoso della musica si unisce ad un canto virtuosistico ma non estremo nelle sue scansioni che permette alla voce della Deutekom di rifulgere al meglio. Considerazioni analoghe valgono per lo spumeggiante walzer “Mich freut’s, dass ich mich freu” da “Die Landstreicher” di Carl Michael Ziehrer.
Abbiamo quindi alcuni walzer riadattati per il canto – gli arrangiamenti sono a cura di Walter Kalischnig, Janne Fuchs e Max Scönherr – e non mancano di suggestione riuscendo ad evocare bene le atmosfere di quella Vienna di fine secolo ed essendo adattati per i mezzi della cantante ne mettono in evidenza gli aspetti migliori evitando di insistere su quelli meno convincenti come nel caso di “Accelerationen” op. 234 dove anche quando il ritmo del brano si fa vorticoso le colorature non sono troppo fitte e rapide e permettono alla Deutekom di arrivare al fondo in pieno slancio proponendosi in un acuto di imponenza e luminosità in vero notevoli mentre l’incantevole barcarola di “Sphärenklänge” op. 235 con il suo ritmo ipnotico e cullante su cui il canto della Deutekom si sviluppa con sericea dolcezza non può non incantare l’ascoltatore.
La seconda parte del programma lascia maggiori dubbi, la necessità di occupare maggior spazio ha infatti portato gli editori ad optare per un recital molto successivo (la registrazione è del 1990) e basato su un repertorio di brani sacri e popolari che in nulla si lega con la parte precedente. Gli anni passati hanno lasciato non poche tracce sulla voce della cantante, e se il registro centrale mantiene ancora una certa robustezza e pienezza di suono gli acuti si sono come prosciugati e la voce ha risonanze quasi infantili inoltre i limiti sul canto di coloratura si sono ancor più evidenziati compromettendo pesantemente la riuscita di alcuni brani.
La cantante non è poi certo aiutata dalla direzione d’orchestra e sarebbe difficile a pensare a contrasto più notte fra la brillantezza e la vivacità dei viennesi e l’anonima pesantezza della Opera Orchestra cui contribuisce non poco la direzione Harry van Hoof con tempi spesso slentati e catatonici al limite del soporifero.
Alcuni brani che insistono maggiormente nel settore centrale e non presentano particolari difficoltà come il corale sacro di Mendelsshon “Hark The Herald Angels Sing” o la canzone popolare “Est Ist Ein Ros Entsprungen” risultano nel’insieme ancora godibili mentre nell’”Ave Maria” di Bach-Gounod le difficoltà vocali sono più evidenti. “Stille nacht” di Gruber – per altro eseguito nella traduzione inglese “Silent night” cosa di per se già dubbia in un cd dal titolo “In Vienna” – risulta persino difficile da valutare vista l’insostenibile lentezza della direzione. L’”Ave verum” di Mozart posto in chiusura del programma testimonia di contro solo delle difficoltà della cantante, ormai messa pesantemente alla corda dai passaggi virtuosistici della scrittura mozartiana con il risultato di una lettura decisamente deludente. Si sarebbe fatto miglior omaggio alla Deutekom integrando con il cd con qualche estratto da altre produzioni registrate negli anni migliori della sua carriera piuttosto che proponendo questi brani stilisticamente incoerenti e decisamente troppo tardivi.

 

 

 

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