Teatro Comunale di Sassari: “Carmen”

Teatro Comunale – Stagione Lirica 2014
“CARMEN”
Opéra-comique in quattro quadri su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet
Carmen NINO SURGULADZE
Micaëla GABRIELLA COSTA
Frasquita FRANCESCA TASSINARI
Mercédès FRANCESCA PIERPAOLI
Don José ORLANDO NIZ
Escamillo VALDIS JANSONS
Il Dancaïre GREGORY BONFATTI
Il Remendado MANUEL PIERATTELLI
Zuniga CARMINE MONACO
Morales FRANCESCO SOLINAS
Orchestra dell’Ente concerti Marialisa de Carolis
Coro dell’Ente concerti Marialisa de Carolis e Voci bianche della Corale Canepa
Direttore Benjamin Bayl
Maestro del coro Antonio Costa
Maestro Coro delle voci bianche Salvatore Rizzu
Regia Andrea Cigni
Scene Dario Gessati
Costumi Lorenzo Cutùli
Disegno luci Fiammetta Baldiserri
Coreografia Giuseppe Lorenzo Badagliacca
Nuova produzione dell´Ente Concerti ´Marialisa de Carolis´
Sassari, 12 ottobre 2014

Si alza il sipario a Sassari sulla 71esima stagione lirica organizzata dall’Ente Concerti “Marialisa de Carolis”, una stagione che, modificata in itinere a causa del notevole ridimensionamento dei finanziamenti regionali e privati, ha perso la Salomè, il progetto sicuramente più interessante in occasione dei 150 anni dalla nascita di Richard Strauss: mai eseguita nel territorio, avrebbe costituito una novità gradita in una programmazione sbilanciata sul solito repertorio. A proposito di anniversari, spesso utilizzati come occasione nelle varie stagioni passate, colpisce sicuramente l’assenza dal cartellone di qualunque cosa possa ricordare il sassarese Luigi Canepa che, scomparso nel 1914, è stato sicuramente il più importante compositore operistico sardo, fondatore delle varie scuole civiche di musica e società di concerti da cui proprio il de Carolis discende direttamente. Legittimo chiedersi quindi se non sarebbe stato meglio avere una Carmen o una Madama Butterfly in meno e ricordare una figura fondamentale per la storia musicale della città e della Regione.
La Carmen di apertura si è rivelata comunque un’edizione non priva d’interesse, soprattutto per la protagonista, una splendida Nino Surguladze, e il nuovo allestimento con la regia di Andrea Cigni. L’idea di base appare quella di depurare sia la scena sia la recitazione da tutti i manierismi legati nell’immaginario collettivo all’ambientazione dell’opera, trasferendo e interiorizzando in una dimensione più intimista gli aspetti di sottile ambiguità presenti nei personaggi. Ovvio quindi tralasciare e far passare in secondo piano gli aspetti più chiaramente legati all’influenza del grand opéra che, pur presenti, appaiono stilizzati e anti naturalistici, come in un racconto onirico.
L’impianto scenico di Dario Gessati risolve brillantemente in questo senso l’ambientazione dei quattro atti con una scenografia indicativa, costituita da tre grandi elementi variamente orientabili nello spazio, capace di suggerire con estrema essenzialità i vari luoghi deputati ma creando anche un bell’impatto visivo. Solo il rivestimento di tali elementi, costituito da una riproduzione delle tradizionali “azulejos”, rivela l’ambientazione iberica o comunque mediterranea. In particolare la prima scena nella locanda del secondo atto, dove uno degli elementi diventa il grande tavolo attorniato dagli avventori su cui Carmen danza, sembrerebbe una citazione della celebre coreografia di Béjart basata sul Bolero di Ravel, non a caso il più grande compositore francese influenzato dall’esotismo spagnolo. Con un simile impianto scenico diventano fondamentali i bei costumi di Lorenzo Cutùli che collocano l’azione apparentemente nel periodo della Grande Guerra (giustificando così l’omaggio nelle divise della storica Brigata Sassari) e il disegno luci di Fiammetta Baldiserri dove predominano i toni lividi e scuri con l’eccezione dell’attacco nell’ultimo atto. I movimenti dei personaggi, aiutati dai dialoghi parlati, sono assolutamente coerenti con l’idea centrale di tutto l’allestimento e appaiono spesso stilizzati, preferendo alludere e suggerire anche dove magari si è abituati a un maggiore meccanicismo scenico, come nell’elegante scena del duello. Il determinismo oscuro della vicenda diventa quindi un movimento ineluttabile verso un destino chiaro a tutti, dove l’unico moto di ribellione è costituito dalla lucida follia di Don José. Tutto bello e coerente, a parte gli intermezzi scenici costruiti con dei figuranti sopra l’esecuzione degli entr’acts strumentali e del preludio iniziale, francamente superflui e un po’ didascalici.
Nino Surguladze è l’interprete ideale per una tale visione di Carmen: vocalmente morbida e sontuosa, senza problemi in ogni zona del proprio registro, risolve impeccabilmente, e con fluidità e finezza di recitazione assolutamente ammirevoli, tutte le perle musicali del ruolo. Anche perché evita il ricorso a tutti i volgari stereotipi che normalmente tendono a disegnare una figura da matura seduttrice, senza manifestare la freschezza quasi adolescenziale e affettivamente immatura più aderente al personaggio. Bellissimo in particolare il suo quarto atto, grazie anche a una regia che ha saputo valorizzarne l’aspetto quasi rituale.
Orlando Niz è un Don José inevitabilmente più debole e sfocato, ma in realtà ben calato nel suo ruolo subordinato. La vocalità è lucente e virile ma tecnicamente risente di una certa disomogeneità nel passaggio che non avviene sempre in maniera fluida e non rende facile la smorzatura dei suoni. “La fleur que tu m’avais jetée” è comunque un momento notevole ed è rilevabile, nel procedere dell’opera, un evidente miglioramento del cantante e dell’interprete: anche per lui sicuramente interessante il quarto atto, dove il taglio folle del personaggio è reso con economia di mezzi e un’evidente forza espressiva.
Un po’ più in secondo piano la Micaela di Gabriella Costa che comunque, grazie a un timbro fresco e chiaro, definisce in maniera logica il personaggio forse più ingrato dell’opera, riuscendo anche a trovare gli accenti necessari nel terzo atto. La parte di Escamillo è nel complesso ben interpretata da Valdis Jansons: ma probabilmente il ruolo avrebbe richiesto un maggior peso vocale, specialmente nel registro grave, e una generale caratterizzazione con maggior personalità. Francesca Tassinari e Francesca Pierpaoli danno un vivace rilievo ai personaggi di Frasquita e Mercedes e in media positivo e puntuale è l’apporto di Carmine Monaco, Francesco Solinas, Gregory Bonfatti e Manuel Pierattelli nei ruoli di Zuniga, Morales, Dancairo e Remendado. La direzione musicale merita un discorso a parte. Benjamin Bayl ha buone idee e una tecnica sicura che dimostra specialmente in un ottimo controllo dei fraseggi e delle agogiche tendenti generalmente a tempi abbastanza tranquilli. Efficace, ad esempio, l’inizio del secondo atto dove la Chanson Bohème inizia con un tempo insolitamente calmo per enfatizzare maggiormente il successivo accelerando. Però sono evidenti gli scarti ritmici tra orchestra e palcoscenico nei numeri più complessi, e comunque appare spesso presente nelle scene collettive una preoccupazione all’insieme che toglie spontaneità all’azione. La zuffa delle zingare, il difficile quintetto, il coro all’inizio del quarto atto, per citare alcuni casi evidenti, sono numeri molto delicati che richiederebbero lunghe prove specifiche per avere la necessaria fluidità e precisione. L’orchestra dell’Ente suona bene e risolve le insidie dell’intonazione, ma anche nella genericità delle dinamiche e degli equilibri è evidente il poco tempo a disposizione per una vera e propria concertazione. Complessivamente buona la prova del coro dell’Ente concerti preparato da Antonio Costa, più solido nelle batterie femminili e con una maggior fusione e compattezza nelle belle mezze voci rispetto alle sonorità più robuste. Apprezzabile anche l’apporto delle voci bianche della Corale Canepa, istruite da Salvatore Rizzu, che riesce a dare buona vivacità al celebre coro dei monelli. Il pubblico della recita pomeridiana domenicale ha applaudito soprattutto l’interprete principale ma ha mostrato, pur senza grandi entusiasmi, una generale buona disposizione verso tutti gli aspetti dello spettacolo.

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