Peeping Tom, “Vader”

Reggio Emilia, Teatro Ariosto, Festival APERTO 2014
Peeping Tom
“VADER”
regia Franck Chartier
assistenza registica e drammaturgia Gabriela Carrizo
danza e creazione Leo De Beul, Tamara Gvozdenovic, Hun-Mok Jung, Simon Versnel, Maria Carolina Vieira, Brandon Lagaert, Yi-Chun Liu, con il supporto di Eurudike De Beul
assistenza artistica Seoljin Kim, Camille De Bonhome
composizione sonora e arrangiamenti Raphaëlle Latini, Ismaël Colombani, Eurudike De Beul, Renaud Crols
missaggio audio Yannick Willox
luci Giacomo Gorini e Peeping Tom
costumi Peeping Tom
scene Peeping Tom e Amber Vandenhoeck
costruzione scene KVS-atelier, Filip Timmerman, Amber Vandenhoeck
Reggio Emilia, 11 ottobre 2014

Primo episodio di una nuova trilogia, che stavolta sarà incentrata sulle figure famigliari, “Vader” (Padre), e poi sarà la volta, presumibilmente, di Madre e Figlio, è ambientato in una casa di riposo per anziani. Un povero vecchio, mezzo infermo ma dal talento artistico musicale ancora brillante (che canta e suona Feelings), è qui parcheggiato a forza, per i week end, dal figlio cinquantenne che da lui si congeda con la promessa di passare a riprenderlo il lunedì. Ci troviamo in un ospizio, quindi introdotti nella sala principale di quest’ultimo ritrovo di belle e tristi anime, e assistiamo al solito giro di rituali nel refettorio – sala da ballo, in cui gli ospiti mangiano tutti insieme e si intrattengono. Tutto qui.
Probabilmente i Peeping Tom, grazie ai larghi benefici e ai patrocini nel loro paese d’origine e nei Paesi Bassi, si sono orientati nella divulgazione dell’arte della danza con generosa attività di corsi e workshop a tal punto da tradurla in una missione: portare in scena il disagio e le problematiche esistenziali. Si tratta di una compagnia che come pochissime ha un seguito di affezionati che possono vantare la partecipazione a dei laboratori teatrali ad hoc, delle masterclass impostate su un lavoro di ricerca che va dalla danza alla teatralità, che sta tra il movimento e l’espressione artistica.
Peeping Tom, Reggio Emilia 2014 1Fa bello poter pensare che la danza, intesa in questo caso nella sua essenzialità di gesto e movimento, possa assolvere ad un uso terapeutico. Gli spettacoli di Peeping Tom sono infatti delle rappresentazioni teatrali, dove si suona, si canta e si recita, mentre la danza è solo performance individuale, manifestazione di una personalità che si esprime, che mostra il suo mondo interiore e parallelo, quel mondo che cerca di sopravvivere pur se alienato dalla routine quotidiana.
Se inteso per questo nobile intento, allora il teatro danza di Peeping Tom ha plauso d’esistere, altrimenti potrebbero prendere spazio le critiche che in “Vader” non si è vista una regia capace di coniugare il gesto del singolo, e i movimenti del gruppo, per fare della coreografia; che le loro performance più belle e per le quali sono famosi, come “la camminata quadrupede alla Linda Blair ne L’esorcista”, non trovano più il loro spazio, non costituiscono significato, se fini a se stesse e rimangono un colpo (di teatro) d’effetto. Per cui le torsioni e le contorsioni dei ballerini, alla “nastro di Möebius”, non fanno più parte della rappresentazione drammatica.
D’accordo, si potrebbe decodificare il movimento asincrono delle scope manovrate dagli innumerevoli inservienti (figuranti di Reggio Emilia) per la pulizia dell’ospizio, con il voler significare lo sgombero della coscienza del figlio da qualsivoglia rimorso per l’abbandono del genitore alle cure altrui. Invece quel che si è visto era più simile al movimento scoordinato delle comparse che impersonano i matti rinchiusi in una clinica nel film “Trauma” (Dario Argento, 1993).
Peeping Tom, Reggio Emilia 2014 1“Vader” è orfano della danza, ma anche della storia, per cui i sopratitoli sono risultati davvero superflui, veramente insignificanti per l’assenza assoluta di intreccio narrativo, addirittura imbarazzanti per la traduzione di semplice comunicazione fàtica.
Ora non andiamo a scomodare né l’iperrealismo, né il surrealismo perché le ambientazioni dei Peeping Tom, sembra ora chiaro, non hanno questa importanza e preminenza come si credeva. Neanche più simboliche sono le figure che si muovono in questa sala al di sotto di un’orchestrina che ha un falso gusto retrò.
Un vero peccato aver mancato l’occasione per assistere a quelle straordinarie performance ripetute e ossessive, a quei colpi di scena carichi di suspense visti in “A Louer” e in “32 rue Vandenbranden” (Festival Fies, Dro TN). Foto Anceschi

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