Steven Mercurio e Lara St. John con l’OSN RAI a Torino

Torino, Auditorium RAI “Arturo Toscanini”, Stagione Concertistica 2014-2015
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Direttore Steven Mercurio
Violino Lara St. John
Steven Mercurio: Mercurial Overture
John Corigliano: Concerto per violino e orchestra The Red Violin
Aron Copland: Appalachian Spring, Suite dal balletto per Martha [Graham]
Leonard Bernstein : On the Waterfront, Suite sinfonica dalle musiche per il film Fronte del porto
Torino, 27 novembre 2014

Steven Mercurio torna a Torino per proporre all’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI un concerto tutto “americano”, dal programma certamente ben predisposto. C’è un brano d’apertura in prima esecuzione a Torino, composto dal direttore stesso; c’è poi una talentuosissima virtuosa canadese che suona un violino Guadagnini del 1779 (il “Salabue” di Torino, donato da un anonimo mecenate e dalla Heinl & Co. di Toronto); a coronare la serata ci sono i nomi di Copland e di Bernstein (di quest’ultimo Mercurio è stato allievo); insomma c’è tutto quel che dovrebbe preparare un importante avvenimento musicale. E invece il risultato non è pienamente soddisfacente, si resta quasi con l’aspettativa del pezzo che riscatti l’intero concerto, un po’ per la debolezza qualitativa dei primi due titoli, un po’ per il poco mordente che Mercurio imprime all’orchestra.
Composta nel 1999 ed eseguita per la prima volta a Oslo in onore dell’organizzazione “Medici senza Frontiere”, quell’anno vincitrice del Premio Nobel per la Pace, la Mercurial Overture inizia con una solenne fanfara di corni e di ottoni, assomigliando alla sigla dei titoli di coda di un kolossal hollywoodiano fuori tempo massimo. Del resto, se Mercurio voleva che fosse «divertente da dirigere, piacevole per l’orchestra da suonare» e che offrisse «al pubblico un’esperienza musicale gratificante», l’ouverture Mercurial può passare per una sorta di inno degli spiriti mercuriali, «che son stati attivi / perché onore e fama li succeda».
Se il pezzo di Mercurio suggerisce il cinema, il concerto The Red Violin di John Corigliano junior costituisce musica appositamente composta per l’omonimo film di François Girard (Canada 1998), con qualche inserzione successiva, finalizzata a trasformare l’iniziale colonna sonora in un concerto in quattro movimenti (decisamente troppo lungo!). Nella Chaconne d’apertura sono evidenti le reminiscenze del concerto per violino di Sibelius, in una sorta di tardo Romanticismo applicato al cinema contemporaneo. Lara St. John esegue a memoria, differenziando molto bene i piani sonori della partitura: il suono nitidissimo, pulito, omogeneo del suo violino è un piacere per l’ascolto, sebbene il timbro resti talvolta leggermente acerbo. Da ottima conoscitrice di Bach, la solista mantiene spesso in evidenza l’ispirazione della musica di Corigliano, come nel II movimento (Pianissimo Scherzo). Ma, a dispetto dell’accuratezza con cui violinista e direttore lavorano, il risultato complessivo del concerto non convince: ascoltare musica da film senza film è come assistere alla recitazione del testo di un libretto per musica senza canto e senza orchestra; può anche essere molto interessante, però l’effetto artistico è dimidiato. Soprattutto nel movimento conclusivo (Accelerando Finale) si percepisce quel sensazionalismo musicale che denuncia un tipico gusto americano per tratti espressivi marcati, in cui si alternano violenza e grottesco, ritmo incalzante e suspense angosciosa. Sarebbe riduttivo e superficiale parlare di “americanata in musica”, ma la tentazione è forte … Eppure, una parte del pubblico applaude con grande e prolungata convinzione (non così tanto, comunque, da indurre Lara St. John a concedere un bis).
Dopo l’avvio aurorale, nell’Appalachian Spring dovrebbero dominare le carature cromatiche e la brillantezza del suono; Mercurio tende invece a essere un po’ smorto nell’equilibrio generale, e a non soffermarsi neppure sull’afflato religioso di fondo; il suo è un Copland esangue e gemebondo, e non ottimistico come dovrebbe risultare. Coinvolgimento maggiore è nella musica di Bernstein, che con la sua varietà strumentale ridesta le capacità espressive del direttore (sempre di musica per film si tratta, ma qualche differenza tra Corigliano e Bernstein c’è …). On the Waterfront, realizzata nel 1954 per il film di Elia Kazan, risulta quindi la pagina meglio riuscita di tutto il programma. Nel nome del maestro, infine, Mercurio suggella il concerto presso l’Auditorium “Toscanini”, ricordando che nel 2015 cadranno i venticinque anni dalla morte di Bernstein; quindi attacca il Mambo da West Side Story. Un guizzo di felice vitalità cubana riesce sempre a risollevare tutto.

 

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